Fosforescenze

La malattia, “il lato notturno della vita”

31.05.2022

“La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza più onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno della salute e in quello della malattie. Preferiremmo tutti servirci soltanto del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino di quell’altro paese.”

Susan Sontag

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“La malattia è un avvertimento che ci è dato per ricordarci ciò che è essenziale.”

Libro della saggezza tibetana

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“Una malattia immaginaria è peggio di una malattia.”

Proverbio Yiddish

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“La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima. Molte volte, il raffreddore “cola” quando il corpo non piange. Il dolore di gola “tampona” quando non è possibile comunicare le afflizioni. Lo stomaco “arde” quando le rabbie non riescono ad uscire. Il diabete “invade” quando la solitudine duole. Il corpo “ingrassa” quando l’insoddisfazione stringe. Il mal di testa “deprime” quando i dubbi aumentano. Il cuore “allenta” quando il senso della vita sembra finire. Il petto “stringe” quando l’orgoglio schiavizza. La pressione “sale” quando la paura imprigiona. La nevrosi “paralizza” quando il bambino interno tiranneggia. La febbre “scalda” quando le difese sfruttano le frontiere dell’immunità. Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega. Il cancro “ammazza” quando ti stanchi di vivere. La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino.”

Alejandro Jodorowsky

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“Dietro ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che desideriamo, oppure l’ordine di fare qualcosa
che non desideriamo. Ogni cura esige la disobbedienza a questo divieto o a quest’ordine. E per disobbedire è necessario abbandonare la paura infantile di non essere amati; vale a dire di essere abbandonati.
Questa paura provoca una mancanza di coscienza: non ci si rende conto di quello che si è davvero, cercando di essere quello che gli altri si aspettano che noi siamo. Se si persiste in questa attitudine, si trasforma la
propria bellezza interiore in malattia.
La salute si trova solo nell’autentico, non c’è bellezza senza autenticità, ma per arrivare a quello che siamo
davvero dobbiamo eliminare quello che non siamo. Essere quello che si è: questa è la felicità più grande”.

Alejandro Jodorowsky

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Enkel Dika (artista macedone)

 

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“Le sofferenze familiari, come gli anelli di una catena, si ripetono di generazione in generazione, finche un discendente acquista consapevolezza e trasforma la sua maledizione in una benedizione.”

Alejandro Jodorowsky

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“L’ignoranza delle malattie lasciava più spazio per le consolazioni religiose e per le riflessioni morali; la conoscenza, non del mistero della malattia, ma di un’infinità di cause e processi morbosi (se è vero che li conosciamo) ha cancellato quasi tutto quel che rendeva l’uomo superiore alla malattia patita, per mezzo dell’immaginazione e della forza morale, che adesso restano soffocate dall’imparaticcio medico, grande corrosivo e spirito che deprime. Eccoci abbandonati, senza parole invincibili, né piccole invocazioni, né grandi, senza un Allah akbar! risuscitatore, o l’Ordet di Dreyer, o il Seneca morale, o la propria ricerca enigmatica di soluzione metafisica, tra le mani di tecnici della medicina, che fanno più paura della malattia, perché gli sono inferiori, non possono capire il dolore, rovesciano su un piccolo nemico armato di bastone una tonnellata di tritolo farmaceutico, e si credono vincitori.”
Guido Ceronetti, da “Il silenzio del corpo”, 1979
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“La malattia, accesso involontario a noi stessi, ci assoggetta alla «profondità», ci condanna a essa. – Il malato? Un metafisico suo malgrado.”
Emil Cioran, da  “Sillogismi dell’amarezza”, 1952
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“Le malattie, certe di giorno, altre di notte, a modo loro rendono visita agli uomini, apportando ai mortali la sofferenza – in silenzio, perché il saggio Zeus ha rifiutato loro la parola” (Esiodo). Per fortuna: visto che, mute, sono già atroci. Cosa sarebbero, se fossero loquaci? Se ne può immaginare una sola che si annunci? Invece che sintomi, dei proclami! Zeus, per una volta, ha dato prova di delicatezza.
Emil Cioran, da “L’inconveniente di essere nati”, 1973
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“Quando si è in buona salute, ci stupiamo per come faremmo se fossimo ammalati. Quando si è malati, si prendono le medicine allegramente: è la malattia che decide. Non abbiamo più le passioni e i desideri di diversivi e passeggiate che dava la salute, e che risultano incompatibili con le necessità della malattia. La natura dà allora passioni e desideri adeguati alla condizione presente. Quel che ci turba sono soltanto i timori che ci procuriamo noi stessi, e non la natura, perché essi uniscono allo stato in cui siamo le passioni dello stato in cui non siamo.”
Blaise Pascal, da “Pensieri”, 1670 (postumo)
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“Ci sono mali dei quali non bisogna cercar di guarire, perché sono i soli a proteggerci contro altri più gravi.”
Marcel Proust, da “Alla ricerca del tempo perduto”
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“La malattia è il prezzo che l’anima paga per l’occupazione del corpo, come un inquilino paga un affitto per l’appartamento che abita.”
Shri Ramakrishna Paramahamsa, mistico indiano del XIX sec.
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“Il corpo ci dice sovente che ha male all’anima.”

