Affabulazioni

Achille piè veloce

15.06.2022
“Perché spesso seguiamo ciò che ci porta lontano dai nostri desideri? pensò. Ci inchiniamo alla polemica del giorno, di cui capiamo la pochezza, ma a cui tutti si abbeverano.
Ci accodiamo al dipanarsi della chiacchiera di cui non ricordiamo più l’inizio, al ciarlare di chi affolla la fotografia ai piedi del sovrano. E tutto intorno, c’è chi lavora, studia e coltiva idee che dureranno mille volte più di un lampo di notorietà in televisione o su un giornale. Ma tutti, spesso, abbiamo preferito quel lampo alla paziente speranza.
Solo quando perdiamo queste persone, i custodi dei semi, delle idee, del giardino nascosto delle parole, ci accorgiamo che non li abbiamo ascoltati abbastanza.
Ma imparare l’arte del guardare oltre le luci, nella penombra, nello spazio quasi invisibile tra due pagine chiuse, questa è la sfida.”
“Cosa succede alle persone cosiddette normali quando incontrano di colpo un matto che urla, o le investe di un delirio incomprensibile? Quando vedono qualcuno crollato a terra, o inchiodato da uno spasmo sui gradini di una chiesa? Dopo l’incontro restano immobili, con un’espressione di disagio, di paura o di stordimento. Ma il loro volto è cambiato, è come se fossero state fotografate da una luce accecante, scuotono la testa, parlano da sole, per un attimo anche la loro normalità sembra incrinata. Cos’hanno visto nel lampo di quella luce, quale paesaggio, quale specchio, quale verità insostenibile che dimenticheranno subito dopo, ma la cui immagine resterà per sempre, in qualche recesso buio del loro cuore, nella biblioteca in fiamme della loro vita?”

“Sono già oltre la porta – disse Achille, voltandosi – pubblica il libro a tuo nome. Quale nome? Hai un nome a cui rispondi, il nome con cui ti chiamano gli uomini. Ma qual è il nome del tuo mistero, il nome a cui rispondono i tuoi ricordi, le tue paure, la tua ispirazione? Credi eh e ci sia una parola eh e può descrivere tutto questo? Non c’è: se ci fosse, sarebbe il tuo nome nel buio, lituo vero nome. Quanti libri meravigliosi sono nascosti nel silenzio di chi vive immobile, muto, cieco. Avresti detto che dietro una brutta copertina, in una testa così mal costruita ci fosse l’ordine e il disordine di una storia? Parto vivo e vittorioso, Odissea. Non ci accorgiamo mai che c’è una pagina nel libro che non riusciamo a capire, la più bianca, la più inutile, e invece è quella per cui tutto è stato scritto. Perché non riusciamo a vederla? È una domanda che ti pongo, e che ti farà pensare a me per qualche tempo, finché non avrai la risposta. Ma dopo dimenticami, e vivi. E ora basta parlare. Parlerà il mio libro, il mio figlio pieno di gloria.”

Stefano Benni, da “Achille piè veloce”, 2003
*****
Foto di Sonia Simbolo

Lascia un commento