Linguaggi

Los amorosos

27.05.2022

“La coppia è una comunità i cui membri hanno perso la loro autonomia senza liberarsi della solitudine.”

Simone de Beauvoir, da “Il secondo sesso”, 1949
*****
Los Amorosos
“Quelli che amano tacciono.
L’amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.
Quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano.
Il cuore dice loro che non troveranno mai,
non trovano, cercano.
Quelli che amano vanno come pazzi
perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, dandosi ogni istante,
piangendo perché non salvano l’amore.
Li preoccupa l’amore. Quelli che amano
vivono alla giornata, non possono fare di più, non sanno.
Sempre se ne stanno andando,
sempre, da qualche parte.
Aspettano,
non aspettano nulla, ma aspettano.
Sanno che non troveranno mai.
L’amore è la proroga perpetua,
sempre il passo seguente, l’altro, l’altro.
Quelli che amano sono gli insaziabili
quelli che sempre – meno male! – resteranno soli.
Quelli che amano sono l’idra del racconto.
Hanno serpenti al posto delle braccia.
Le vene del collo gli si gonfiano
anche come serpenti per asfissiarli.
Quelli che amano non possono dormire
perché se si addormentano se li mangiano i vermi.
Nel buio aprono gli occhi
e in loro cade lo spavento.
Trovano scorpioni sotto il lenzuolo
e il loro letto galleggia come su di un lago.
Quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi,
senza Dio e senza diavolo.
Quelli che amano escono dalle loro grotte
tremanti, affamati,
a cacciare fantasmi.
Ridono di quelli che lo sanno tutto,
di quelli che amano per sempre, veracemente,
di quelli che credono nell’amore come una lampada d’olio inesauribile.
Quelli che amano giocano ad afferrare l’acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.
Giocano al lungo, triste gioco dell’amore.
Nessuno si può rassegnare.
Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo.
Vuoti, ma vuoti da una costola all’altra,
la morte li corrode dietro gli occhi,
e loro camminano, piangono fino all’alba
dove treni e galli si salutano dolorosamente.
A volte gli arriva un odore a terra appena nata,
a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute,
a ruscelli d’acqua tenera e cucine.
Quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai imparata,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bella vita.”

Jaime Sabines, “Los Amorosos”

*****

Amore è un faro sempre fisso (Sonetto 116)

“Non sia mai ch’io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.

Se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.”

William Shakespeare

*****

 Maurice Denis, “Corteo nuziale”, 1892

 

*****

Amanti

“Sono grandi, avventurosi, come fatti di luna nel
mezzo della notte.
Ardono come legno. Distillano un’acqua fresca e
deliziosa, come la linfa dei grandi alberi.
Non sembrano venire dalle rocce terrestri: li
immaginiamo germogliati dalle caverne più selvagge e
profonde. O saliti forse da un fosso oceanico
dove hanno appreso dalle sirene l’arte dell’abbraccio
fino ad avere braccia trasformate in serpenti.
Se non avessero nomi come i nostri, non li
crederemmo umani. Li penseremmo abitanti di
stelle sconosciute, di pianeti di frumento.
Nell’ombra si confondono, a volte, con gli
dei. Scivolano e si spaventano come animali,
assomigliando oltremodo agli dei.
Non osano la parola: usano il gemito e il sussurro. Le
parole più corte della terra e più parole, ciò
nonostante.
Quando torno a casa chiederò alla Morte che non
venga per loro. Sarebbe bello che li lasciasse liberi per
sempre e che uscissero per strada abbracciati, come
profeti di un rito vegetale e poderoso.
Noi gli canteremmo canzoni di allegria e gli
metteremmo collari di foglie fresche. Grandi collari
utili come guanciali quando si trovassero
senza cuscini in qualche luogo amaro della
terra.”

Jorge Debravo, “Amanti”

*****

 Pieter Bruegel il Vecchio, “Danza nuziale”1566

*****

Mi parlano spesso dell’amore

“Mi parlano spesso dell’amore
E io, quando mi sento offrire
con tanta leggerezza un problema così grave,
inorridisco.
L’amore è qualcosa
che può capovolgere la storia,
può dannare un’anima
o farla salire in paradiso:
è questione di fortuna.
L’amore è una piramide alata
con radici ben profonde nella terra.
Amore e morte sono la stessa cosa.
L’uomo innamorato non conosce il suo destino:
sa che è stato colpito a morte
da un evento storico,
sa che può morirne,
perché l’amore è un accadimento miracoloso.”

