Pensieri

Quelli in alto, quelli in basso e quelli nel mezzo

02.03.2022

Dall’oceano dell’abbandono, si levano le isole dal privilegio. Sono lussuosi campi di concentramento, dove i facoltosi si ritrovano solo coi facoltosi e non possono dimenticare mai, nemmeno per un momento che sono facoltosi. In alcune delle grandi città latinoamericane, i sequestri si sono fatti abitudine, e i bambini ricchi crescono rinchiusi dentro la bolla della paura. Abitano magioni circondate da mura, grandi case o gruppi di case circondate da recinzioni elettrificate e da guardie armate, e sono giorno e notte vigilati dalla guardia del corpo e dalle telecamere di sicurezza a circuito chiuso. I bambini ricchi viaggiano, come il denaro, in auto blindate. Non conoscono, se non di vista, la propria città. Scoprono la metropolitana a Parigi o a New York, ma non la usano mai a San Pablo o nella capitale del Messico.
Essi non vivono nella città dove abitano. Gli è precluso quel vasto inferno che è in agguato al loro minuscolo cielo privato. Oltre le frontiere, si estende una regione del terrore dove la gente è molta, brutta, sporca e invidiosa. In piena era della globalizzazione, i bambini non appartengono oramai a nessun posto, ma quelli che hanno meno posto di tutti sono proprio quelli che hanno più cose: essi crescono senza radici, privi di identità culturale, e senza più senso sociale se non la certezza che la realtà è un pericolo. La loro patria sta nelle marche di prestigio universale che contraddistinguono i loro vestiti e tutto quello che usano, e il loro linguaggio è il linguaggio dei codici elettronici internazionali. Nelle città più diverse, e nei più distanti posti del mondo, i figli del privilegio si somigliano tra loro, nelle loro abitudini e nelle loro tendenze, come si somigliano tra loro gli shopping centers e gli aeroporti, poiché stanno fuori del tempo e dello spazio. Educati nella realtà virtuale, si diseducano nell’ignoranza della realtà reale che esiste solo per essere temuta o per essere comprata.
Fast food, fast cars, fast life: da quando nascono, i bambini ricchi sono allenati per il consumo e per la fugacità, e trascorrono l’infanzia convincendosi che le macchine sono più degne di fiducia delle persone. Quando arriva l’ora del rituale di iniziazione, sarà loro offerto in dono il primo blindato multi-terreno, con trazione a quattro ruote. Durante gli anni dell’attesa, essi si lanciano a tutta velocità sulle autostrade cibernetiche e confermano la loro identità divorando immagini e merci, facendo zapping e facendo shopping. I ciberniños navigano per il ciberspazio con la stessa scioltezza con cui i bambini abbandonati vagano per le strade delle città.
Molto prima che i bambini ricchi smettano di essere bambini e scoprano le droghe che stordiscono la solitudine e mascherano la paura, già i bambini poveri stanno aspirando benzina o colla. Mentre i bambini ricchi giocano alla guerra a colpi di raggi laser, già le pallottole di piombo minacciano i bambini di strada
In America Latina, i bambini e gli adolescenti raggiungono quasi la metà della popolazione totale. La metà di quella metà vive nella miseria. I bambini sono, nella loro maggioranza, poveri; e i poveri sono, nella loro maggioranza, bambini. E tra tutti gli ostaggi del sistema, essi sono quelli che se la passano peggio. La società li spreme, li vigila, li punisce, a volte li uccide: quasi mai li ascolta, mai li comprende.
Dopo avere imparato a camminare, imparano quali sono le ricompense che si concedono ai poveri che si comportano bene: bambini d’ambo i sessi sono la mano gratuita delle officine e dei negozi, o sono la manodopera a prezzo d’affarone delle industrie di esportazione che fabbricano vestiti sportivi per le grandi imprese multinazionali. Sono schiavi o schiave dell’economia familiare o del settore informale dell’economia globalizzata, dove occupano lo scalino più basso della popolazione attiva, dove occupano lo scalino più basso della popolazione attiva al servizio del mercato mondiale: Negli immondezzai delle città di Messico, Manila o Lagos, raccolgono vetri, lattine e carta, e disputano gli avanzi di cibo con gli avvoltoi.
Si immergono nel mare di Java, cercando perle.
Cercano diamanti nelle miniere del Congo.
Sono talpe nelle gallerie delle miniere del Perù, indispensabili per la loro bassa statura, e quando i loro polmoni non ce la fanno più, vanno a finire nei cimiteri clandestini.
