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Difesa dell’allegria
“Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive
difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo stupore e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi
difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli arresti cardiaci
dalle endemie e dalle accademie
difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri
difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dal sudiciume
dalla famosa patina del tempo
dall’insolenza e dall’opportunismo
dai prosseneti della risata
difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle pene
dal caso
e anche dall’allegria
Mario Benedetti, “Difesa dell’allegria”, 2007 – Traduzione di Francesco Luti
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Noi
Eduardo Galeano, “Noi” – Traduzione di Milton Fernàndez
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Ci sono giorni
“Ci sono giorni in cui crediamo
che tutto lo schifo del mondo ci cada
addosso. Poi
usciamo sul balcone e vediamo
i bambini correre cantando
lungo il molo.
Non conosco i loro nomi. Uno
o l’altro mi assomiglia.
Voglio dire: somiglia a quello che fui
quando divenni
luminosa presenza della grazia
o dell’allegria.
Allora si apre un sorriso
su un’estate lontana.
E dura, dura ancora.”
Eugénio De Andrade, “Ci sono giorni”, da “I luoghi del fuoco”, 1998
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Christian Imbriani

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Michael Aboya

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Ode all’allegria
“Allegria
Foglia verde
Caduta dalla finestra.
Minuscola chiarezza
Appena nata,
elefante sonoro
abbagliante
moneta,
a volte
fragile raffica,
o
piuttosto
pane permanente,
speranza compiuta,
dovere svolto.
Ti sdegnai allegria.
Fui mal consigliato.
La luna
mi portò per i suoi cammini.
Gli antichi poeti
mi prestarono occhiali
e posi
accanto ad ogni cosa
un nimbo oscuro,
sul fiore una corona nera,
sulla bocca amata
un triste bacio.
È ancora presto.
Lascia che mi penta.
Avevo pensato che soltanto
se il mio cuore
avesse bruciato
il rovo del tormento,
se la pioggia avesse bagnato
il mio vestito
nella regione violacea del lutto,
se avessi chiuso
gli occhi alla rosa
e toccato la ferita,
se avessi condiviso tutti i dolori,
avrei aiutato gli uomini.
Non fui nel giusto.
Sbagliai i miei passi
Ed oggi ti invoco, allegria.
Come la terra
sei
necessaria.
Come il fuoco
sostieni
i focolari.
Come il pane
sei pura.
Come l’acqua d’un fiume
sei sonora.
Come un’ape
Distribuisci miele volando.
Allegria,
fui un giovane taciturno,
credetti che la tua chioma
fosse scandalosa.
Non era vero, me ne resi conto
quando sul mio petto
essa si sciolse in cascata.
Oggi allegria,
incontrata per strada,
lontano da ogni libro,
accompagnami.
Con te
voglio andare di casa in casa,
voglio andare di gente in gente,
di bandiera in bandiera.
Tu non appartieni soltanto a me,
Andremo sulle isole,
sui mari.
Andremo nelle miniere,
nei boschi.
E non soltanto boscaioli solitari,
povere lavandaie
o spigolosi, augusti
tagliapietre,
mi riceveranno con i tuoi grappoli,
ma i congregati,
i riuniti,
i sindacati del mare o del legno,
i valorosi ragazzi
nella loro lotta.
Con te per il mondo!
Con il mio canto!
Con il volo socchiuso
della stella,
e con la gioia
della spuma!
Io sono debitore verso tutti
perché devo
a tutti la mia allegria.
Nessuno si sorprenda perché voglio
consegnare agli uomini
i doni della terra,
perché ho imparato lottando
che è mio terrestre dovere
propagare l’allegria.
E con il mio canto compio il mio destino.”
Pablo Neruda, “Ode all’allegria”, da “Odi elementari”, 1954
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Una risata
“Una risata.
Forse un giorno
la sentirò prorompermi in gola.
Giorno di gran sole,
risata sopra il mondo,
e poi
due braccia
che mi sollevino ansante
verso la prima stella della sera.“
Sibilla Aleramo, “Una risata”, da “Momenti”, 1920
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Umberto Boccioni, “La risata”, 1911

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Kaneko Misuzu (poetessa giapponese), da “Sei un’eco? La poesia perduta di Misuzu Kaneko, 2016
I Love Home
Nell’immagine: Frida Khalo e Chavela Vargas in una foto di Nickolas Muray del 1945