Linguaggi

Tanka

26.01.2022

Il tanka è un’antica forma di poesia che risale al secolo VIII e che non solo ha preceduto l’haiku, ma per lungo tempo è stata considerata come l’espressione più alta del  lirismo giapponese, tanto da  essere designata come waka, ossia come “poesia” per antonomasia. A differenza dell’haiku, il tanka è articolato in cinque versi (quinario, settenario, quinario, settenario, settenario) e, in passato, veniva spesso usato come una sorta di messaggio  che gli amanti o anche gli amici si scambiavano tra loro, talvolta legandolo ad un ventaglio o ad un ramo fiorito. Nel tempo, però, anche i  temi del tanka sono cambiati, abbandonando gli argomenti topici della cultura feudale per aprirsi a contenuti più vicini alla sensibilità delle diverse generazioni.

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Ōtomo no Yakamochi (718 – 5 ottobre 785)

 

“Bianche gocce di rugiada

sui pennacchi di canna

del mio giardino.

Potessi perforarle intatte…

Una collana per te.”

 

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“Primaverile,

di folti l’orto odora

fiori di pesco

una fanciulla sosta

nell’ombra rosea dolce.”

 

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“Soffio di brezza

nell’ora del crepuscolo

sul mio boschetto

di teneri bambù

quanto triste stasera.”

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Sakai Hōitsu, “Luna e prugne”

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Akiko Yosano (1878-1942)

“La mia giovinezza
è presso a finire
simile a una pianura docile
che, sùbita, spiombi
nel mare”

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“Amore o sangue?
tutta la primavera
è in questa peonia che mi ossessiona,
scende la notte, sono sola,
sola senza una poesia.”

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“Colombe
dal tetto della pagoda
i petali dei ciliegi cadono
nel vento di primavera –
scriverò la mia canzone sulle loro ali.”

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“Dopo il bagno
mi guardo nello specchio,
e, osservando il mio corpo,
sento che ancora rimane qualcosa
di ieri: un certo sorriso…”

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“Dopo il mio bagno
alla sorgente calda
questi vestiti
sono ruvidi alla pelle
così come il mondo”

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“Via Lattea:
a letto, con lui,
apro la tenda
e guardo come, all’alba,
si separano due stelle.”

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“Se qui adesso
ripenso al percorso
della mia passione
somigliavo a un cieco
senza paura del buio.”

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“Sebbene così fragile
e così breve l’amore,
ha sangue troppo giovane
questa ragazza, per bruciare
poesie di primavera.”

 

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“Per punire
gli uomini dei loro peccati infiniti
Dio mi ha dato
questa pelle chiara
questi lunghi capelli neri.”

 

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Haruyo Morita

 

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Makiko Kasuga (da “La nuca di Maitreya”)

 

“Seppure siano
curvati o ventilati
i suoi rami,
un olmo solo sta in piedi
sino alla fine del cielo.”

 

“Cadono le foglie
di ginkgo senza sosta,
scorrono in giallo!
Lucente, l’eclittica
splende lontano.”

 

“Nel cielo limpido
in cui abitava il suono
dell’anima,
mille foglie nuove frusciano
come uno sciacquio incessante.”

 

“Nel campo dove
i lunghi steli di tulipano
senza fiori
oscillano senza sosta,
sto guardando il vuoto.”

 

“S’agita l’acqua,
nel punto dove
s’alza la fiamma
sento tepore di mamma,
anche se lei non c’è più.”

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Ichiro Tsuruta

 

 

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Tsukamoto Kunio (1920-2005)

 

“Nella luce debole
della sera primaverile
il presentimento
che l’anima sia
una foglia dorata”
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“Mani che colgono rose
mani che impugnano fucili
mani nelle mani amate
mani sugli orologi che indicano
la venticinquesima ora”
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Mizuno Toshikata, “Contemplando una cascata”, 1893
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Huang Xiang (1941)
“Chi sono io?
Sono l’anima errante delle cascate.
Una poesia che vive nell’eterna solitudine.
Il mio canto alla deriva è il vagare dei sogni.
Chi mi ascolta è solo la quiete.”
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Ikkyū Sōjun, monaco zen (Kyoto, 1394 – Kyōtanabe, 1481)
“La mia vera dimora
non ha pilastri
e neppure un tetto:
pioggia non la bagna
vento non la abbatte.”
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“È un bene che nessuno mi faccia visita:
preferisco le foglie cadute e i fiori vorticanti
mia sola compagnia.
Sono soltanto un vecchio monaco:
vivo secondo la regola
del susino
appassito che d’improvviso esplode in mille germogli.”
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Fuzuki Yumi
“Vero e falso si mescolano,
in un cammino di ghiaia dai grani scintillanti.
(Cerca di accettarlo in qualche modo)
noi ancora per un po’ procederemo fianco a fianco
fino al crocevia dove le labbra si fermano.”
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Nell’immagine: Kajita Hanko, “Crisantemi bianchi”, 1905 circa

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