Alda Merini, “Mi parlano spesso dell’amore”, da “Padre mio”

*****

Le prime sette ore di questo mondo
“Non è la vostra casa ma siete qui per amarvi,
proprio ora che tutti siamo persi dietro le nostre porte.
Tu sei seduto sul letto, parli nudo
di quanto tempo e quante strade
hai conosciuto per raggiungerla.
Avete addosso solo il sudore e i respiri di stanotte,
proprio ora che tutti siamo silenzio artificiale.
Tu sei in piedi, lo ascolti nuda,
e nella bottiglia di vino che vi passate
c’è il ritorno di domani, ognuno al proprio sguardo.
Siete bellissime ombre di vent’anni dalla mia finestra,
per baciarvi e per nascondervi il buio non basta.
Non è la vostra casa ma in sette ore
avete creato i sette giorni del cielo e della terra.
Proprio ora che tutti siamo Fine, voi siete Inizio.”
Filippo Kalomenìdis, da “La direzione è storta”
*****
 Jean Van Eych, I Coniugi Arnolfini”,1434
*****
Grande Armonia
“Ho visto l’amore delle frecce,
“io amo te”: arco teso
contro un bersaglio, dove io è il soggetto
e te un complemento, oggetto di una mira,
un caso accusativo.
Ho letto in una lingua antica:
E amerai “al” tuo compagno come te stesso,
(veaavtà lereacà camòca).
Un errore in grammatica,
non un errore in cuore.
Porta amore a qualcuno
porgi il te stesso
ma fino alla soglia.
Fa’ che si chini per alzarlo a sè,
mai che debba staccarselo di dosso.
Fa’ che non sia proiettile
contro sagoma attinta,
ma la deposta offerta.”

Erri De Luca, “Grande Armonia”

*****
Ho amato nella vita e sono stato amato.
“Ho amato nella vita e sono stato amato.
Ho bevuto la coppa del veleno dalle mani dell’amore come nettare e sono stato innalzato al di sopra della gioia e del dolore della vita.
Il mio cuore, infiammato d’amore, ha infiammato ogni cuore che è entrato in contatto con esso.
Il mio cuore è stato lacerato e ricongiunto; Il mio cuore è stato spezzato e di nuovo guarito.
Il mio cuore è stato ferito e guarito di nuovo.
Di mille morti il ​​mio cuore è morto, e grazie all’amore, vive ancora. Ho attraversato l’inferno e ho visto il fuoco ardente dell’amore e sono entrato in paradiso illuminato dalla luce dell’amore.
Ho pianto d’amore e ho fatto piangere tutti con me;
Ho pianto nell’amore e ho trafitto i cuori degli uomini;
E quando il mio sguardo di fuoco cadde sulle rocce, le rocce esplosero come vulcani.
Il mondo intero è sprofondato nel diluvio causato dalla mia unica lacrima;
Con il mio profondo sospiro la terra tremò, e quando gridai ad alta voce il nome del mio diletto, scossi il trono di Dio in cielo.
Chinai il capo in umiltà e in ginocchio implorai amore: “Svelami, ti prego, o amore, il tuo segreto”.
Mi prese dolcemente per le braccia e mi sollevò da terra, e mi parlò dolcemente all’orecchio:
“Mio caro, tu stesso sei l’amore, sei l’amante, e tu stesso sei l’amato che hai adorato”

Hazrat Inayat Khan

*****
   Marc Chagall, “Gli sposi della Tour Eiffel” 1938-39

*****

Poveri ragazzi

“Come costa su questo pianeta
amarci tranquillamente:
tutti guardano le lenzuola,
tutti disturbano il tuo amore.

Si raccontan cose terribili
di un uomo e di una donna
che dopo molta fatica
e molte considerazioni
fanno qualcosa d’insostituibile,
si coricano in un solo letto.

