Il tanka è un’antica forma di poesia che risale al secolo VIII e che non solo ha preceduto l’haiku, ma per lungo tempo è stata considerata come l’espressione più alta del lirismo giapponese, tanto da essere designata come waka, ossia come “poesia” per antonomasia. A differenza dell’haiku, il tanka è articolato in cinque versi (quinario, settenario, quinario, settenario, settenario) e, in passato, veniva spesso usato come una sorta di messaggio che gli amanti o anche gli amici si scambiavano tra loro, talvolta legandolo ad un ventaglio o ad un ramo fiorito. Nel tempo, però, anche i temi del tanka sono cambiati, abbandonando gli argomenti topici della cultura feudale per aprirsi a contenuti più vicini alla sensibilità delle diverse generazioni.
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Mibu no Tadamine (889-948)
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Omoda Seiju, “Viti d’uva al chiaro di luna”

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Fujiwara no Michitsuna no Haha (935-995)
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Toshiaki Kato, “Lady Murasaki”

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Ōtomo no Yakamochi (718 – 5 ottobre 785)
“Bianche gocce di rugiada
sui pennacchi di canna
del mio giardino.
Potessi perforarle intatte…
Una collana per te.”
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“Primaverile,
di folti l’orto odora
fiori di pesco
una fanciulla sosta
nell’ombra rosea dolce.”
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“Soffio di brezza
nell’ora del crepuscolo
sul mio boschetto
di teneri bambù
quanto triste stasera.”
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Sakai Hōitsu, “Luna e prugne”

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Daini no Sanmi (999-1082)
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Foto di Erika Nagy

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Ikkyū Sōjun, monaco zen (1394 –1481)
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Otake Ayana

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Toshio Ebine

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Akiko Yosano (1878-1942)
“La mia giovinezza
è presso a finire
simile a una pianura docile
che, sùbita, spiombi
nel mare”
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“Amore o sangue?
tutta la primavera
è in questa peonia che mi ossessiona,
scende la notte, sono sola,
sola senza una poesia.”
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“Colombe
dal tetto della pagoda
i petali dei ciliegi cadono
nel vento di primavera –
scriverò la mia canzone sulle loro ali.”
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“Dopo il bagno
mi guardo nello specchio,
e, osservando il mio corpo,
sento che ancora rimane qualcosa
di ieri: un certo sorriso…”
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“Dopo il mio bagno
alla sorgente calda
questi vestiti
sono ruvidi alla pelle
così come il mondo”
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“Via Lattea:
a letto, con lui,
apro la tenda
e guardo come, all’alba,
si separano due stelle.”
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“Se qui adesso
ripenso al percorso
della mia passione
somigliavo a un cieco
senza paura del buio.”
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“Sebbene così fragile
e così breve l’amore,
ha sangue troppo giovane
questa ragazza, per bruciare
poesie di primavera.”
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Haruyo Morita

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Makiko Kasuga (da “La nuca di Maitreya”)
“Seppure siano
curvati o ventilati
i suoi rami,
un olmo solo sta in piedi
sino alla fine del cielo.”
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“Cadono le foglie
di ginkgo senza sosta,
scorrono in giallo!
Lucente, l’eclittica
splende lontano.”
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“Nel cielo limpido
in cui abitava il suono
dell’anima,
mille foglie nuove frusciano
come uno sciacquio incessante.”
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“Nel campo dove
i lunghi steli di tulipano
senza fiori
oscillano senza sosta,
sto guardando il vuoto.”
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“S’agita l’acqua,
nel punto dove
s’alza la fiamma
sento tepore di mamma,
anche se lei non c’è più.”
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Ichiro Tsuruta

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Tsukamoto Kunio (1920-2005)



Nell’immagine: Kajita Hanko, “Crisantemi bianchi”, 1905 circa