Raccolgono caffè in Colombia e in Tanzania, e si avvelenano coi pesticidi.
Si avvelenano con pesticidi nelle piantagioni di cotone del Guatemala e nelle bananiere del Honduras; in Malesia raccolgono il latte degli alberi di caucciù, in giornate di lavoro che vanno dall’alba al tramonto.
Stendono i binari per la ferrovia in Birmania.
Al nord dell’India, si distruggono nei forni per il vetro, e al sud nelle fornaci per i mattoni.
In Bangladesh, svolgono più di trecento occupazioni differenti con salari che oscillano tra il niente e quasi il niente per ogni giorno che non finisce mai.
Corrono corse di cammelli per gli emiri arabi e sono fantini pastori nei ranch del Río de la Plata.
Cuciono vestiti in Thailandia e cuciono scarpe da football in Vietnam.
Cuciono palloni da calcio e palle da baseball in Honduras e Haiti.
Affittati dai propri genitori, tessono tappeti in Iran, Nepal e India, da prima dell’alba fino a passata la mezzanotte, e quando qualcuno arriva a riscattarli, domandano: è lei il mio nuovo padrone?
Spacciati a cento dollari dai propri genitori, si offrono in Sudan per prestazioni sessuali ed ogni lavoro.
La prostituzione è il precoce destino di molte bambine e, in minore misura anche di parecchi bambini, nel mondo intero. Per sorprendente che possa sembrare, si calcola che ci sono per lo meno centomila prostitute bambine negli Stati Uniti, secondo una relazione del UNICEF del 1997. In alcuni spiagge del mar dei Caraibi, la prospera industria del turismo sessuale offre bambine vergini a chi possa pagarle.
E gli altri bambini poveri? Degli altri sono molti quelli che sono superflui. Non sono redditizi, non lo saranno mai… essi incominciano rubando l’aria che respirano e dopo rubano tutto quello che trovano. Tra la culla e la sepoltura, la fame o le pallottole normalmente interrompono il loro viaggio. Lo stesso sistema produttivo che disprezza i vecchi, teme i bambini. La vecchiaia è un fallimento, l’infanzia è un pericolo. Ogni volta sono sempre di più i bambini emarginati che nascono con la tendenza al crimine, secondo alcuni specialisti. I bambini che vengono dalle campagne in città, e i bambini poveri in generale, sono potenzialmente di condotta asociale. I governi ed alcuni esperti condividono l’ossessione per i bambini malati di violenza, predisposti al vizio e alla perdizione. Ogni bambino è portatore di una possibile corrente da El Niño, ed è necessario prevenire la devastazione che può provocare. Sono POTENZIALMENTE DELINQUENTI.
Che diritti hanno i nessuno? E i figli di nessuno? La fame li spinge al furto, alla mendicità e alla prostituzione; e la società dei consumi li insulta offrendo quello che nega. Ed essi si vendicano lanciandosi all’assalto, bande di disperati uniti dalla certezza della morte che li aspetta: secondo l’UNICEF, nel 1995 c’erano otto milioni di bambini abbandonati, bambini di strada, nelle grandi città latinoamericane, nel 1993 gli squadroni paramilitari assassinarono sei bambini al giorno in Colombia e quattro al giorno in Brasile.
Tra una punta ed un’altra, il mezzo. Tra i bambini che vivono prigionieri dell’opulenza e i bambini che vivono prigionieri dell’abbandono, stanno i bambini che hanno abbastanza, meglio che niente, ma molto meno che tutto. I bambini della classe media sono ogni volta meno liberi. Ai bambini si confisca loro la libertà, non ci sono oramai garanzie, si volatilizzano i posti di lavoro, svanisce il denaro, arrivare a fine mese è un’impresa. La classe media è soffocata dai debiti e paralizzata dal panico e nel panico alleva i propri figli. Panico di vivere, panico di cadere; panico di perdere il lavoro, l’auto, la casa, le cose, panico di non arrivare ad avere quello che si deve avere per arrivare ad essere.
Afferrati nelle trappole del panico, i bambini della classe media sono sempre più condannati all’umiliazione della reclusione perpetua. Nella città del futuro che sta per essere ormai città del presente, i teleniños, vigilati da bambinaie elettroniche, contempleranno la strada da qualche finestra della loro telecasa: la strada proibita per la violenza o per il panico della violenza, la strada dove succede sempre il pericoloso, ed a volte prodigioso, spettacolo della vita.

Eduardo Galeano, da Educando con l’esempio”, in “A testa in giù: la scuola del mondo alla rovescia”, 1999

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Foto tratta dalla pagina Fb di Anselmo Cilintano Rodrìguez

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