Io mi chiedo se le rane
si vigilano e si sternutano,
se si sussurran nelle pozzanghere
contro le rane illegali
contro il piacere dei batraci.
Io mi chiedo se gli uccelli
hanno uccelli nemici
e se il toro ascolta i buoi
prima di trovarsi con la vacca.

Le strade ormai hanno occhi,
i parchi hanno poliziotti,
sono cauti gli alberghi,
le finestre annotano nomi,
s’imbarcano truppe e cannoni
decisi contro l’amore,
lavorano senza posa
le gole e le orecchie,
e un ragazzo con la sua ragazza
furon obbligati a fiorire
volando su una bicicletta.”

Pablo Neruda, “Poveri ragazzi”

*****
In una relazione profonda
“In una relazione profonda, non c’è più
confine tra te e l’altra persona.
Tu sei lei e
lei è te.
La tua sofferenza è
la sua sofferenza.
La tua comprensione
della tua sofferenza aiuta la persona
amata a soffrire meno.
La sofferenza
e la felicità non sono più questioni
individuali.
Quello che succede alla persona amata ti succede.
Quello che
ti succede succede alla persona
amata.”

Thich Nhat Hanh, da “Come Amare”

*****

Raffaello, “Sposalizio della Vergine”,1504 (Dettaglio)

 

*****

Stando all’infinito come sta al tempo

“Stando all’infinito come sta al tempo
amore non iniziò più di quanto finirà;
dove nulla è respirare, vagare, nuotare
amore è l’aria, l’oceano e la terra

(gli amanti soffrono? Ogni divinità
che superba discende s’incarna nel mortale:
gli amanti son felici? Loro minima gioia è
un universo nato da un desiderio)

amore è voce sotto ogni silenzio,
la speranza che non ha contrario in paura;
una forza si forte che pura potenza è debole:
la verità che viene prima del sole dopo le stelle

-gli amanti amano? Al cielo allora l’inferno.
Checché ne dicano saggi e stolti, tutto è bene.”

Edward Estlin Cummings, “Stando all’infinito come sta al tempo”

*****

Lenimento dell’anima

“Ci si ama nudi,
con l’anima aperta,
la sincerità come pelle.
Ci si ama col sorriso,
col pianto,
con le braccia aperte,
con gli occhi bassi,
con le ferite che bruciano,
con l’entusiasmo dei bambini,
con la fatica dell’età,
con il cuore stanco,
con i salti di gioia,
con i momenti no,
con i momenti felici,
con le sconfitte,
con le vittorie,
con tutte le sfumature che la vita ci dà.
Perché la vita
non ha mai un solo colore.
Ma se si continua ad amarsi così,
allora è per sempre.”

Carolina Turroni, “Lenimento dell’anima”

*****

Due corpi

“Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due onde
e la notte l’oceano.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte radici
nella notte allacciate.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due lame
e la notte baleno.

Due corpi, uno di fronte all’altro,
son due stelle cadenti
nel firmamento vuoto.”

Octavio Paz, “Due corpi”, dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Novembre 1996, N. 100

*****

Henri Rousseau il Doganiere, “La festa di matrimonio”, 1905

*****
E poi fate l’amore

“E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po’ sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po’
che non lo erano più.
Ecco,
fate l’amore e non vergognatevi,
perché l’amore è arte,
e voi i capolavori.”

Azzurra D’Aniello, “E poi fate l’amore” (erroneamente attribuita a Alda Merini)

*****

Canzone

“Posso anche dire che l’amore è eterno,
che dura sempre se sta acceso dentro;
e vale anche l’amore di domani
e quello che chiamammo ieri amore.
Ed è amore andarsene in un treno
incontro al cielo che si veste d’ombre,
il vento che respira nelle foglie,
archi di luce a una festa lontana.
Ed è amore la voce nel telefono,
il ricordo improvviso che dispare,
il gesto, il giuramento che non vale
se tutto corre, muta, si tramuta.
Così ripeto che l’amore è eterno
perché ognuno ha bisogno d’amore,
mai smette di cercarlo il desiderio,
lo chiama nell’attesa che non cede:
amore che ogni giorno ci accompagna.

