Linguaggi

Unconventional love

10.02.2022
“Tu mi ricordi una poesia che non riesco
a ricordare
una canzone che non è mai esistita
e un posto in cui non devo essere
mai stato.”

Efraim Medina Reyes, da “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo”

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LOVE
“LOVE” in inglese vuol dire “amore”,
e io di “LOVE” faccio la “V”.
Renzo era “L”, ma ha il raffreddore;
Lisa, la “O”, non so, non c’è più;
Pino, la “E”, è andato a una festa;
così di “LOVE” io sono tutto
quel che oggi resta.
Shel Silverstein, da “Strada con uscita-Poesie e disegni” – Traduzione di Danilo Bramati e Luigi Spagnol, 1994
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Immagine presa dal web
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La chiamata

“Chiederò agli amici poeti di cantarti
e agli amici gatti di miagolarti e farti le fusa di notte
agli elettrauto di ricaricarti la batteria in caso di bisogno
e ai grilli di farti serenate per addormentarti.

Chiederò al sole di scaldarti
e al vento di carezzarti
chiederò alla terra di sostenerti.

Chiederò agli alberi di ombreggiarti
chiederò ai pittori di dipingerti.

Chiederò ai tassisti di portarti
e ai vigili del fuoco di salvarti
chiederò alle mamme di cullarti
chiederò a Bob Dylan di raccontarti.

Chiederò alle preoccupazioni di lasciarti
e chiederò ai bimbi di girotondarti
chiederò alla mattina di svegliarti delicatamente
e al Babau di non spaventarti
chiederò ai proiettili di mancarti.
Non so se tutti risponderanno alla mia chiamata
ma sono piuttosto ottimista.

Chiederò alle mie braccia di abbracciarti
e a te di farti abbracciare
chiederò a me stesso di lasciarti andare.”

Guido Catalano

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Ed io che credevo che l’amore fosse un gatto che viene dal Paradiso

“Perché da bambino
al posto di farmi innamorare
di quella deficiente di Candy Candy
non mi hanno detto la verità?
Pensavano davvero che avrei imparato da solo?

Sbagliavano.
Avevano ragione.

Ho imparato che l’amore non è
né gatto né cane
l’amore non è una rana
e non è un cavallo
men che meno un rinoceronte
o una farfalla
sarebbe bello fosse una tartaruga gigante
ma non è.

L’amore non è un cazzo di gabbiano
che plana sul mare al tramonto.

Non è una balena.
L’amore non è quella cosa che mi avete detto.
Mi spiace per tutti i poeti
che fin dall’inizio
ci hanno provato.

L’amore è
una palla da bowling
scagliata da diecimila metri d’altezza
che sfonda il tetto del tuo condominio
e ti prende in pieno cranio
mentre stai facendo delle facce buffe
davanti allo specchio
lavandoti i denti
alle sette e un quarto del mattino
nel tuo cesso dalle piastrelle rosse.

Non so quanto ti deluda la notizia, bambina
sicuramente so che il mio cranio
è rivestito di adamantio
posso fare a testate con Wolverine
se capisci cosa intendo.

Il fatto poi di non mancarti a tal punto
da far rivoltare Guglielmone Shakespeare nella tomba
– se capisci cosa intendo –
rimane uno dei misteri irrisolti
di questa fase storica
di questo ridicolo
Paese
dei miei coglioni.”

 Guido Catalano

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Renè Magritte, “Les amants”, 1928

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Spero di riuscire a guarire da te

“Spero di riuscire a guarire da te uno di questi giorni.
Devo smettere di fumarti, di berti, di pensarti.
È possibile.
Seguendo le prescrizioni della morale di turno.
Mi prescrivo tempo, astinenza, solitudine.
Ti va bene se ti amo solo una settimana?
Non è molto né poco, è abbastanza.
In una settimana si possono riunire
tutte le parole d’amore che sono state dette sulla terra
e gli si può dare fuoco. Ti scalderò
con quel falò dell’amore bruciato. E anche il silenzio.
Perché le parole d’amore più belle si trovano
tra le persone che non si dicono niente.
Bisogna bruciare anche quell’altro linguaggio laterale
e sovversivo di chi ama. (Tu sai come ti dico
che ti amo quando ti dico: «Che caldo che fa»,
«Dammi l’acqua», «Sai guidare?», «Si è fatta notte»…Tra
le persone, in mezzo alla tua famiglia e alla mia, ti ho detto «Si è fatto tardi»,
e tu sapevi che ti dicevo «Ti amo»).
Un’altra settimana per mettere insieme tutto l’amore
del tempo. Per dartelo. Perché tu ne faccia
quello che vuoi: conservarlo, accarezzarlo, buttarlo nell’immondizia.
Non serve, è vero. Voglio solo una settimana
per capire le cose. Perché tutto questo è molto simile
a uscire da un manicomio per entrare in un cimitero.”

Jaime Sabines (poeta messicano)

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Raphael Kirchner,Il Principe Ranocchio”, Illustrazione tratta da Fables, 1903

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Io ti amo

“Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara’ ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo”

Stefano Benni, “Io ti amo”

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Italo Nunes Vais, Ancora un bacio, 1885 circa

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Io e te partiremo su un aereo di carta
“Io e te partiremo
su un aereo di carta
in tre ore per passare il mare
dove il vento ci porta
un aereo di carta di giornale
che porta la notizia che
io e te siamo partiti
e non si sa dove siamo finiti
e cadremo alla fine giù
tra gli indigeni sbigottiti
tu sarai principessa, io cuoco
con l’aereo di carta faremo
la prima notte un gran fuoco
e così ritornare
indietro non si può
ti darò le perle che trovo
nelle ostriche del brodetto
ti andrà via col sole integrale
il segno del reggipetto
e tutte le notti
con la luna che ci tiene svegli
faremo l’amore l’amore
senza tregua come conigli
e diranno basta maiali
gli indigeni scandalizzati
siamo in un posto libero
ma voi siete troppo liberati
per favore, per favore
un poco di pudore
un poco di pudore
non ve ne approfittate
anche se questa è l’isola dell’amore.”
Stefano Benni, da “Prima o poi l’amore arriva”

