Fosforescenze

“Cose da non fare mai: per esempio, la guerra”

25.02.2022
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“Un giorno la guerra finirà e io tornerò alla mia poesia”
Abu Attayyeb, eteronimo di Mahmud M. al Tawil, poeta siriano
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“Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.”

Gianni Rodari, da “Promemoria”

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“La guerra è guerra, da una parte e dall’altra. Per me, ha solo la faccia della morte.”

Un soldato ucraino del Donbass (6 marzo 2022: guerra russo-ucraina)

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“Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.”

Pablo Neruda

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“Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno rimarrebbe nelle mie file.”

Federico II, re di Prussia

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“La guerra non restaura diritti, ridefinisce poteri.”

Hannah Arendt

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“Io non credo nella guerra come strumento. C’è un dato inoppugnabile: che la guerra è uno strumento ma non funziona, semplicemente non funziona.”

Gino Strada

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“Se la guerra non viene buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia.“

Gino Strada

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“Quando chi sta in alto parla di pace
la gente comune sa
che ci sarà la guerra.

Quando chi sta in alto maledice la guerra
le cartoline precetto sono già compilate.”

Bertolt Brecht

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“Sul muro c’era scritto col gesso
viva la guerra.
Chi l’ha scritto
è già caduto.”

Bertolt Brecht, da “Sul muro”

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“Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta.”
Bertolt Brecht, da “A coloro che verranno”

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“Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono che essa si chiama «bellum» per antitesi, perché non ha niente di buono né di bello; la guerra è «bellum» nello stesso senso in cui le Furie sono le «Eumènidi». Altri preferiscono far derivare la parola «bellum» da «bellua», belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco.”

Erasmo da Rotterdam, da “L’elogio della follia”

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“Guerra semina guerra, da guerra finta nasce guerra vera, da guerra piccina guerra poderosa. […] Anche i grammatici hanno intuito la natura della guerra: alcuni sostengono ch’essa si chiama bellum per antitesi, perché non ha niente di bello né di buono; la guerra è bellum nello stesso senso in cui le Furie sono le Eumenidi. Altri preferiscono far derivare la parola bellum da bellua, belva: perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco. Ma a me, definire animalesco e bestiale un conflitto armato, sembra ancora inadeguato. In effetti, gli animali vivono per lo più concordemente e socievolmente all’interno della propria specie, si muovono in gruppo, si difendono e si aiutano reciprocamente. […] Cane non mangia cane; il serpente non aggredisce il suo simile; v’è pace tra le bestie velenose. Ma, per l’uomo, non c’è bestia più pericolosa dell’uomo. […] E’ minor male essere apertamente turco o giudeo che ipocritamente cristiano”.

Erasmo da Rotterdam, “La guerra è dolce per chi non la conosce” (“Dulce bellum inexpertis”), 1508

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Foto di Nino Fezza cinereporter

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“Chi è che semina le guerre? Se tra uno o tra dieci anni una nuova guerra mondiale scoppierà, dove troveremo il responsabile? Nell’ultima guerra la identificazione parve facile: bastò il gesto di due folli che avevano in mano le leve dell’ordigno infernale, per decretare il sacrificio dei popoli innocenti. Ma oggi quelle dittature sono cadute: oggi le sorti della guerra e della pace sono rimesse al popolo. Questo vuol dire, infatti, democrazia: rendere ogni cittadino, anche il più umile, corresponsabile della guerra e della pace del mondo: toglier di mano queste fatali leve ai dittatori paranoici che mandano gli umili a morire, e lasciare agli umili, a coloro ai quali nelle guerre era riservato finora l’ufficio di morire, la scelta tra la morte e la vita.
Ma ecco, si vede con terrore che, anche cadute le dittature, nuove guerre si preparano, nuove armi si affilano, nuovi schieramenti si formano. Chi è il responsabile di questi preparativi? Si dice che gli uomini, che oggi sono al potere, sono stati scelti dal voto degli elettori: si deve dunque concludere che le anonime folle degli elettori sono anch’esse per le nuove carneficine?
Questa è oggi la terribile verità. La salvezza è solo nelle nostre mani; ma ognuno di noi, se la nuova guerra verrà, sarà colpevole per non averla impedita. […]
Se domani la guerra verrà, ciascuno di noi l’avrà preparata. Non potremo nascondere la nostra innocenza dietro l’ombra dei dittatori: quando c’è la libertà, tutti sono responsabili, nessuno è innocente.”

