Affabulazioni

Le leggende degli ebrei: Hanina’ e la rana

30.01.2022
“C’era una volta in Palestina un uomo ricchissimo e pio, il quale aveva un figlio di nome rabbi Hanina’ e sapeva tutta la Torah a memoria. Quando fu in punto di morte, fece chiamare il figlio, rabbi Hanina’, e gli disse che in obbedienza alle sue ultime volontà egli doveva studiare la Torah giorno e notte, adempiere ai precetti della legge e mantenersi sempre amico dei poveri. Inoltre gli rivelò che lui e sua moglie, madre di rabbi Hanina’, sarebbero morti nel medesimo giorno, e che i sette giorni di lutto sarebbero terminati alla vigilia della Pasqua. Gli raccomandò di non lasciarsi sopraffare dal dolore ma di andare al mercato quel giorno stesso e di comprarvi la prima merce che gli avessero offerto, qualunque fosse il prezzo richiesto. Se si fosse trattato di un alimento, avrebbe dovuto cucinarlo e servirlo con grandi cerimonie; la sua spesa e il suo disturbo sarebbero stati ben ricompensati.
Tutto si svolse secondo la predizione: l’uomo e sua moglie morirono il medesimo giorno e la settimana di lutto finì proprio alla vigilia della Pasqua. Allora il figlio obbedì al volere del padre e andò al mercato, dove incontrò un vecchio che gli offrì in vendita un piatto d’argento; il prezzo era esorbitante ma egli lo comprò ugualmente, come gli aveva ordinato il padre. Il piatto fu posto sulla tavola del Seder e quando rabbi Hanina’ lo scoperchiò, vi trovò un secondo piatto, in cui c’era una rana viva che saltellava allegramente. Egli le diede da mangiare e da bere, e alla fine della festa la rana era diventata così grossa che rabbi Hanina’ le preparò una gabbia dove mangiava e dormiva.
Col passare del tempo la gabbia divenne troppo piccola e rabbi Hanina’ costruì una stanza, vi mise dentro la rana e le diede da mangiare e da bere in quantità. Tutto ciò lo fece per non contravvenire alle ultime volontà del padre; ma la rana continuò a crescere, finché non diede fondo alle sostanze del suo ospite spogliandolo di ogni avere. Allora essa aprì la bocca e prese a parlare. «Non angustiarti, caro rabbi Hanina’!» gli disse. «Poiché mi hai nutrita e cresciuta, puoi chiedermi tutto quello che desideri e ti sarà concesso». «Desidero una sola cosa» le rispose rabbi Hanina’. «Insegnami l’intera Torah».
La rana acconsentì e gli insegnò l’intera Torah e per giunta le settanta lingue degli uomini. Il suo metodo consisteva nello scrivere qualche parola su un foglietto e nel farlo inghiottire al suo discepolo, che imparò così non soltanto la Torah e le settanta lingue, ma anche il linguaggio degli animali e degli uccelli.
Allora la rana disse alla moglie di rabbi Hanina’: «Tu hai avuto molte premure per me e io non ti ho ricompensato in alcun modo, ma prima che vi lasci avrai il tuo premio. Dovrete soltanto accompagnarmi tutti e due nel bosco e là vedrete cosa farò per voi». Andarono dunque nel bosco con la rana e quando vi giunsero essa cominciò a gridare a gran voce, facendo accorrere animali e uccelli di ogni specie. Ordinò loro di raccogliere pietre preziose quante ne potevano portare e di dare alla moglie di rabbi Hanina’ erbe e radici, che la rana le insegnò a usare per guarire ogni sorta di malanni.
Poi disse ai due sposi di portare tutto a casa, e prima che si allontanassero li salutò con queste parole: «Che il Santo, benedetto sia, sia clemente con voi e vi renda merito di tutti i sacrifici che avete fatto per me senza nemmeno chiedere chi fossi. Ora vi svelerò la mia origine: sono figlio di Adamo, generato durante i centotrent’anni dalla sua separazione da Eva, e ho ricevuto da Dio il potere di assumere la forma o l’aspetto che voglio».
Rabbi Hanina’ e sua moglie ritornarono a casa, divennero ricchissimi e meritarono il rispetto e la fiducia del re.

Louis Ginzberg, da “Le leggende degli ebrei”, 1909

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