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Roy Lichtenstein, “Il bacio”, 1962

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Le piccole cose che amo di te

 

“Le piccole cose
che amo di te
quel tuo sorriso
un po’ lontano
il gesto lento della mano
con cui mi accarezzi i capelli
e dici: vorrei
averli anch’io così belli
e io dico: caro
sei un po’ matto
e a letto svegliarsi
col tuo respiro vicino
e sul comodino
il giornale della sera
la tua caffettiera
che canta, in cucina
l’odore di pipa
che fumi la mattina
il tuo profumo
un po’ blasé
il tuo buffo gilet
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso
strano
il gesto continuo della mano
con cui mi tocchi i capelli
e ripeti: vorrei
averli anch’io così belli
e io dico: caro
me l’hai già detto
e a letto sveglia
sentendo il tuo respiro
un po’ affannato
e sul comodino
il bicarbonato
la tua caffettiera
che sibila in cucina
l’odore di pipa
anche la mattina
il tuo profumo
un po’ demodé
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso beota
la mania idiota
di tirarmi i capelli
e dici: vorrei
averli anch’io così belli
e ti dico: cretino,
comprati un parrucchino!
E a letto stare sveglia
e sentirti russare
e sul comodino
un tuo calzino
e la tua caffettiera
che é esplosa
finalmente, in cucina!
La pipa che impesta
fin dalla mattina
il tuo profumo
di scimpanzé
quell’orrendo gilet
le piccole cose
che amo di te.”

 

Stefano Benni, “Le piccole cose che amo di te”

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A un passaggio a livello

“A un passaggio a livello
lontano dal mondo
un giorno d’agosto assolato
un capostazione annoiato
vide a un finestrino
di un accelerato
una signora bruna
e più non lavorò passava
a guardare la luna
e i treni si scontravano
ma lui non li sentiva
prima o poi l’amore arriva

C’era un bancario
così serio, così serio
che non rideva mai fuori orario
ma un giorno allo sportello
arrivò un giovanotto
indubbiamente bello
aveva un assegno da un milione
della Banca Popolare
e disse sorridendo
“me lo puoi cambiare?”
e lui cambiò l’assegno e la sua vita intera
quella stessa sera
rubò la cassa e scappò via
via con lui a Bahia
e la gente parlava
ma chi la sentiva
e ballavano insieme
una samba giuliva
prima o poi l’amore arriva

C’era un politico
ladro e indifferente
non voleva bene a niente
neanche agli amici democristiani
neanche ai bambini
neanche a Fanfani
solo un pochino
lui si eccitava
se Nuccio Fava lo intervistava
ma a una seduta
molto affollata
vide una splendida deputata
le disse “amore
dimmi di sì”
e lei “non posso
son del Pci”
e perse la testa
e come un ossesso
urlava “amore non è
un problema
c’è il compromesso”
e Fanfani strillava
ma nessuno sentiva
e nel transatlantico
un sussurro saliva
e Andreotti dichiarò
alla stampa sportiva:
prima o poi l’amore arriva

C’era un bagnino
che non sapeva nuotare
ma era raccomandato
da uno zio piessì deputato
stava lì sulla spiaggia
di Gabicce Mare
a pensare, a pensare
perché neanche la rana
riusciva a imparare
ma una bella tedesca
dai capelli biondi
urlò “aiuto annego
entro trenta secondi”
e lui come un cefalo
si tuffò nel mare
perché in amore bisogna
saper galleggiare
la riportò a riva
e lei aprì gli occhi
e disse “mio eroe,
mio tritone, son viva”
e la spiaggia in coro:
prima o poi l’amore arriva

E c’era un barbone
senza abitazione
aveva solo la televisione
mangiava le ghiande
come i maiali
però teneva novanta canali
ma una notte d’inverno
che nevicava
e Corrado in pelliccia
da Gstaad presentava
sentì che di freddo
e di stenti e di affanni
era ormai arrivato
alla fine dei programmi
ed ecco la vide
rosa e felice
e sorridente, l’annunciatrice
che gli annunciava
“i nostri programmi riprendon domani”
e urlò “sì, domani
mia splendida diva”
e il freddo e la fame
già più non sentiva
abbiamo trasmesso:
prima o poi l’amore arriva

C’era un supergenerale
di superpolizia
arrestava e sparava
per difendere, diceva,
la democrazia
se l’era rinchiusa
e portata via
ma un giorno in un blitz
in un covo sul mare
catturò una giovane
extraparlamentare
e personalmente
la volle interrogare
e alla fine lo videro
che piangeva
lei non lo voleva
e lui le diceva
“ma non senti il fascino
della divisa?”
“La divisa è un bijou”
lei rispondeva
“ma quello che fa schifo
è che ci sei dentro tu”
e lui fece tanti blitz
ma non era più lui
e non si divertiva
e ai suoi carabinieri
gridava “At-tenti
vigilare, in riga
sparategli a vista
è un’erba cattiva”
prima o poi l’amore arriva

E c’era un uomo
che voleva esser morto
perché nella vita
tutto gli era andato storto
scornacchiato, disoccupato
mangiò sei buste di talco borato
un chilo di Vim
duemila Rim
trecento fette di sottilette
e arrivò l’ambulanza
che già delirava
e già per spacciato
l’avevano dato
ed ecco la vide
e di colpo sentì
un brivido dentro
e all’istante guarì
com’era carina, la crocerossina
che con un sorriso
diceva “riposi è ben fortunato
si è proprio salvato
stanotte ritorno
a provarle la febbre
che l’è tutto rosso
mi tolga la prego le mani di dosso”
ma quello già tutto
bruciar si sentiva
non era il febbrone
era proprio passione
e tutto il reparto
di urli riempiva
“dottore dottore
prima o poi l’amore arriva”