Piero Calamandrei, da un articolo del 1946

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“Ho superato i monti, guadato i fiumi, come la guerra li aveva superati e guadati in un urlo insano. Ho visto l’erba bruciata, i campi riarsi… perché tanta distruzione caduta sul mondo? E la luce mi illuminò i pensieri. Nessun pensiero umano può dare una risposta a un interrogativo inumano. Io non potevo che portare un poco di pietà laddove non era esistita che crudeltà. Quanti dovrebbero avere questa pietà! Allora non importerebbero la guerra, la sofferenza, la distruzione, la paura, se solo potessero da queste nascere alcune lacrime di carità umana. Vorrei continuare in questa mia missione, continuare nel tempo fino alla fine.”

Dal film “L’arpa birmana”, diretto da Kon Ichikawa nel 1956 

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L’abito moderno, di circoscrivere tutta l’attenzione all’individuo, alla sua breve avventura terrena, fa sì che la maggior parte degli odierni libri di guerra renda immagine di un calvario senza aureola, di un mondo governato da un caso sciocco o maligno. E non può che essere altrimenti, finché unità di misura sia l’individuo. Vista nella sua realtà bruta, tutta la guerra di trincea sarebbe null’altro che un’agonia di animali in agguato.“

Mario Praz , da “Cronache letterarie anglosassoni”,  Vol. II

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“L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.”

Sandro Pertini, dal discorso di Insediamento del Presidente della Repubblica alle Camere, 9 luglio 1978

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Otto Dix, “Trittico della guerra”, 1928

 

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“In tempo di pace i figli seppelliscono i padri, ma in tempo di guerra sono i padri a seppellire i figli.”
Attribuita a Creso, in Erodoto, “Storie”, libro I, 87
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“Ogni guerra, qualunque sia il suo esito, contiene sempre il germe di una guerra successiva. Ed è più che naturale. Un atto di prepotenza offende sempre qualche diritto. L’offeso fa valere presto o tardi le sue ragioni e allora il nuovo conflitto viene risolto da una nuova prepotenza, gravida di ingiustizie, e così di seguito senza fine.”

Bertha von Suttner (Nobel per la Pace del 1905), da “Giù le armi”, 1889

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“Potevano scegliere tra il disonore e la guerra; hanno scelto il disonore, avranno la guerra”

Winston Churchill, a proposito della Conferenza di Monaco del 1938

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Foto di Clive Limpkin, Northern Ireland,1969

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“La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!”

Genesi 4,1-16

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“Mi sono risolto.
Mi sono voltato indietro.
Ho scorto
uno per uno negli occhi
i miei assassini.
Hanno
– tutti quanti – il mio volto.”

Giorgio Caproni, “Rivelazione”, da “Il franco cacciatore”

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“La guerra è la nostra specialità di gente umana. È antica quanto noi, non si riesce a stare senza. Non è altro che l’autorizzazione ad ammazzare. Sembra che spunti in ogni generazione. Anche Natale è frutto di una guerra, l’esercito romano che impone in pieno inverno un censimento alla nazione conquistata.”

Erri De Luca, da “L’ospite della vigilia”

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“Si sta in una guerra anche per vergogna di rimanerne fuori.“

Erri De Luca, da “Tre Cavalli”

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“Passerà questo battito amaro
di un mondo trafitto
dove i fiori si posano scalzi
sul gelo
e gli alberi intristiscono
a primavera.”

Irene Solinas

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“Il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento bensì sottomettere il nemico senza combattere.”

“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”

“Il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento bensì sottomettere il nemico senza combattere.”
E ancora più importante:
“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”

Sun Tzu, da “L’Arte della Guerra” (VI-V secolo a. C.)