Fabrizio Caramagna

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“La malattia è un linguaggio comunicativo, non un ammasso anarchico di cellule impazzite. Succede che il nostro corpo non sia soddisfatto della vita che fa e si lamenta, tenti di opporsi, critica il cervello per le sue scelte.”

Paolo Crepet

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“Quando entra un accidente nella vita, nel mio caso la malattia, ma lo stesso vale per un lutto, un inciampo casuale, la linea del tempo si frattura. E la gestione del futuro dipende anche da fattori esterni. La convivenza con l’imprevisto squaderna il passato e il futuro, o meglio l’idea di futuro che avevamo prima. La persona cui viene diagnosticata una malattia lo pensa in ogni singola attesa nelle anticamere dei reparti ospedalieri, quando si siede nella farmacia territoriale in attesa delle medicine, quando i giorni della settimana assumono un calendario intimo, privato. E i nomi dei giorni cambiano. Oggi non è domenica, è il giorno che segue alla terapia, forse avrò effetti collaterali che non mi faranno alzare dal letto. [«Ti fa rabbia?»] Tanta, non come il primo giorno, però sì. Ma mi ha fatto fare i conti con la nostra hybris. Non siamo invincibili. Viviamo in corpi finiti. In corpi talvolta ostili.”

Francesca Mannocchi, da “Io non sono malata. Io ho una malattia”

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“La malattia più pericolosa per la specie umana, non è né il cancro né le malattie cardiovascolari, come cercano di farci credere, ma il senso delle gerarchie, tutte le gerarchie. Non c’è guerra in un organismo perché nessun organo cerca di dominare l’altro, di comandarlo, di essergli superiore. Tutti funzionano in modo da far sopravvivere l’organismo. Quando mai capiranno gli uomini che il loro scopo è la sopravvivenza dell’insieme e non l’affermazione della loro dominanza sugli altri? Nessuno, da solo, rappresenta la specie e nessuno ha il monopolio della verità.”
Henri Laborit, da “Elogio della fuga”, 1976

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“La più grande malattia degli uomini è nata dalla battaglia contro le loro malattie, e gli apparenti rimedi hanno generato a lungo andare qualcosa di peggio di quello che con essi doveva essere eliminato.”
Friedrich Nietzsche, da “Aurora”, 1881

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“Una delle malattie più diffuse è la diagnosi.”

Karl Kraus

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Nell’immagine: Hieronymus Bosch, “Estrazione della pietra della follia”, 1494 circa

(Il quadro si ispira ad una storiella popolare, secondo la quale un credulone si sarebbe rivolto alle cure di un ciarlatano per farsi estrarre dalla testa la “pietra della follia”, ossia la stoltezza. L’iscrizione che circonda il tondo recita infatti: “Meester snyt die Keye ras / Myne name is lubbert das”: “Maestro cava fuori le pietre, il mio nome è ‘bassotto castrato.'” (“Bassotto è inteso nel senso di “tonto, sempliciotto”)

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