C’erano dei maniaci
luridi e laidi
che si eccitavano
guardando Heidi
e un giorno in un parco
dove facevano i porci
videro due gemelle
così belle, così belle
che in tre minuti finirono
le caramelle
e dissero basta
con le perversioni
si sposarono in chiesa
e per testimoni
i quattro bruti bruti di più
vestiti in cravatta
e impermeabile blu
e il prete diceva
“beato chi lascia
la vita lasciva
prima o poi l’amore arriva

E C’ERANO UOMINI CON UN LAVORO SICURO
E DONNE CON LE CASE ORDINATE
E UNA PIAZZA DOVE LE SERE D’ESTATE
CI SI SDRAIAVA INSIEME AD ASPETTARE
UN’ATTESA UN QUALCOSA UN ALTRO ASPETTARE
E TUTTE LE NOTTI
UN FANTASMA APPARIVA
E IN TUTTA LA PIAZZA TUONAR SI SENTIVA
“O VOI CHE CREDETE CHE INDIFFERENTI
E RASSEGNATI INVECCHIERETE,CONTENTI
CHE NON C’È UNA BOCCA CHE VI PUÒ FERIRE
O UNA FOTO SUL MURO CHE NON VI FA DORMIRE
NON C’È NIENTE DA FARE
NON SI PUÒ SCAPPARE! GUARDATE
È DIETRO!VI GUARDA GOLOSO
CHISSÀ DA QUANTO LUI VI SEGUIVA
VI PRENDERÀ! NON C’È SCAMPO!
VI HA PRESO! EVVIVA! EVVIVA!
PRIMA O POI L’AMORE Arriva.”

Stefano Benni, , da “Prima o poi l’amore arriva”

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Mark Kostabi, “Memories of the future”

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Dove avevano abitato

“Dovunque andasse quel giorno ripercorreva
il suo passato. Attraversava mucchi
di ricordi. Guardava dentro finestre
che non gli appartenevano più.
Lavoro, miseria e soldi scarsi.
A quei tempi vivevano con la forza di volontà,
ben decisi a essere invincibili.
Niente li avrebbe fermati. Almeno
per un bel pezzo.

Nella stanza del motel
quella notte, alle prime luci dell’alba,
scostò una tendina alla finestra. Vide nubi
ammucchiate contro la luna. S’appoggiò
al vetro. C’era uno spiffero freddo
che gli toccò il cuore.
Ti amavo, pensò.
Ti amavo tanto.
Prima di non amarti più.”

Raymond Carver, “Dove avevano abitato”

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       Marc Chagall, “Gli manti in blu, 1914

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Loro erano il blu
“Lei si sentiva azzurra.
Era il suo colore preferito, quello che indossava di più, aveva pure i pensieri azzurri.
Azzurro di tutte le sfumature.
Nel mare si fondeva come una goccia d’acqua nella tempera (azzurra).
Nel cielo di primavera si perdeva e lo guardava, lo guardava e poi lo teneva negli occhi, dietro a quelle pupille nere.
Il cielo negli occhi, il mare nel cuore, l’azzurro.
Lui invece era blu.
Secondo lei era ambra, come i suoi occhi, come il suo miglior lato: quello ambrato.
Ma lui si sentiva blu.
Il blu della notte, un colore scuro ma rassicurante.
Il blu, così inquietante e ruvido, eppure così dolce e sensibile.
Il blu, lui.
E insieme erano sempre il blu. Perché un blu scuro, più un azzurro chiaro, fa sempre blu.
Un’altra sfumatura, ma sempre blu.
E loro erano la notte, erano il mare, erano tempesta ed erano sole.”
Loro erano il blu.”

Anonimo

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Per piacerti ho messo…

“Per piacerti ho messo…
un velo di cipria.
Due linee di khol (una nell’occhio!)
Sette forcine.
Sessantanove perle
Quarantotto centimetri di pizzo.
Un nastrino(nascosto).

Tre spruzzi di profumo di muschio.
Trecentoventisette grammi di vestito.
Un’ora e tredici di prove.

E tu sei rimasto conquistato…
dal mio sorriso?”

Helen Delforge, da Hélène Delforge e Quentin Gréban, “Innamorati”

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Io ti vorrei bastare

“Io te vurria vasà – sospira la canzone,
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare
come la gola al canto e come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare.

Io te vurria vasà – insiste la canzone,
ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare,
più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
più di benda su ferita,
più di farina e sale.

E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare

Io ti vorrei bastare.”

Erri De Luca, “Io ti vorrei bastare”

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Ho visto l’amore delle frecce
“Ho visto l’amore delle frecce,
“io amo te”: arco teso
contro un bersaglio, dove io è il soggetto e te un complemento, oggetto di una mira, un caso accusativo.
Ho letto in una lingua antica:
E amerai “al” tuo compagno come te stesso
(veaavtà lereacà camòca).
Un errore in grammatica,
non un errore in cuore.
Porta amore a qualcuno
porgi il te stesso
ma fino alla soglia.
Fa’ che si chini per alzarlo a sé, mai che debba staccarselo di dosso.
Fa’ che non sia proiettile
contro sagoma attinta,
ma la deposta offerta.”
Erri De Luca, da “Ho visto l’amore”

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Vasilij Vasil’evič Kandinskij, “Arco e freccia”, 1927

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L’erba voglio, stelo 24

“Arzigogolate cornici per gli specchi;

scheggiate rive
per i fiumi;

Per il mare,
le riflessioni delle nubi,
la seduzione della luce
pei fondali;

per l’amore,
il vetro appannato dei sospiri.”

