Affabulazioni

Bestia ottantaseiesima

27.05.2022

Il Disamore è figlio di una ferita insanabile: la terra riarsa si crepa e partorisce una bestia cinerea. I suoi passi avvizziscono l’erba superstite e il grigiore delle sue orme si propaga e soffoca la pianura.
China il capo sul torrente e prende a bere con la lingua biancastra, ma la corrente si arresta e l’acqua ristagna. Un sole cieco asciuga l’alveo e non resta che un fosso melmoso.
La bestia avanza lenta, con la schiena inarcata e lo sguardo assente, e tutto, fuori e dentro di lei, si spegne.

Bestia ottantunesima

Una voragine si apre sotto le zampe del Panico.
Il muso gli avvampa, lo stomaco gli si contrae. Ha le vertigini e trema.
Precipita nel vuoto, il buio lo ingoia e lo disorienta.
Si agita nel tentativo di aggrapparsi alle pareti del baratro, ma intorno a lui non c’è altro che l’oscurità intangibile.
Schiude le fauci per guaire e dalla bocca gli esce un grido strozzato. Inspira, ma l’aria si rifiuta di entrargli nei polmoni. Il suo corpo non è più suo.
Forse la caduta finirà, forse uno schianto gli fracasserà le ossa. Il cuore gli martella nelle tempie: sta per morire.
D’un tratto respira, ha le zampe ben salde a terra e il sole del primo pomeriggio gli riscalda la schiena. È vivo.
Diventa piccolo, sempre più piccolo, e si trasforma in Sollievo.

Francesco Cangioli, da “Il bestiario delle emozioni” – Fonte: nuova ciminiera.it

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Foto di Sonia Simbolo

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