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“S’incontrano, come faranno domani, per uccidersi l’un l’altro, si massacrano, mutilano decine di migliaia di uomini, e poi celebrano funzioni di ringraziamento per il fatto d’aver ammazzato molte persone (il cui numero viene inoltre esagerato) e proclamano la vittoria, credendo che quanta più gente hanno ucciso, tanto maggiore sarà il merito. Come fa Dio di lassù a guardare e ad ascoltarli!”

Lev Tolstoj, da “Guerra e pace”

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“Ancora una volta riconosciamo il fascista dal grido: Viva la morte! Tutti quelli che dicono “Viva la morte!” sono dei fascisti.
Dalla morte non può passare alcuna bellezza […]. Tutto in me si offende quando vedo forme che si riattaccano a un qualunque culto della morte. Perché, ancora una volta, è questo il fascismo, è questa la tirannia.”

Gilles Deleuze, da “Lezione a Vincennes”, 1980

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“Forse, quando commemoriamo la guerra, dovremmo toglierci i vestiti e dipingerci di blu e camminare per tutto il giorno a quattro zampe grufolando come maiali. Questo sarebbe indubbiamente più appropriato di qualsiasi nobile discorso e sventolio di bandiere e presentat’arm con fucili ben oliati.“

Kurt Vonnegut, da “Ghiaccio-nove”, 1963

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“Tanto più lo scopo della guerra verrà a coincidere con il fine politico e tanto più puramente militare e meno politica sembrerà essere la guerra.”

Karl Von Clausewitz, da “Della guerra”, 1832

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“Il cielo era stellato, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva se sotto un cielo così potessero vivere uomini senza pace.”
Fëdor Michajlovič Dostoevskij, da “Le notti bianche”, 1848
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  Bonvi, “Sturmtruppen”
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“La sera prima della battaglia, il colonnello chiamò i suoi ufficiali e disse loro: «Signori, “militare” è un aggettivo che seguendo il sostantivo ne peggiora il significato. Noi rispettiamo lo Stato, ma temiamo lo Stato militare; amiamo la Vita, sopportiamo la vita militare; ammiriamo il Genio, ma il genio militare non ha fatto i ponti. Stanotte alle tre avremo una sveglia militare, un caffè militare e una marcia verso il fiume. Poi: per alcuni l’ospedale militare, per altri un cimitero militare e per altri ancora una medaglia al valor militare. Conto sul vostro umorismo.
Signori, siete in libertà».”
Ennio Flaiano, da “Taccuino 1956”, in “Diario notturno”
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“Vien dicembre lieve lieve,
si fa la battaglia a palle di neve:
il fantoccio crolla a terra
e cosi cade chi vuole la guerra!”
Gianni Rodari, da “Filastrocca dei 12 mesi”
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“Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva.”
Etty Hillesum, da “Diari 1941-1942”
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“Due guerre mondiali erano forse prodotto della logica? Il genere umano si dibatteva in paludi di assurdo, tenebra, mistero, magia, eppure continuava a parlare di senno. Era una follia in sé. La fiduciosa lucidità dei contemporanei era una pericolosa illusione.
Nel Medioevo si era più vicini alla verità di adesso. Allora se non altro si sapeva che agivano poteri sinistri. Li si chiamava persino per nome: Satana, Lucifero, Belial. La gente moderna era resa folle dalla ragione. Una banda di intellettuali aveva portato il genere umano sul limite dell’abisso.”
Isaac Bashevis Singer, da “Ombre sull’Hudson”, 1957
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Otto Dix, dalla serie “Der Krieg”, 1924
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“Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno rimarrebbe nelle mie file.”
Federico II, re di Prussia
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“Mal sopporto chi si ammazza pregando e prega ammazzando, chi maneggia libri sacri e carri armati a pari titolo, chi confonde salmi e missili, chi si ricorda di santificare le feste ma non trascura di moltiplicare i sepolcri.”
Luigi Pintor, da “I luoghi del delitto”, 2003
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“E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: NOI RICORDIAMO.
Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tal quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra.”
Ray Bradbury, da “Fahrenheit 451”, 1956
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