Rossana Rachele Medici

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René Magritte, “Gli amanti” (IV), 1928

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Cose per cui capisco che mi ami

“Cose per cui capisco che mi ami:
hai lavato un piatto,
una padella,
un cucchiaio
di una cena che tu
non hai mangiato con me;
non sopporti il calcare
del bicchiere solo mio;
hai sentito il dolore
sulla mia schiena,
sopporti il dolore
sulla tua schiena;
mi conosci, ma resti;
mi riconosci,
infatti
per te sono io;
mi abbracci
se piango la plastica
nel capodoglio morto
e non deridi che mi perda
nel mare sociale,
nel male universale.

Cose per cui capisci che ti amo:
te.
Cose per cui ho bisogno che mi ami:
Cose per cui ho paura che ti amo:
leggi sopra,
da capo.”

Beatrice Zerbini, da “In comode rate. Poesie d’amore”

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Keith Haring, “Untitled (Love)”, 1989

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Amore e geometria

“Cercarti è un’ellisse.
Sognarti è una curva.
Decifrarti è una piramide.
Raggiungerti è un’iperbole.
Amarti è un cerchio.
Tenerti è un quadrilatero.
Perderti di nuovo
è una mera parabola
per tornare a cercarti.”

Alfonso Brezmes, “Amore e geometria”

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Vieni, entra e coglimi, saggiami e provami

“Vieni, entra e coglimi, saggiami e provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami…. Ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.”

 

Patrizia Valduga, “Vieni, entra e coglimi, saggiami e provami”, da “Medicamenta e altri medicamenta”

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           Henri de Toulouse-Lautrec, “Il letto”, 1893

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Uomo e donna a letto alle 10 di sera
“Mi sento come una scatola di sardine, disse lei.
Mi sento come un cerotto, dissi io.
Mi sento come un panino al tonno, disse lei.
Mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.
Mi sento come se stesse per piovere, disse lei.
Mi sento come se l’orologio s’è fermato, dissi io.
Mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.
Mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.
Mi sento che dovremmo pagare l’affitto, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Non me la sento di lavorare, dissi.
Mi sento che di me non te me ne importa, disse lei.
Mi sento che dovremmo far l’amore, dissi io.
Mi sento che l’amore l’abbiamo fatto fìn troppo, disse lei.
Mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.
Mi sento che dovresti trovare lavoro, dissi io.
Mi sento una gran voglia di bere, disse lei.
Mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.
Mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.
Mi sento che hai ragione, dissi io.
Mi sento di mollare tutto, disse lei.
Mi sento che ho bisogno d’un bagno, dissi io.
Anch’io mi sento che hai bisogno d’un bagno, disse lei.
Mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.
Mi sento che tu non mi ami, disse lei.
Mi sento che ti amo, dissi io.
Mi sento quel coso dentro adesso, disse lei.
Anch’io sento che adesso quel coso è dentro di te, dissi io.
Mi sento che adesso ti amo, disse lei.
Mi sento che ti amo più di te, dissi io.
Mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.
Mi sento che non la smetterei più, dissi io.
Mi sento che ne saresti capace, disse lei.
Mi sento, dissi io.
Mi sento, disse lei.”
Charles Bukowski, “Uomo e donna a letto alle 10 di sera”
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Augusto Toulmouche, “Le baiser”, 1870 circa
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L’amore non basta

“L’amore non basta
l’amore avanza
raccoglie ossa
sere d’ottobre
l’amore si ricorda
l’amore non invecchia
porta feretri
ma anche baci
scende da autobus
che arrivano in periferia
l’amore sopprime diavoli
sale sugli altari
disegna stelle su rocce vulcaniche
l’amore si diverte
a chiamarci ogni domenica
l’amore ci scrive
da paesi abbandonati
case divelte
stanze piene di whisky
l’amore è la poliomielite debellata
l’amore scende in piazza
alle dieci del mattino
e sale sul primo treno
senza passeggeri
l’amore rallenta il passo
l’amore si sfoglia in libreria
mentre fuori nevica
mentre lo si tradisce con un altro amore
l’amore lo vedi nei teatri
in piedi alla fermata del tram
negli aerei decollati senza meta
l’amore ci stringe al buio
di tinge di lacrime rosse
sale in macchina tra gambe disarticolate
l’amore muore nel mare
affoga nel moderno
l’amore carica di sole
gli occhi offuscati dell’ignoto
l’amore irrompe
l’amore non ha anime in Paradiso
è il male fattosi bene
l’amore ci spia
ci annusa
ci definisce
l’amore riposa
in cimiteri senza terra
l’amore raccoglie vite
e le lancia verso l’immortalità.”

Mario Banella

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L’amore è quello che

“L’amore è in quello che tendiamo
(ponti, parole).
L’amore è in tutto ciò che sventoliamo
(risate, bandiere).
E in ciò che combattiamo
(notte, vuoto)
per il vero amore.
L’amore è in quanto eleviamo
(torri, promesse).
In quanto raccogliamo e seminiamo
(figli, futuro).
E nelle rovine di ciò che abbattemmo
(privazione, menzogna)
per il vero amore.”
José Ángel Valente, da “Breve son”, 1968
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L’amore

“Lo voglio,
caldo
e profondo
che mi dia vertigine;
altrimenti, non ti avvicinare.
Che parta
dal mignolo della mia mano,
per finire alla punta dei miei piedi,
passando
per i miei monti,
le mie valli e le mie gole
e catturi
la mia anima.”

Maram al-Masri (poetessa siriana)

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Lui ha due donne

“Lui ha due donne:
una che dorme nel suo letto
e una che dorme nel letto dei suoi sogni.
Lui ha due donne che lo amano:
una che invecchia al suo fianco
e una che gli offrì la giovinezza
per poi occultarsi.

Lui ha due donne:
una nel cuore della sua casa
e una nella casa del suo cuore.”

Maram Al Masri

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Dimmi se disturbo

“Dimmi se disturbo,
ha detto entrando,
perché me ne vado immediatamente.

