Affabulazioni

La Donna Albero

09.02.2022

“Una storia di molto molto tempo fa, che non sono in molti a ricordare e della quale molti non parlano, narra che prima che sulla terra apparissero esseri umani a due zampe, tutte le donne, prima di essere donne, fossero alberi e come questi avessero radici che le rendevano tutt’uno con la terra, mani grandi e secche fatte di tronchi e cortecce, lunghi capelli che si coprivano di foglie, fiori, frutti e uccelli che cantavano a primavera. Vivevano nei luoghi più belli, si nutrivano di luce, di acqua e di vento e non restavano mai sole perché le circondavano tanto le creature del bosco che quelle della terra, le più magiche cui si possa pensare. Così le custodiva e le nutriva l’albero più saggio di tutti, che chiamavano “la nonna albero”, un albero così vecchio che conosceva tutti i segreti della vita e della morte e sempre quando una donna albero di qualunque parte del mondo si ammalava, per poter guarire si consultava con la nonna attraverso le radici.

Le donne albero avevano poteri magici, comunicavano tra loro senza bisogno di parole, muovevano gli elementi senza avere le mani e potevano sentire tutti gli esseri della natura attraverso la rete profonda che formavano sotto la terra con le loro radici.

Un giorno, molto tempo dopo la comparsa sulla terra degli umani a due zampe, accadde qualcosa e cominciarono tempi di guerre, morti e distruzione; alcuni dicono che fu a causa dell’ambizione di regni, potere e ricchezza. Fu un’epoca terribile, in cui molte donne albero furono trasformate in legno e bruciate per dare calore. In tal modo, per poter mantenere vive le sue figlie, la nonna albero permise loro di liberarsi dalle radici e di avere piedi con cui poter correre e nascondersi lontano dal pericolo. Così le donne albero dovettero imparare a camminare e a sopravvivere da sole, in cambio persero le loro radici e la loro connessione con la madre terra e con tutti gli esseri che vi dimoravano, il che causava loro un tremendo dolore e tanta tristezza, però questo era l’unico modo per sopravvivere e mantenere la tradizione delle donne albero.

Chi mi raccontò questa storia dice che trascorsero molti secoli prima che terminasse la guerra per i regni; durante questo periodo molte donne albero morirono di tristezza perché non sopportarono la solitudine e lo sradicamento, altre dimenticarono chi erano state perché impararono a vivere con due gambe perdendo poteri e capacità magiche. Certamente ci fu un altro gruppo di donne albero che si sparsero per il mondo e pur separandosi si promisero di non smettere mai di essere loro stesse e di conservare nella loro memoria più profonda del Dna tutto ciò che avevano appreso dalla nonna albero. Così questo gruppo di donne si ripromise di incontrarsi e di reincontrarsi in tutte le vite successive, custodendo gelosamente il segreto delle loro origini e poteri.

Così anche la nonna, per il desiderio di non separarsi più da questo bosco di fanciulle e in un gesto d’amore profondo per le sue figlie, benedisse tutte le donne con un albero sul suo ventre e questo albero si trasformò in quello che oggi è il nostro utero. Così tutte le donne possono recuperare il loro radicamento alla madre terra nutrendosi di tutto il suo amore, perché l’utero è il loro ancoraggio alla sua vera  essenza. Da lui passa la via per riprendersi la ragione primigenia dell’essere donna.
E il meraviglioso della benedizione della nonna albero è che indipendentemente dal fatto di avere o no un utero fisico, avremo sempre un utero energetico che nessuno ci potrà mai portare via.

Questa è una storia molto, ma molto antica; certo molti dicono che in questi tempi la nonna albero sta lanciando un richiamo forte e chiaro alle sue figlie. E così se abbraccerai l’albero più vecchio del bosco e appoggierai il tuo orecchio sul tronco, questo ti racconterà i segreti delle donne albero, ti riempirà di tutto il suo amore e ti concederà tutta la sua medicina ancestrale. E così non sarai mai disconnessa dalla nonna albero. Il tuo utero recupererà le sue radici e camminerai per sempre ancorata alla terra.”

Ximena Noemí Ávila Hernández

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