Elio Pecora, “Canzone”

*****

   Edmund Blair Leighton, “Il registro di matrimonio”, 1920

*****

L’amore è diverso

“L’amore è diverso
da quello che credevo,
più vicino a un’ape operaia
a un tessitore
che a un acrobata ubriaco,
più simile a un mestiere
che a un sentire.
Io amavo
un po’ con la memoria astrale
e un po’ con giustizia poetica,
ma l’amore
è più vicino a una scienza
che a una poesia,
ha delle sue regole di risonanza
e altre di respingenza,
ha angoli di incidenza
per profili alari e luce,
ma non ha regole per il buio
e l’assenza di ali.
L’amore è molto simile
all’insonnia,
non devi soffrirla
solo ospitarla,
lasciare che ti squassi
faccia di te un sistema nervoso
senza isolamento,
una corda tesa
di strumento musicale ignoto.
Essere temi musicali
non è una vocazione
ma una disciplina di spoliazione,
è farsi ossi
limati
dalle onde
goccia che si disfa
nel galoppante mare.”
Chandra Livia Candiani, da “Fatti vivo”
*****
Amedeo Modigliani, “Lo sposo e la sposa”, 1915
*****
L’amore non è già fatto. Si fa.
“L’amore non è già fatto. Si fa.
Non è un vestito già confezionato,
ma stoffa da tagliare, cucire.
Non è un appartamento ‘chiavi in mano’,
ma una casa da concepire, costruire,
conservare e spesso riparare.
Non è vetta conquistata, ma partenza dalla valle,
scalate appassionanti,
cadute dolorose nel freddo della notte
o nel calore del sole che scoppia.
Non è solido ancoraggio nel porto della felicità
ma è un levar l’ancora, è un viaggio in pieno Mare,
sotto la brezza o la tempesta.
Non è un “sì” trionfale,
enorme punto fermo che si segna fra le musiche,
i sorrisi e gli applausi, ma è una moltitudine di “sì”
che punteggiano la Vita,
fra una moltitudine di “no”
che si cancellano strada facendo.
Non è l’apparizione improvvisa di una nuova Vita,
perfetta fin dalla nascita,
ma sgorgare di sorgente
e lungo tragitto di fiume dai molteplici meandri,
qualche volta in secca, altre volte traboccante,
ma sempre in cammino verso il Mare infinito.”
Michel Quoist
*****

La verità, vi prego, sull’amore

“Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo
e alcuni che è un’assurdità
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un prugno
o è lieve come morbido piumino?
È tagliente o ben lischio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle este è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità grave, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò
lì non c’era mai stato;
ho esportato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.”

Wystan Hugh Auden, “La verità, vi prego, sull’amore”

*****

             Kazimir Malevic, “Il matrimonio”, 1907

*****

Sole senz’ombra su virili corpi

“Sole senz’ombra su virili corpi
abbandonati. Tace ogni virtù.
Lenta l’anima affonda – con il mare –
entro un lucente sonno. D’improvviso
balzano – giovani isolotti – i sensi.
Ma il peccato non esiste più.”

Sandro Penna

*****

Vacanze 

“Già declina l’estate e il plenilunio
porta vigore nuovo. Ed io son solo.
Dalla casa di Baldo, contadino
amico, viene un suono di organetto.
Poi si levan due voci in alta gara.
L’una è virile e l’altra, ancor più bella,
è forse Baldo il giovinetto amico.
Già mi parla l’autunno. Al davanzale
buio, tacendo, ascolto i miei pensieri
piegarsi sotto il vento occidentale
che scroscia sulle foglie dei miei neri
alberi solo vivi nella notte.
Poi mi chiudo nel letto. E mi saluta
il canto di un ragazzo che la notte,
immite, alleva: la vita non muta.
Piove sulla città. Piove sul campo
ove incontrai, nel sole, il lieto amico.
Ei, nell’età gentile, ha il cuore vago.
E a me certo non pensa. Ma innocenti
peccati in me la pioggia riaccende.
«Alla pregiata vostra…» e il ticchettìo
delle macchine sotto curve spalle.
Alla finestra ronza col silenzio,
tutto di sole, il cerchio di un fanciullo.
Esco dal mio lavoro tutto pieno
di aride parole. Ma al cancello
hanno posto gli dèi per la mia gioia
un fanciullo che giuoca con la noia.
Se sono vuoti gli alberi e il gennaio
comincia appena, a un puro sole brilla
sulla ghiaia del parco ora deserto
lo sputo del fanciullo ch’è passato
forse correndo mosso dall’aprile
lontano…
Ritornava il borghese alla sua casa
pel mezzogiorno. In riva al fiume amico
un ragazzo operaio sue guerriere
voglie sfogava nel lanciare all’acque
sassi veloci. Ora al borghese piacque
nel sole il giuoco. E a lui disse parole
di cauta simpatia. Ma s’accigliò
l’operaio non uso a confidenze.
Insistere dovette con suoi modi
amorosi il borghese a fare il chiaro.
Quando in fine apparì dietro l’altera
espressione una luce limpidissima –
ma quanto limpida.
Tornò il borghese
alla sua casa con la nuova luce.