Non solo disturbi,
ho replicato,
tu scuoti tutto il mio essere.
Benvenuto.”

Eeva Kilpi, da “Canto d’amore e altre poesie”

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Maxwell Olisedeme, “Lovers IV, 2021 

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Io e te

“Io ti amo e tu mi vuoi bene.
La vedi la differenza?
Tu mi scrivi perché non hai niente da fare, io ti scrivo perché non voglio fare niente oltre che sentirti.
Tu mi vieni accanto, mi dai una pacca sulla spalla e mi chiedi come sto,
e io vorrei risponderti “stupendamente, ora che ci sei”,
ma non posso, perché io ti amo e tu mi vuoi bene.
Tu mi scherzi per il gusto di scherzare. Io ti scherzo e lo faccio perché amo vederti ridere,
e perché amo quando fingi di offenderti e vuoi che ti chieda scusa.
La vedi la differenza?
Non te ne accorgi, ma quando siamo vicini io sento il tuo profumo e chiudo gli occhi, perché non voglio farmi sfuggire niente di te.
Tu hai freddo e mi chiedi di toccarti le mani, giusto per farmi vedere che è vero.
Io ti tocco le mani e non me ne frega niente se sono calde o fredde,
le tue mani sono nelle mie e mi basta.
Io ti sorrido e tu mi sorridi.
Tu mi sorridi e io muoio.
Non tutti le possono notare queste differenze.
Sono piccoli dettagli che ti uccidono ogni giorno.
Sono le piccole cose che fanno soffrire me,
perché io ti amo, e tu mi vuoi bene.
E in mezzo… c’è il mare.”

Francesco Roversi

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Azzurra e fosca

“Il mare è quella cosa azzurra e fosca
che tu e io navigammo un giorno
e altri incanti poi, naufragi e tenerezze
a noi sparendo torbidamente avvolse.

Non reciti più “mi sento idiota e stupidosa” e io,
io (è sabato) più oltre sparirò nell’agro del mio cuore.
Berrò vino a frodo fra i vapori e ancora
sospirerà mia zia, dirà “porti su le gocce?”
Più non vivi di me l’iddio e la rabbia, quel sogno
(ricordi?) di topi in soffitta, di cartone e travi.

Altri sogni ormai ti faranno stornare ma
azzurro e fosco il mare (l’amore) perché
non muore mai – quella cosa che eri tu sola in me
tanto vasta, troppo, elementare.”

Ferruccio Benzoni, “Azzurra e fosca”

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            Egon Schiele, “L’abbraccio”, 1917 

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Vieni piano o i vicini sentono

*Hai mai fatto l’amore
Con la tv accesa,
Per risparmiare ai vicini
Padroni di casa –
L’imbarazzo;
La gioia non celata
Di due persone;
Soprattutto donne
(immagina il clamore!)
Che vengono insieme?
Vieni piano
O i vicini sentiranno.
Quell’anno fu il peggiore
Un inverno doloroso –
Menti e città piccole
Stanze in affitto e letti stretti,
Murate dentro dall’altrui
Decoro
E ogni volta sedendosi
A tavola
Trasmissioni a colazione
Pranzo e cena
La razione giornaliera
Di oscenità.
Hai mai
Fatto l’amore con la tv accesa?
Vieni piano
O i vicini sentiranno.
In una serata buia,
Tovaglie autunnali stese per cena,
Fuochi accesi.
Nei giardini umidi
Le foglie cadono
In una serata buia
Finalmente sole
Un posto, affamate di desiderio
In attesa, un fuoco arde
Cademmo –
La pelle in fiamme brucia –
Cademmo fino in fondo
Fino alla grazia, fino al pavimento.
In una serata buia
La notte viene dolcemente nei giardini umidi.
Vieni piano
O i vicini sentiranno.
La bocca sul mio seno
Le mani risuonano nella mia carne
Al suono dell’angelus
Dallo schermo della tv.
L’angelo del signore
Si annunciò a maria
Ed ella concepì lo spirito santo
La terra, il sole, e i mari.
Ave maria santa maria.
Sia fatto di me secondo
La tua volontà
Ave maria, e oh –
La dolcezza del tuo respiro –
Il respiro della tua dolcezza.
Vieni piano
O i vicini sentiranno.
E il verbo si fece carne
E rimase fra noi.
Mani pelle bocca cosce
Nel profondo della carne
Risuonano,
I campi sono inondati,
Il sangue non scorre.
Benedetta sia tu
E benedetto sia il frutto
Del ventre tuo.
Dolce e amara
La terra si apre, le stelle si scontrano.
Dolce e benedetta,
Il frutto
Fra le donne
Ave maria santa maria.
Vieni piano
O i vicini sentiranno.
Quando il tg delle sei
Rintoccò.
Nelle fessure
Della mente e delle ossa
La marea mortale
Si infiltra.
La necessaria,
Giornaliera litania.
Vieni piano o i vicini
Sentiranno.
Fu trovata
Su una panchina del parco vicolo capannone
Sala da ballo cortile di scuola stanza da letto bar –
Trovata con ferite da taglio multiple a
Cosce seno e addome.
Vieni piano vieni piano
O i vicini…
Mani legate dietro la schiena,
Nessun segno di
(bocche cucite)
Nessun segno di
Aggressione sessuale.
Vieni dolcemente
O i vicini ti sentiranno.
I tuoi seni e il tuo ventre,
Le tue cosce,
Le tue mani dietro la mia schiena
Il mio respiro nel tuo.
Nessuno la sentì gridare.
I tuoi occhi spalancati.
Vieni piano o i vicini…
Fu trovata
Vicino al molo rive del fiume.
Nell’appartamento di sopra,
L’appartamento di lui
Indossava un succinto…
La tua bocca al mio orecchio.
Vieni piano
O i vicini ti sentiranno.
Sangue sui muri
E sulle lenzuola,
Un succinto negligé,
Nell’appartamento di lei.
Spogliata fino ai fianchi.
Vieni piano, vieni piano.
Nessuno la sentì gridare –
Vieni dolcemente o i vicini…
Avevi mai fatto l’amore
Con la tv accesa?
– i vicini non sentirono niente –
Era sempre stata –
Nessuno avrebbe pensato –
Sempre una ragazza tranquilla.
Spogliate fino all’osso
Sangue sulle nostre cosce
Le mie mani dietro la tua schiena
Vieni piano, vieni,
Gambe intrecciate alle lenzuola
Bocca a bocca
Voci stravolte.
Vieni dolcemente
O i vicini sentiranno.
Avevi mai fatto l’amore
Con la tv accesa?
Per risparmiare ai vicini
Padroni di casa
Le sue urla nelle nostre orecchie
Venimmo…
Nessuno la sentì gridare
Il suo sangue sulle nostre mani
Sì –
Venendo,
Non piano –
Oltre il sopportabile;
In faccia ai vivi
A dispetto dei morti
Dimenticando il clamore
L’odio
(immagina –
La gioia
Non celata
Di due donne,
Soprattutto
Donne)
Due donne
Insieme –
Finalmente sole
Al calare della notte nei giardini umidi
In una serata buia
Con la tv spenta.
Muori piano –
Muori piani –
O i vicini sentiranno.”

