Pensieri

Le parole sono preziose

21.03.2022
“Vidi arrivare un uomo. Il viso ferito, La lingua legata, la mente in subbuglio. Si presentò all’Intelletto e gli porse i suoi rispetti, Ringraziò Dio per averlo ritrovato. «Se tu sei l’Intelletto» disse «guardami, Trova il mio male e guariscimi».
«Tu che non hai cercato di vederlo un giorno, perché non domandi ad altri dove trovare ciò che chiedi?» «Ho lasciato la carovana della Cupidigia, e sono venuto a te perché ho intuito che tu possiedi la mia cura. Sono allo stremo, e sono qui da te, guarda in che stato sono. Se puoi soccorrermi, asciuga le mie lacrime. Sono caduto prigioniero della Cupidigia, non riesco a liberarmi. Le mura sono solide, non posso demolirle. Molti sono quelli posti a guardia della prigione, militi valorosi dal cuore di ferro. Mille sono i soldati dell’esercito della Cupidigia, ognuno di essi è un valido combattente. Gettano in prigione chiunque cada nelle loro mani e lo incatenano. Ho chiesto loro: «Chi siete? Chi è il vostro capo? Chi sono i vostri compagni?».
Hanno risposto: «Siamo tutti schiavi dell’Ego, La Cupidigia è il nostro capo». Gli inferi sono la dimora dei cupidi, negli inferi essi trovano quiete. Mi hanno seguito, raggirato e catturato, la mia esistenza si è consumata nel miraggio di essere rilasciato».
L’Intelletto ascoltò le sue parole, rifletté e si chiuse in se stesso. Quindi tornò da lui e lo consigliò: «Coloro che si rivolgono a noi hanno salva la vita. Poiché sei venuto a noi, non stare in pena e non inquietarti qualunque cosa ti chiederò di fare. Giungono ora la Modestia e la Povertà, guarda ora in che posizione si trova il nemico».
Il nunzio annunciò: «È arrivata la Modestia».
È vestita di seta e cavalca un destriero dai ricchi finimenti. Dispiega i suoi verdi drappi, tutti si sottomettono e obbediscono al suo volere. I suoi soldati si lanciano in battaglia a destra e a sinistra, il loro cammino risuona di grida e di canti. Il verme dell’Ego li vede e fugge. Ammira la potenza del Creatore! Tutti sono allo sbando, non torneranno più, abbandonano la prole senza voltarsi indietro. Hanno perso il senno e fuggono senza sosta, ormai non serve la spada, l’impresa è compiuta, che senso avrebbe continuare?
Le lame sono insanguinate, i guerrieri vittoriosi, i loro cavalli arabi volano come uccelli. Hanno liberato il paese e la città dalla Cupidigia, hanno schiacciato con la forza i nemici. Maledizioni e blasfemie sono state proferite, nessuno ne esce vivo… Irrompono e invadono il paese, scacciano ragazzi e ragazze, danno fuoco alla città. Il Signore è rientrato dalla battaglia e si è seduto sul trono. Tutti i cavalieri sono richiamati al suo ordine. Il paese e la città sono di nuovo in pace, ovunque tu ti trovi c’è abbondanza di beni. La miseria e la disparità sono sparite, gli approfittatori hanno perso. Tutti sono obbedienti, tutti sono divenuti schiavi del Sultano. Tutti siedono all’assemblea, stringono lietamente le coppe in mano. Hanno abbandonato il lavoro e trascorrono giorni piacevoli, bevono giorno e notte il vino che il coppiere versa loro. Sono in pace, non hanno preoccupazioni, salde sono le loro spalle, sazi i loro ventri. Il pensiero di ciò che faranno non li sfiora, perché tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere gli è garantito perché l’ospite è il Sultano in persona: ecco che senza posa imbandisce tavole su tavole. Molti come te hanno mangiato e si sono saziati, ma il cibo rimane intatto, niente è venuto a mancare. O santo! Non si smette di mangiare e non una portata sparisce. Nessuno sa come tutto ciò sia possibile. Coloro che vivono in questo stato sono i santi, certamente essi vedono il volto dell’Amato. In verità essi sono immortali poiché si rinnovano ogni istante.
Yunus, le parole sono preziose, ora che le possiedi fanne buon uso. Rivolgile tutte a te stesso, considera il cuore un dono di Dio, che sia nobile o umile. Poiché tutto appartiene ai Maestri.”
Abdülbaki Gölpinarli, da “Yunus Emre. Il libro dei consigli e le poesie”

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