Pensieri

Nahui

24.01.2022
“Siamo le milizie del vento nelle sabbie dell’esilio. Ripensando alla mia vita, ho la sensazione di essere stata sabbia trasportata dal vento, anche se in ogni situazione mi sono illusa di cavalcare il destino, di imprimergli la direzione, di imporgli la mia volontà… Un’illusione, ora lo so. Ho agito d’istinto, ma non è forse la stessa cosa che lasciarsi andare al destino? Chissà. Esilio.
Ecco, come definirei questi tanti, troppi anni di attesa. In esilio si vive sospesi. Non c’è un termine alla condanna, un giorno, un mese e un anno stabiliti, solo un’interminabile attesa che qualcosa cambi, nella consapevolezza che non ritroverai nulla come lo ricordavi. Ho aspettato senza sapere cosa. Tempo che scorreva nell’esilio di me stessa….Tempo speso nella memoria, mai nel presente. Tempo dedicato agli assenti. Ai morti. Sono tutti morti, milizie del vento nelle sabbie dell’esilio, l’esilio estremo, e io, sopravvissuta malgré tout, non ho avuto la fortuna di spegnermi quando ancora brillavo di luce pura.
Ho conosciuto tanti paesi, ho spesso vissuto lontana dalla mia terra e ogni volta ho avuto la conferma che altrove sono pieni di cadaveri ma non c’è il senso della morte… Gli altri sono circondati da morte, ma non accettano che essa sia presente in ogni istante della vita, si nutrono di morte ma la rifiutano come idea, come condanna del nascere e del vivere, come ineluttabile fine di qualsiasi cosa facciamo… Tutto ha fine, ma noi messicani ne siamo più coscienti, ecco perché viviamo con maggiore intensità: mentre gli altri sopravvivono nella paura di morire, noi assaporiamo il dono di un giorno, di un istante e mañana non esiste, qui e adesso è la vita e mañana quien sabe. Dicono che siamo innamorati della morte, ma non è vero: la rispettiamo e il rispetto fa parte dell’amore…ma non lo esaurisce. Per noi il passato non passa finché la memoria non si spegne, per noi la vita nasce dalla morte perché il frutto deve cadere e il seme disseccarsi se vuole poi germogliare, dunque la morte dà la vita. Noi non ridiamo della morte, ridiamo con la morte. Malgré la mort. A pesar de la muerte.
Non ho rimpianti. Non farei altro che ciò che ho fatto. E amerei gli stessi cabrones che ho amato, perché finché è durato l’amore non ho avuto il tempo di chiedermi come si sarebbero comportati un domani. E amerei gli stessi caballeros perché per quanto effimera sia stata l’emozione e per quanto crudele il distacco, la morte che me li ha tolti non mi ha strappato Dio certo il ricordo, né ha potuto annullare il vissuto.
Perché l’amore che ho vissuto non me lo può togliere nessuno, neppure tu, Pelona, La Gran Calavera Sonriente, elegante catrina scarnificata che ti presenti agghindata come se stessi per portarmi a una festa da ballo, l’ultimo giro di danzòn, tu che stai raggelando le mie gambe, queste gambe un tempo splendide, tu che stai rallentando il mio cuore, questo cuore un tempo ardente, tu che stendi un velo opaco sui miei occhi, questi occhi che hanno sfidato i pittori a trovare l’alchimia che mescolasse la luce ai colori, tu che mi aliti sulla bocca, questa bocca che ha baciato e divorato la vita senza risparmio, senza freni, senza timore degli sguardi altrui…
Non sei tu che mi porti via, Pelona. Sono io che mi abbandono tra le tue braccia leggere, e mai abbraccio mi è sembrato più delicato…Io, che ho offerto questo corpo agli abbracci di tanti, senza che nessuno potesse trattenerlo.
Sento la stanchezza che svanisce, sento la serenità che non ho mai provato né anelato. Ahora sì, Pelona: il sole è alto in cielo e io non ho più voglia di fissarlo, di sentire il peso di doverlo accompagnare nel suo cammino….
Mañana, el sol tendrá que caminar solo

Carmen Mondragon, in arte Nahui Olín (1893-1978), pittrice, poetessa, modella, musa di molti artisti

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In basso: tre opere di Nahui Olìn

 

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