Mary Dorcey, “Vieni piano o i vicini sentono” 

*****

La stanza vuota

“Nella mia testa
c’è sempre stata una stanza vuota per te
quante volte ci ho portato dei fiori
quante volte l’ho difesa dai mostri

Adesso ci abito io
e i mostri sono entrati con me”

Michele Mari, da “Cento poesie d’amore a Ladyhawke”

*****

L’amore e la tavola periodica
“Io Mercurio,
tu il mio Sole.
Io idrogeno, tu ossigeno,
noi due acqua.
Io il tuo scudo di titanio,
proteggo l’argento vivo della tua risata,
il tuo sguardo allo xenon.
Tu pagliuzza,
io cercatore d’oro.
Il mio blu cobalto,
che tu sia mare o cielo di notte.
Entrambi di rame,
tu capolavoro sbalzato,
io conduttore più che condottiero.
Noi
calcio champagne e, quando serve, catenaccio.
Enrico Ameri e Sandro Ciotti,
la poesia delle partite alla radio.
Noi
nostalgia di piombo,
la fatica e l’arte del ferro battuto,
sodio metallico in acqua di mare.
Io sasso, tu stagno,
noi onde concentriche.”
Emilio Varricchio, “L’amore e la tavola periodica” – Fonte: Paesìa
*****
Massimo Kaufmann, dalla serie “Sistema periodico”
*****

Voglio la tua rabbia. Voglio il tuo fuoco

“Non essere spirituale con me, amore
mio.

Sii onesto, piuttosto!

Arrabbiati.
Dimmi come ti senti
veramente.

Dimmi quanto sei incazzato.

Urla.
O piangi.
Mostrami la tua
vulnerabilità.

Esprimi quello che ti tormenta.

Di’ le cose sbagliate.
Fai casino.

Non m’importa.
Possiamo rimettere a
posto dopo.

Voglio solo incontrarti.
Ora.

Non aspettare di trovare le parole perfette.

Non aspettare che il tuo prezioso fuoco
si sia spento.

O che le tue lacrime si siano asciugate.
Non c’é da vergognarsi nell’’essere un
disastro.

La rabbia non è “non spirituale”.

È bellezza. È potere.

Voglio incontrarti oltre la maschera.
Oltre il bambino carino, la brava bambina.

Lo studente spirituale bene addestrato.
L’esperto.
Quello calmo.

Quello a cui non è mai stato permesso
alzare la voce.

Voglio sentire le tue maledette fiamme!
Voglio sentire la tua verità!

La tua passione!
Ciò di cui hai bisogno!
Ciò che desideri!

Le tue aspirazioni non corrisposte!
Le tue speranze frustrate!

Non preoccuparti di ferirmi.

Lascia semplicemente che la vita parli
attraverso te. Adesso.

Mi prenderò la responsabilità della mia personale sofferenza.

Per favore. Preferisco ricevere la tua
pura rabbia ORA
ad anni di storie, biasimo, risentimento,
e aggressività passiva.

Lascia perdere le stronzate spirituali.
Dimmi solo che cazzate ho fatto.

Porta tutto allo scoperto.

Non ti umilierò.

E possiamo ripartire da lì.”

Jeff Foster, “Voglio la tua rabbia. Voglio il tuo fuoco”

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Nella cena mi avanza mezza pizza

