Pensieri

Il dizionario dell’amore secondo Zygmunt Bauman

20.02.2022
Amore
“L’amore è diventato una delle pedine nell’infinito gioco della condizione umana in cui si contrappongono sicurezza e libertà: un gioco che vede attivamente coinvolti e impegnati – a volte con entusiasmo, altre volte con animosità – tutti noi che pratichiamo l’arte della vita e ne siamo i prodotti principali o secondari, i creatori, gli autori e gli attori…
In ogni amore, ci sono almeno due esseri, ciascuno dei quali è la grande incognita nelle equazioni dell’altro. È questo che fa percepire l’amore come un capriccio del destino: quello strano e misterioso futuro, impossibile da predire, prevenire o evitare, accelerare o arrestare. Amare significa offrirsi a quel destino, alla più sublime di tutte le condizioni umane, una condizione in cui paura e gioia si fondono in una miscela che non permette più ai suoi ingredienti di scindersi. E offrirsi a quel destino significa, in ultima analisi, l’accettazione della libertà nell’essere: quella libertà che è incarnata nell’Altro, il compagno in amore”.
“A volte è difficile distinguere l’adorazione della persona amata dall’auto-adorazione; si può rilevare la traccia di un ego esuberante ma insicuro, ansioso di veder confermati i propri incerti meriti nel suo riflesso allo specchio, o meglio ancora in un’immagine opportunamente ritoccata. Non è forse vero che parte del mio valore esclusivo è stato trasmesso alla persona che io (ricordate: io, io stesso, esercitando la mia sovrana volontà e discrezione) ho scelto, eleggendola tra la folla di persone anonime e comuni a mia – e mia soltanto – compagna? Nell’abbacinante splendore della persona prescelta, la mia stessa incandescenza trova il suo scintillante riflesso. Accresce la mia gloria, la conferma e la avalla, porta la notizia e la prova della mia gloria ovunque vada.
Ma ne sono proprio sicuro?”
Desiderio
“Se il desiderio vuole consumare, l’amore vuole possedere. Se il soddisfacimento del desiderio coincide con la distruzione del suo oggetto, l’amore cresce insieme alle sue acquisizioni e si realizza nella loro durabilità. Se il desiderio è autodistruttivo, l’amore è autoperpetuante. Al pari del desiderio, l’amore è una minaccia per il proprio oggetto. Il desiderio distrugge il proprio oggetto, distruggendo nel processo se stesso; la rete protettiva che l’amore tesse amorevolmente intorno al proprio oggetto amato schiavizza l’oggetto stesso. L’amore cattura e pone il prigioniero sotto custodia; esegue un arresto per proteggere l’arrestato. Desiderio e amore agiscono con finalità contrapposte. L’amore è una rete gettata sull’eternità, il desiderio è uno stratagemma per risparmiarsi l’onere di tessere la rete. Fedele alla propria natura, l’amore si sforza di perpetuare il desiderio. Il desiderio, per contro, sfugge alle manette dell’amore”.
Eros
“Certo, Eros non è morto. Ma è stato esiliato dal suo regno ereditario e condannato a vagare senza meta, a trascinarsi senza posa nell’interminabile – perché eternamente vana – ricerca di un riparo. Oggi Eros lo si trova dappertutto, ma in nessun luogo resterà a lungo. Non ha indirizzo fisso: se desiderate trovarlo, scrivetegli fermoposta, e sperate bene”.
Legami
“I legami sono stati sostituiti dalle “connessioni”. Mentre i legami richiedono impegno, ‘connettere’ e ‘disconnettere’ è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza”.
Routine
“La prospettiva dell’invecchiare sembra ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l’assenza di ‘novità’. Quella ‘novità’ che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti ‘usa e getta’, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso… Le emozioni passano, i sentimenti possono essere coltivati”.
Zygmunt Bauman, da “Amore liquido”, 2003
Seduzione
“I corteggiamenti protratti e la lenta, complessa opera di seduzione di cui oggi si può soltanto leggere nei romanzi di un tempo non sono altrettanti impedimenti: ostacoli superflui, ridondanti, gravosi e irritanti che intralciano la strada verso ‘l’obiettivo finale’ (come è stato fatto credere), bensì componenti importanti, forse addirittura basilari, di quello stesso obiettivo – anzi di tutto ciò che è erotico e ‘sexy’, del suo fascino e della sua attrattiva”.
Zygmunt Bauman, da “Modernità liquida”, 1999
Sesso
“Oggi ci si attende che il sesso sia autonomo e autosufficiente, che ‘stia sulle proprie gambe’, che venga giudicato esclusivamente in base alla soddisfazione che può arrecare (anche se di norma si ferma ben al di sotto delle aspettative alimentate dai media). Non sorprende che anche la sua capacità di generare frustrazione e di esacerbare quello stesso senso di straniamento che si sperava potesse curare, sia cresciuta a dismisura. La vittoria del sesso nella grande guerra d’indipendenza si è rivelata, nella migliore delle ipotesi, una vittoria di Pirro. Sembra che la pozione magica produca sofferenze non meno numerose e forse più acute di quelle che prometteva di curare”.
Zygmunt Bauman, “Cose che abbiamo in comune”, 2010
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Nell’immagine: Roy Lichtenstein, “The kiss”, 1962

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