Linguaggi

“Le loro anime vagano…”

30.01.2022

“Tempo fa un giornale riportava che in pieno deserto della Siria era stato trovato un ragazzo nudo che viveva insieme a un branco di antilopi. La sua fotografia era di una bellezza indescrivibile. Le linee fredde del profilo sotto i capelli scompigliati, il fascino di quelle gambe slanciate capaci di correre a cinquanta miglia all’ora! Ancora adesso, se ripenso a lui, sento il mio sangue pulsare. A definirlo basterebbero due aggettivi: intelligente, per il viso, e selvaggio, per il corpo. Dopo aver visto quel ragazzo, qualunque uomo mi appare ordinario e terribilmente noioso”

Inoue Yasushi. da “Il fucile da caccia”

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“La luce si fa scura,
La notte ancora più notte.
Dio è adirato con noi.
I vecchi se ne sono andati.
Hanno le ossa lontano.
Le loro anime vagano.
Dove sono le loro anime?
Il vento che passa
Forse lo sa.
Le loro ossa sono lontane.
Le loro anime vagano.
Sono molto lontane?
Sono molto vicine?
Vogliono il sangue dei sacrificati?
Sono lontane?
Sono vicine?
Il vento che passa,
Lo spirito fa turbinare la foglia,
Forse lo sanno.”

 

Poesia dei pigmei dell’Africa equatoriale

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“Gioia mi riempie
Quando appare il primo chiarore del giorno
E il grande sole scivola tranquillo nel cielo.
Di solito giaccio pieno di paura, angosciato
Come mi spaventa il laborioso brulicare dei vermi!
Mangiando s’insinuano nel cavo della clavicola
E mi consumano gli occhi.
Pieno d’angoscia giaccio qui e ricordo.
Dimmi, era proprio così bello sulla terra?
Ricordi l’inverno
Quando le preoccupazioni ci divoravano
Per la suola delle scarpe, per la pelle degli stivali
Era proprio tanto bello?
Pieno d’angoscia giaccio qui e di paura.
Non sono forse stato sempre in ristrettezze,
Quando mi trovavo sul ghiaccio del mare
E arrivavo alla pazzia
Perché nessun salmone voleva abboccare?”

Canto di un morto sognato da un Eschimese

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“Allora la terra nera si incendia,
Le schiere del popolo muoiono,
Insanguinate sono le onde dei fiumi,
I monti girano in turbine.
Crollano le rocce con fragore
Tremando vacilla l’arco del cielo
Si ergono i flutti del mare
E compare il fondo.
Ora sul fondo del mare si spaccano
Nove grandi pietre nere
E da ognuna di queste pietre
Si alza un eroe di ferro.
I potenti eroi di ferro
Cavalcano nove cavalli di ferro
E presso le loro zampe, di dietro,
Scintillano nove lance di ferro.
Se correndo incontrano alberi
Cadono a terra gli alberi
Se incontrano esseri viventi
Anche loro cadono, distrutti.
Kairan Kan, il Dio, il Padre
Lui, il Creatore del mondo,
Allora si tura le orecchie
Non ascolta l’urlo del popolo”

Canto apocalittico degli Sciamani siberiani

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“Gli occhi mi sono orlata di nero antimonio.
Una cintura con amuleti mi sono messa intorno alla vita.
Voglio placare la mia brama d’amore.
O mio snello ragazzo!
Vado dietro alle mura
Col mantello ho coperto i seni
Bella creta impasterò
La casa del mio amico imbiancherò
O mio snello ragazzo!
Prenderò la mia moneta d’argento
Comprerò seta
Con i miei amuleti mi adornerò
Per placare la brama d’amore.”