“Nella cena mi avanza mezza pizza.
Che sensazione strana.
Dietro al vetro, la notte, il mare, agosto.
Che tristezza,
mi avanza mezza notte,
mi avanza mezza luna,
mezzo mare:
la parte
che spettava a te
di quel nostro noi.
E mi avanza e mi manca mezzo io
perché mi manchi tu,
mia mezza vita.”
Miguel D’Ors
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L’amore è…
“L’amore è quando due persone fanno una contrada.
Una è casa e l’altro è campo arato,
uno è pozzo e l’altra fontana,
una è la finestra e l’altro il cane che attraversa la strada.”
Franco Arminio, da “L’infinito senza farci caso”, 2019
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Foto Pinterest
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Se vuoi vengo a cercarti
“Se vuoi vengo a cercarti.
Magari un giorno che sei in silenzio.
Mi metto al posto del tuo dolore
e facciamo una torta, solo per noi.
Non sono bravo a dosare farina,
però se vuoi, dico un giorno che
sei in silenzio, vengo e disegno
sul tagliere una faccia che ride,
con una riga all’insù.
Se vuoi facciamo finta
di essere felici,
esagerando,
anche sposati da due ore.
Magari il vino lo porto io.
Porto tutto quello che non
si può dimenticare: una favola,
un pretesto, una barca di carta
da “scivolarci” sull’acqua.
Se vuoi ti parlo di qualcosa
di nuovo, invento una storia dove
noi siamo qualcuno.
Niente ipocrisie, solo città reali
e buste della spesa.
Un inverno, un’estate, una foglia
raccolta per caso prima di suonare
al tuo campanello.
Prima di specchiarmi
un’ultima volta sul vetro
della macchina:
vanità del primo bacio,
del primo appuntamento,
del “rosso di sera
bel tempo si spera”,
ironia che sposta paura.
Dico, se vuoi.
Se vuoi guardiamo il giorno
diventare notte, una poesia che,
lenta, cuoce nel forno.
Dico la torta di prima, anzi no,
la poesia, non lo so…
Ma se vuoi vengo a cercarti
senza fretta, con la solidità di
“chi cerca trova”.
Con la saggezza nelle mani
e la voglia di imparare a trovarti
un po’ di felicità,
(di perfette cotture all’interno),
che si taglia bene e il coltello non
si attacca.
Ma solo se vuoi.
Dico che se riusciamo a trovarci,
proveremo a cercare un piatto piano
per due, per noi, come il profumo
che sentivamo da bambini …
una torta sul tavolo della cucina, dico.
Dico che se vuoi, io parto anche ieri,
arrivo prima che ancora è oggi.
Magari porto un tovagliolo per
asciugarti le lacrime e lo zucchero
a velo, per decorare le tue labbra.
Se vuoi vengo a cercarti in un giorno
di festa o feriale, non importa.
Un giorno che hai silenzio nello
stomaco.
Un giorno che, se vuoi, facciamo
anche una torta,
e disegno una riga all’insù.”
Gianluca Nadalini, da “Ricomincio da uno”
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Non ti chiedo di darmi un bacio

“Non ti chiedo di darmi un bacio.

Non chiedermi scusa
quando penso che tu abbia sbagliato.

Non ti chiederò nemmeno di abbracciarmi quando ne ho più bisogno,
non ti chiedo di dirmi quanto sono bella,
anche se è una bugia,
né di scrivermi niente di bello.

Non ti chiederò nemmeno di chiamarmi
per dirmi com’è andata la giornata,
né di dirmi che ti manco.

Non ti chiederò di ringraziarmi
per tutto quello che faccio per te,
né che ti preoccupi per me
quando i miei animi sono a terra,
e ovviamente, non ti chiederò
di appoggiarmi nelle mie decisioni.

Non ti chiederò nemmeno di ascoltarmi quando ho mille storie da raccontarti.

Non ti chiederò di fare niente, nemmeno di stare al mio fianco per sempre.

Perché se devo chiedertelo, non lo voglio più.”

Frida Kahlo

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Colpo da maestro

“Non ti chiedo nemmeno di riposare, minuta
impellente donna mia.
Perché questo scherzo d’amore, questo
colpo da maestro di sentirci necessari
ha guadagnato terreno, ci ha sollecitato sapientemente:
siamo diventati matti.

Abbiamo stabilito che questo è l’amore.
Resta da sapere solo come ce ne serviremo
in che senso buono per tutti
e prima che sia troppo tardi.”

Omar Lara (1941-2021), poeta cileno

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Cucire

“Vorrei tu fossi l’ago del rammendo,
io il tuo refe doppiato a trapassarti
sgomitolato da me stesso inquieto
e posti insieme noi, siamo un cucire.
è un verbo di lavoro e ha un senso caro
di coppia che rinsalda opposti lembi
ma, soli, tu puoi solo le punture
e io afflosciare, rete senza un mare.”

Guido Oldani

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Oggi mi sono innamorato almeno due volte

“Oggi mi sono innamorato almeno due volte
ed è ancora mezzogiorno e mezza.
L’ho fatto senza pensarci e senza
badare al costo di un discorso
e di un odore maldestro
entrato con forza nel senso
di due parole sconnesse.
Oggi sono stato onesto almeno due volte
ho capito che l’amore sono io che amo
due volte e due volte muoio senz’amore.”

Giovanni Sepe

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Tsukioka Yoshitoshi, “Una giovane donna del periodo Kansei che gioca con il suo gatto”, 1888

*****

Tu mi vorresti come uno dei tuoi gatti

“Tu mi vorresti come uno dei tuoi gatti
castrati e paralleli: dormono in fila infatti
e fanno i gatti solo di nascosto
quando non li vedi. Ma io non sarò mai
castrata e parallela. Magari me ne vado,
ma tutta di traverso e tutta  intera.”

Patrizia Cavalli, da “Pigre divinità e pigra sorte”

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Anne Brigman, “The Breeze”, 1909

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La verità, vi prego, sull’amore

“Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo
e alcuni che è un’assurdità
e quando ho domandato al mio vicino, che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che non era il caso, no.
Assomiglia a una coppia di pigiami o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare quello dei cammelli o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un prugno o è lieve come morbido piumino?
È tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.
I manuali di storia ce ne parlano in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle cronache dei suicidi
e l’ho visto persino scribacchiato sul retro degli orari ferroviari.
Ha il latrato di un alsaziano a dieta o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione su una chitarra o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.
Sono andato a guardare in un capanno, lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead, e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo, o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio e non era nemmeno sotto il letto.
Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.
Quando viene, verrà senza avvisare, proprio mentre sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.”