Sandro Penna, “Vacanze”

*****

Jack Vetteriano, “The Partys Over”

*****
Intimità
“Sogniamo assieme
assieme ci svegliamo
il tempo fa e disfa
e intanto
non gli importa il tuo sogno
o il mio sogno
siamo pigri
o troppo cauti
crediamo che non precipiti
questo gabbiano
crediamo che sia eterno
questo accordo
che la battaglia è nostra
o di nessuno
viviamo assieme
assieme soccombiamo
ma questa distruzione
è uno scherzo
un dettaglio un impeto
un residuo
un aprirsi e chiudersi
del paradiso
ormai la nostra intimità
è così immensa
che la morte la nasconde
nel suo vuoto
voglio che mi racconti
il dolore che taci
dal canto mio,
ti offro la mia ultima speranza
sei sola
sono solo
ma a volte
la solitudine può
essere
una fiamma.”

Mario Benedetti, Intimità”

*****

Joseph Lorusso, “Gli amanti e Lautrec”

*****

Due nel crepuscolo

“Fluisce fra te e me sul belvedere
un chiarore subacqueo che deforma
col profilo dei colli anche il tuo viso.
Sta in un fondo sfuggevole, reciso
da te ogni gesto tuo; entra senz’orma,
e sparisce, nel mezzo che ricolma
ogni solco e si chiude sul tuo passo:
con me tu qui, dentro quest’aria scesa
a sigillare
il torpore dei massi.

Ed io riverso
nel potere che grava attorno, cedo
al sortilegio di non riconoscere
di me più nulla fuor di me; s’io levo
appena il braccio, mi si fa diverso
l’atto, si spezza su un cristallo, ignota
e impallidita sua memoria, e il gesto
già più non m’appartiene;
se parlo, ascolto quella voce attonito,
scendere alla sua gamma più remota
o spenta all’aria che non la sostiene

Tale nel punto che resiste all’ultima
consunzione del giorno
dura lo smarrimento; poi un soffio
risolleva le valli in un frenetico
moto e deriva dalle fronde un tinnulo
suono che si disperde
tra rapide fumate e i primi lumi
disegnano gli scali.

… le parole
tra noi leggere cadono. Ti guardo
in un molle riverbero. Non so
se ti conosco; so che mai diviso
fui da te come accade in questo tardo
ritorno. Pochi istanti hanno bruciato
tutto di noi: fuorché due volti, due
maschere che s’incidono, sforzate,
di un sorriso.”

Eugenio Montale, “Due nel crepuscolo”, da “La bufera e altro”

