Linguaggi

I sonetti delle donne perdute

26.01.2022

“I sonetti delle donne perdute” è il titolo di una plaquette la cui autrice è Adriana Ferrarini, che ha affidato alla poesia le storie dolorose di donne di cui ormai è rimasta solo la foto sul giornale. Storie di violenze, di atrocità, di femminicidi. La Fonte da cui abbiamo tratto le poesie è golemfemmina.wordpress.com

 

Ofelia B, di 28 anni
8 marzo 2014, Gualdo Tadino

Non c’era salice, né viole e rose
sullo specchio delle acque, né un boschetto
non c’erano ruscello né laghetto
e io non avevo il velo delle spose.

C’erano solo lenzuola odorose
di camera d’albergo, un rubinetto,
un lavandino l’abat-jour, il letto
e un bicchiere con dentro le mimose.

Poi c’era la sua rabbia e un coltello
e il sangue rosso come una camelia
intorno a me per terra s’allargava.

Non c’era nulla di poetico e bello
in quella camera che s’oscurava,
solo il mio nome, solo Ofelia.

********

Hina S. 20 anni
11 agosto 2006, Zanano di Sarezzo

Piangete stelle del cielo, piangete
fiori di campo, e voi, onde del mare
giorno e notte piangete fino a lavare
con le lacrime il sangue che, vedete,

dal mio corpo zampilla, senza quiete.
Piangete insieme a me per cancellare
l’ombra di un padre assassino e ridare
al mondo pace e bellezza, se potete.

Erano in quattro: mio padre, lo zio
e con loro i mariti delle mie sorelle
ad attendermi al varco giù nell’orto.

Sei coltellate perché ero ribelle,
nove perché infedele al loro dio,
delle altre ho perso il conto e non sol il torto.

*************

Laura F., 36 anni
24 aprile 2008. Sedico

No. non è una collana di corallo
quella che ho attorno al collo, sul cuscino,
e non è un papavero né un ciclamino
quel rosso sul lenzuolo di sangallo.

Dormivo e sognavo di essere a un ballo
quella notte che con un coltellino
mio marito divenne il mio assassino,
appena prima del canto del gallo.

Aveva grossi debiti di gioco
e per disperazione m’ha ammazzato
non sapendo più cosa e come fare.

Poi nel laghetto del Mis si è gettato.
Un giorno freddo con un sole fioco
tra le acque cupe l’han visto affiorare.

***********

Chiara B., 34 anni
8 luglio 2011, Carbonara

Azzurro il cielo, il mare uno splendore
quel giorno andavo al lavoro cantando,
quando lo vidi. Mi stava aspettando,
come un’anatra in volo il cacciatore.

Mi prese allora un profondo terrore,
tentai la fuga, cadendo, inciampando
ma lui rideva, i miei giorni straziando
in un abisso di rabbia e furore.

La mia colpa fu aver con lui chattato
per questo l’assassino da Piacenza
raggiunse Bari e mi braccò al mattino

armato di una spranga e pazienza.
Io lieta andavo incontro al mio destino
e lui nel sangue il mio volo ha fermato.

***********

Lenuta L., 31 anni
2 gennaio 2011, Ostellato

Buie fredde amare acque dove il mio
bel corpo fu gettato in pasto a trote
anguille e carpe e il tonfo ancora scuote
il cuore di una notte senza dio.

Gridò la nera terra dell’oblio
gridò il dolore in stridule note
e gridò il cielo delle stelle vuote.
Gridai aiuto, senza voce, io.

O buie fredde avare strade dove
il mio bel corpo davo in pasto a squali
e lenoni e perversi e alcolizzati,

Io, Madonna rumena di sfigati,
puttana ferrarese lungo i viali,
anima persa in un oscuro altrove.

Poesie di Adriana Ferrarini

************

L’immagine in evidenza è la copertina della plaquette “I sonetti delle donne perdute”

Lascia un commento