Wystan Hugh Auden, da “La verità, vi prego, sull’amore”

*****

Amore mio
“Siamo come una coppia di rane
che si crogiolano in una pentola
scaldata a fuoco lento sui fornelli,
che si bea dell’acqua tiepida
e chiama tutte le rane
da tutti gli stagni e pozzanghere
che si affrettino a raggiungerli
in questo paradiso tropicale
al quale non sapranno resistere
vedendo parenti e amici
che sguazzano là sotto
senza la benché minima angustia.”
Charles Simic, “Amore mio, da “No Land in Sight”, 2022
*****
Al mio amante che torna da sua moglie
“Lei è ancora tutta lì.
Fu forgiata per te con attenzione,
e modellata, fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie preferite.
Mio caro, lei è stata sempre lì.
Infatti, come vedi, è deliziosa.
Un fuoco d’artificio di febbraio
e concreta come pentola di ghisa.
Diciamolo, son stata di passaggio.
Un lusso. Scialuppa rosso fuoco nella baia.
Fumo dal finestrino i miei capelli.
Piatto di vongole fuori stagione.
Lei è più di tutto questo. Devi averla,
è il tuo esotismo e la tua normalità.
Non è un esperimento. Lei è armonia.
Mantiene saldi i remi negli scalmi,
a colazione ha messo fiori alla finestra
a mezzogiorno s’è seduta al tornio,
sotto la luna ha esposto tre bambini,
tre cherubini michelangioleschi,
l’ha fatto con le gambe spalancate
nei terribili mesi alla cappella.
Se guardi in alto, ecco i tuoi bambini,
su nella volta, come palloncini.
Li ha anche messi a nanna dopo cena,
che puntavano i piedi a testa bassa,
uno per uno, e ha vinto il loro poco
sonno cantando con il volto acceso.
Ti rendo il cuore indietro. Torna pure –
ti do il permesso – torna a quella sua
miccia che pulsa in lei rabbiosamente
nella sporcizia, alla puttana che c’è in lei,
torna al sepolcro della sua ferita,
la rossa, piccola ferita viva,
alla pallida luce tremolante
sotto il costato, al marinaio brillo
in attesa sul suo polso sinistro,
alle ginocchia da madre, al reggicalze
ed alle calze, e al modo in cui ti chiama;
al modo strano in cui ti chiama quando –
perso tra le sue braccia ed il suo seno –
le strappi il nastro arancione dai capelli
e rispondi al modo strano in cui ti chiama.
Lei è talmente nuda e inimitabile.
La somma di te stesso e dei tuoi sogni.
Montala come se fosse un monumento,
un passo dopo l’altro. Lei è solida.
Per quanto mi riguarda, non temere.
Io sono un acquerello. Mi disciolgo.”
Anne Sexton – Traduzione di Luca Alvino
*****
Jarek Puczel, dalla serie “Lovers”
*****
Sesso, consolazione della miseria!
“Sesso, consolazione della miseria!
La puttana è una regina, il suo trono
è un rudere, la sua terra un pezzo
di merdoso prato, il suo scettro
una borsetta di vernice rossa:
abbaia nella notte, sporca e feroce
come un’antica madre: difende
il suo possesso e la sua vita.
I magnaccia, attorno, a frotte,
gonfi e sbattuti, coi loro baffi
brindisi o slavi, sono
capi, reggenti: combinano
nel buio, i loro affari di cento lire,
ammiccando in silenzio, scambiandosi
parole d’ordine: il mondo, escluso, tace
intorno a loro, che se ne sono esclusi,
silenziose carogne di rapaci.
Ma nei rifiuti del mondo, nasce
un nuovo mondo: nascono leggi nuove
dove non c’è più legge; nasce un nuovo
onore dove onore è il disonore…
Nascono potenze e nobiltà,
feroci, nei mucchi di tuguri,
nei luoghi sconfinati dove credi
che la città finisca, e dove invece
ricomincia, nemica, ricomincia
per migliaia di volte, con ponti
e labirinti, cantieri e sterri,
dietro mareggiate di grattacieli,
che coprono interi orizzonti.
Nella facilità dell’amore
il miserabile si sente uomo:
fonda la fiducia nella vita, fino
a disprezzare chi ha altra vita.
I figli si gettano all’avventura
sicuri d’essere in un mondo
che di loro, del loro sesso, ha paura.
La loro pietà è nell’essere spietati,
la loro forza nella leggerezza,
la loro speranza nel non avere speranza.
Pier Paolo Pasolini, da “La religione del mio tempo”, 1961
*****
Embraceable you
“È triste mettere Gershwin senza poterti abbracciare.
Siamo il bianco e nero di un vecchio film:
le coppie che ballano e le navi da guerra
che salperanno all’alba. Forse ero quel ragazzo
che morì in battaglia, e tu quella ragazza
che non scorderà mai la canzone.
Viviamo nell’ombra la mattina perduta
in oscuri ballabili. Oggi, quella musica
si suona ai concerti e nessuno la balla più.
Abbiamo sbagliato i tempi, distrutto i ricordi.
La festa sta finendo: tieni l’ultimo ballo
– la luce dorata del sax e un brano di Gershwin –
per quando si avvicina
l’ora di imbarcarsi sulla nave da guerra.”
Joan Margarit, “Embraceable you”, da “Poesia d’amore completa”, 2001
*****
Jack Vettriano, “Anniversary Waltz”

*****

Vorrei essere pane
“Vorrei essere pane
e lasciare che tu mi prenda
come capita
– per avidità
appetito
o abitudine dell’ora.
Vorrei essere pane
perché tu avessi almeno
il dovere di poggiarmi
alla tua tavola
– in offerta
senza più la libertà d’affamarti.
Vorrei essere pane
perché l’unico dolore
sarebbe quello del coltello
che incide la crosta.
Poi saresti lieve
pur nell’ansia di conoscere
il mio cedevole bianco.
Vorrei essere quel pane
che tu dovresti avere lo scrupolo
d’impastare
e per il quale ti leveresti
a trascurare le notti.
A farmi crescere
sotto il panno di cure
della tua carne.”
Elisa Ruotolo, da “Corpo di pane”, 2019
*****

Immagine: Marco Lodola, “Vespa”, Scultura luminosa

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