*****

La coppia
“Spengono la luce ma la sua bianca campana di vetro
Riluce ancora un istante prima di svanire del tutto
Come una pastiglia in un bicchiere di oscurità.
Poi si alza.
E le pareti dell’albergo si slanciano nel buio del cielo.
I movimenti dell’amore si esauriscono e loro dormono
Ma i pensieri più segreti si incontrano
Come quando due colori si fondono
Sulla carta umida del disegno di un bimbo.
Buio e silenzio. Ma la città stanotte si è avvicinata.
Con le finestre spente. Sono giunte le case.
Stanno molto vicine nell’attesa affollata,
Di gente dal volto inespressivo.”
Tomas Transtromer, “La coppia”
*****
I nomi degli amanti
“Confondere i bei nomi
degli amanti? Pronunciarli al momento
giusto con il nome sbagliato?
Chiedo perdono all’Olmo
quando lo chiamo Faggio
e al Frassino quando lo chiamo
Acacia, quando si offese il Carpino
quando non lo riconobbi
a voltarsi di là umiliato lo aiutò il vento.
Mi perdoni il Larice che l’ho chiamato Abete
e l’Abete che l’ho chiamato
Pino, alle conifere tutte chiedo scusa
e perdono chiedo ai fidanzati
Tutti dimenticati?
No, i loro nomi ho ancora dentro bene
incisi, ma come per nebbia
confondo un poco rami e mani, colore
delle foglie e dei capelli.
Oh presto saremo boschi tutti quanti insieme?
Avremo cuori d’erba? di radici?
Orfei ed Euridici indietro vòlti
non ti vedremo mai più luce del sole?
Saremo presto boschi tutti quanti insieme?
da una vita passeremo a un’altra, dove? come?
privi dell’azzurro della neve?
privi dell’amore nelle vene?”
Vivian Lamarque, da “L’amore da vecchia”, 2022
*****
Colpo da maestro
“Non ti chiedo nemmeno di riposare, minuta
impellente donna mia.
Perché questo scherzo d’amore, questo
colpo da maestro di sentirci necessari
ha guadagnato terreno, ci ha sollecitato sapientemente:
siamo diventati matti.
Abbiamo stabilito che questo è l’amore.
Resta da sapere solo come ce ne serviremo
in che senso buono per tutti
e prima che sia troppo tardi.”
Omar Lara (1941-2021), poeta cileno, “Colpo da maestro”
*****
Piccole lezioni di erotismo
I
“Percorrere un corpo in tutta la sua ampia vela
È come girare il mondo
Attraversare senza bussola la rosa dei venti
Isole golfi penisole insenature d’acque insidiose
Non è compito facile – se piacevole –
Non credere di farlo in un giorno o una notte di lenzuola distese
Ci sono segreti nei pori per riempire molte lune.
II
Il corpo è lettera astrale in linguaggio cifrato
Trovi un astro e può darsi tu debba incominciare
Correggere la rotta quando nuvola d’uragano o ululato profondo
Ti provocano tremiti
Cavità della mano che non potevi sospettare.
III
Ripassa molte volte una superficie
Trova il lago delle ninfee
Accarezza con la tua ancora il centro dell’iris
Sommergi annegati distenditi
Non ti negare l’odore il salato e il dolce
I soffi profondi cumuli nembi dei polmoni
Nebbia nel cervello
Tremore delle gambe
Maremoto assopito dai baci.
IV
Stabilisciti nel humus senza paura consumando senza fretta
Non voler raggiungere la cima
Ritarda la porta del paradiso
Culla il tuo angelo caduto rimescolagli la folta chioma
Con la Spada di fuoco usurpata
Mordi la mela.
V
Annusa
Fa’ male
Scambia sguardi di saliva impregnati
Dà rovesciate imprimi singhiozzi pelle che scivola
Piede ritrovato alla fine della gamba
Tormentalo cerca il segreto del passo
Forma del tallone
Arco dell’andatura baiana che foggia ancheggiante camminare
Amali.
VI
Ascolta conchiglia dell’udito
Come geme l’umidità
Lobo che si avvicina al labbro
Suono della respirazione
Pori che si sollevano formando piccole montagne
Sensazione di scossa della pelle che reagisce al tatto
Soave ponte nuca discendente al mare petto
Marea del cuore sussurrale
Trova la grotta dell’acqua.
VII
Oltrepassa la terra del fuoco la buona speranza
Naviga pazzo nella giuntura degli oceani
Attraversa le alghe armati di coralli ulula gemi
Emergi col ramo d’ulivo
Piangi scavando tenerezze nascoste
Nudi sguardi di stupore
Precipita il sestante dall’alto delle ciglia
Incurva le sopracciglia apri le finestre del naso.
VIII
Aspira
Sospira
Muori un poco
Dolce lentamente muori
Agonizza contro la pupilla
Estendi il piacere
Piega l’albero gonfia le vele
Naviga volgi verso Venere
stella del mattino
– il mare come un vasto cristallo argentato –
addormentati naufrago.”
Gioconda Belli (Nicaragua)
*****
Édouard Manet, “Olympia”, 1863
*****
Foto in evidenza: Robert Doisneau

Lascia un commento