Canto d’amore Bagirmi (Sudan)

Queste poesie sono tratte da “Poesia dei popoli primitivi. Lirica religiosa magica e profana”, a cura di Eckart von Sydow, traduzione di Roberto Bazlen”, Guanda 1951

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“Levarsi di nuovo
al centro e circondati da ogni cosa.
Levarsi, vicini gli uni agli altri
come sorelle e fratelli, madri e padri,
figlie e figli, nonne e nonni –
le generazioni passate e presenti del nostro popolo.
Levarsi di nuovo
insieme e al centro di ogni elemento della vita,
la terra, i fiumi, le montagne, le piante, gli animali,
ogni forma di vita che ci circonda,
che ci include.
Levarsi nel cerchio dell’orizzonte,
il cielo del giorno e il cielo della notte,
il sole, la luna, il ciclo delle stagioni
e la madre terra che ci sostiene.
Levarsi di nuovo
con tutto ciò
che fu nel passato,
che è nel presente,
e che sarà nel futuro
consapevoli
di avere un rapporto responsabile
e giusto, pieno d’amore e di comprensione,
per il bene della terra e di tutto il popolo;
chiediamo umilmente alle forze generatrici di vita
che ci sia data parte del dono della creazione
affinché possa esserci d’aiuto in modo che la nostra lotta
e il nostro lavoro siano anch’essi creativi
per la continuazione della vita.
Levarsi di nuovo, al centro e circondati da ogni cosa
con sincerità chiediamo speranza, coraggio, pace,
forza, visione, unità e perseveranza.”

Simon J. Ortiz (poeta e scrittore della tribù Acoma Pueblo), “Preghiera dal cuore dell’America”

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“Non avvicinarti alla mia tomba piangendo.
Non ci sono. Non dormo lì. Io sono come mille venti che soffiano.
Io sono come un diamante nella neve, splendente.
Io sono la luce del sole sul grano dorato.
Io sono la pioggia gentile attesa in autunno.
Quando ti svegli la mattina tranquilla, sono il canto di uno stormo di uccelli.
Io sono anche le stelle che brillano, mentre la notte cade sulla tua finestra. Perciò non avvicinarti alla mia tomba piangendo.
Non ci sono.
Io non sono morta”
Preghiera Navajo
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“O Grande Spirito,
la cui voce sento nei venti
e il cui respiro dà vita a tutto il mondo,
ascoltami.
Vengo davanti a Te, uno dei tuoi tanti figli.
Sono piccolo e debole.
Ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.
Lasciami camminare tra le cose belle
e fai che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro.
Fai che le mie mani rispettino ciò che Tu hai creato
e le mie orecchie siano acute nell’udire la Tua voce.
Fammi saggio, così che io conosca le lezioni
che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia.
Cerco forza, non per essere superiore ai miei fratelli,
ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico: me stesso.
Fai che io sia sempre pronto a venire da Te,
con mani pulite ed occhi diritti,
così che quando la vita svanisce,
come la luce al tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna”.
Yellow Lark, capotribù dei Sioux Lakota,1887
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“Vivi la tua vita affinché la paura della morte
non possa mai entrare nel tuo cuore.
Rispetta gli altri nelle loro opinioni
e chiedi che rispettino i tuoi.
Ama la tua vita, perfeziona la tua vita,
abbellisci tutte le cose della tua vita.
Cerca di rendere la tua vita lunga
e di servizio alla tua gente.
Prepara una canzone di morte nobile per il giorno
in cui vai oltre il grande spartiacque.
Dai sempre una parola o un segno di saluto quando incontri
un amico, o anche un estraneo, se in un luogo solitario.
Mostra rispetto a tutti.
Quando ti alzi al mattino, ringrazia per la luce,
per la tua vita, per la tua forza.
Ringrazia il tuo cibo e la gioia di vivere.
Se non vedi motivo per ringraziare,
la colpa è in te stesso.
Quando arriva il momento di morire, non essere come quelli
i cui cuori sono pieni di paura della morte,
in modo che quando viene il loro tempo piangono e pregano
per un pò più di tempo, per rivivere le loro vite in un modo diverso.
Canta la tua canzone della morte e muori come un eroe che torna a casa.”
Tecumseh (1768-1813), Capotribù degli Shawnee
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Foto di Edward S. Curtis, “Apache Scout”, 1900

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