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Notte di San Giovanni

23.06.2022
“San Giovanni non vuole inganni”
(Il detto si riferisce all’effigie del Santo che era raffigurata sul fiorino, la moneta  di Firenze di cui San Giovanni era protettore: in tal modo il santo veniva invocato a garanzia  della lega metallica di cui la moneta era composta e che doveva contenere esattamente 3,54 grammi d’oro)
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San Giovanni
“Col manipello delle spighe in capo
torna la schiava. Tra i capelli neri
ha paglie e reste e foglie di rosette
che paion ali rosse di farfalle.
“Va’, Flor d’uliva, va’ con le mie figlie,
monta sul pero, monta sul ciriegio.
Domani viene San Zuanne e vuole
le prime pere e l’ultime ciriegie.
Le porterete in piazza di Bologna
coperte con le pampane di vite”.
“Va’, Flor d’uliva, va’ con le mie nuore,
cava nell’orto l’aglio e le cipolle.
Per San Zuanne chi non compra l’aglio,
per tutto l’anno non arà guadagno.
Prendi la maggiorana e petroselli,
la camomilla e spighe di lavanda”.
“Va’, Flor d’uliva, va’ con la cognata
per medesine e benedizioni:
foglie di nose e flori di pilatro,
vesiche d’olmo e fiori di sambuco.
Nell’acquastrino prendi le ramelle
del salcio d’acqua detto l’agnocasto”.
Va Flor d’uliva, torna va ritorna,
ma lieta in cuore, che vedrà domani,
vedrà Bologna e le sue grandi torri;
e canta… E per le spalle a mo’ de l’onde
scorrèn le longhe ciocche blonde…
Domani è il Santo delle innamorate.
Siedono su le panche le pulzelle.
Son li amadori a’ loro piè col mento
sopra le mani, e i gomiti sull’aia.
Gli occhi guardano, palpitano i cuori:
palpitano le lucciole nel buio.
Parlano e dànno in lievi risa acute;
fanno le rane prova di cantare.
Ma Flor d’uliva siede in terra e intreccia
le lunghe reste; ch’ella non ha drudo.
Le code intreccia, e mette, ad ogni volta
data alle code, un capo d’aglio nuovo;
ma gode in cuore, ché vedrà le torri,
che in una torre c’è una caiba, e, dentro,
re Falconello, le catene d’oro,
i ceppi d’oro, anche i cavelli d’oro.
I lunghi pioppi scotono le vette:
son li aierini che vi fan la danza.
I barbagianni soffiano dai buchi:
son le versiere che ansimano andando.
La guazza cade: è ora di partire.
Partono i drudi, per non far incontri.
Cade la guazza, che fa bene e male.
Rincasan ora le pulzelle; ancora
la schiava è là, sola con li aierini
che si dondolano… Oi bel lusignolo!
canticchia: torna nel meo broilo!…
Non vanno a giro omai che le versiere;
vanno alle case dove è un lor fantino;
il lor fantino nato da sette anni
in questa notte, ch’era San Giovanni.
Chiamano all’uscio. Stesi sulle siepi
son fascie e teli, a prendere la guazza;
e li aierini passano soffiando
sui bianchi teli, sulle bianche fascie,
tremanti al soffio. Qua e là nell’aie
muoiono i fuochi crepitando appena.
È mezzanotte, l’ora che al sereno
prende virtù l’erba, la foglia, il fiore,
e l’olio chiuso nelle borse d’olmo,
e il ramo puro, il ramo d’agnocasto.
Ora il tesoro ch’è sotterra, sboccia,
fiorisce un tratto, e subito si spegne.
Ora si trova l’erba che riluce,
che fa vedere ciò che fu sepolto.
Ora si vede al lume di tre lumi
chi è lo sposo a cui dormire accanto.
Ora nei trebbi, incerte del cammino,
sostano un poco insieme le versiere.
A li aierini chiedono la strada,
e li aierini ridono. Ma ecco,
di qua di là, lente tra il sonno e piane,
ton, ton, suonano le campane.”
Giovanni Pascoli, “San Giovanni”, da “Le canzoni di re Enzio”, 1908
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“Per le guazze di San Giovanni si miete”
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San Giuvan de ggiuggno
“Domani è Ssan Giuvanni? Ebbè ffío mio,
cqua stanotte chi essercita er mestiere
de streghe, de stregoni e ffattucchiere
pe la quale er demonio è er loro ddio,
se straformeno in bestie; e tte dich’io
c’a la finosomia de quelle fiere,
quantunque tutte quante nere nere
ce pòi riffigurà ppiú dd’un giudio.
E accusì vvanno tutti a Ssan Giuvanni,
che llui è er loro Santo protettore,
pe la meno che ssia, da un zeimilanni.
Ma a mmé, cco ’no scopijjo ar giustacore
e un capo-d’ajjo o ddua sott’a li panni,
m’hanno da rispettà ccome un Ziggnore.”
Giuseppe Gioachino Belli
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“La notte di San Giovanni entra il mosto nel chicco”
(E’ credenza diffusa che questo periodo dell’anno abbia inizio la formazione degli zuccheri nel chicco d’uva.)
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San Giovanni

“San Giovanni va pei campi
nell’ardor del mezzogiorno,
quiete immensa tutt’intorno,
sopra il cielo tutto blu…

Il sorriso suo giocondo,
benedice la natura
e ogni specie che matura.”

Lina Schwarz

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“A San Giovanni l’alveare spande, a San Martino l’alveare è pieno”.

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San Giovambattista 

 

“Tersa per chiari fuochi
festosi, la notte odora
acre, di sugheri arsi
e di fumo,
Intorno a un falò d’estate
imita selvagge grida.
uno stuolo di bimbi.
S’illuminano come esclamate,
ad ogni scoppio di razzo,
le chiare donne sbracciate:
ai balconi.
(Voci e canzoni cancella
aIla brezza: fra poco il fuoco
si spenge. Ma .io sento ancora
fresco sulla mIa pelle Il vento ,
d’una fanciulla passatami a fianco
di corsa).”

 

Giorgio Caproni

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“Per San Giovanni si svellon le cipolle e gli agli”

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La canzone di Oberon

 

“E così di stanza in stanza
ogni spirito si aggiri
fino allo spuntar dell’alba.
A ogni talamo nuziale
recheremo buoni auspici,
che la prole generata
sia felice e fortunata,
e le tre coppie di amanti
sempre ai voti sian costanti.
Nessun scherzo di natura
tocchi i figli di costoro:
siano immuni da ogni neo,
labbro leporino, sfregio,
da ogni voglia mostruosa
aborrita dalla nascita.
Ogni spirito rechi con sé
la rugiada consacrata
che diffonda dolce pace
del palazzo in ogni stanza:
e sicuro sia il riposo
del signore della casa.
Presto, su, non indugiate,
ed all’alba a me tornate”.
William Shakespeare, da “Sogno di una notte di mezz’estate” 
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Le poesie sono intervallate da alcuni dei più celebri detti relativi alla notte di San Giovanni

 

 

 

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