Linguaggi

νόστος… nostalgia

25.06.2022
“Si può uccidere tutto meno la nostalgia.
La portiamo nel colore degli occhi,
in ogni amore,
in tutto ciò che profondamente tormenta
e libera e inganna.”
Julio Cortázar, da “Rayuela”
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Generalizzando
“Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.”
Giorgio Caproni, da “Res Amissa”,1991
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Foto di Vincenzo Cottinelli

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Oggi
“Oggi tutto mi pare valicato
Il mio cuore
oggi
non è altro
che un battito di nostalgia”
Giuseppe Ungaretti, “Oggi”
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Nostalgia

“Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
si rimane.”

“Locvizza, il 28 settembre 1916”

Giuseppe Ungaretti, da  “L’allegria”

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Nostalgia
“Appena vento,
forse nostalgia,
senza di cosa,
né ripensare,
attesa.
E tu che mi domandi:
scosta l’orlo
di questa sera lunga,
che la dimenticanza sa di viole
e cade il ricordare.”
Giovanni Baldaccini, “Nostalgia”
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Tu
“Chi ha nostalgia di te
quando io ho nostalgia di te?
Chi ti accarezza
quando la mia mano ti cerca?
Sono io o sono
i resti della mia gioventù?
Sono io o sono
gli inizi della mia vecchiaia?
È il mio coraggio di vivere
o la mia paura di morire?
E perché la mia nostalgia
dovrebbe dirti qualcosa?
E che cosa ti dà la mia esperienza
che mi ha solo reso triste?
E che cosa ti dànno le mie poesie
in cui dico soltanto
come è diventato difficile
essere o dare?
Eppure brilla nel giardino
il sole nel vento prima della pioggia
e profuma l’erba che muore
e il ligustro
e io ti guardo e
la mia mano tastando ti cerca.”
Erich Fried, “Tu”
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Nostalgia
“Quand’ero bambino,
la nostalgia era un francobollo minuscolo
Io stavo da questa parte
Mia madre dall’altra
Quando sono cresciuto
la nostalgia è diventata un biglietto per il traghetto
Io stavo da questa parte
La mia sposa dall’altra
Poi
la nostalgia è diventata un piccolo sepolcro
Io stavo fuori
Mia madre dentro
E adesso
la nostalgia è una linea costiera, uno stretto poco profondo
Io sto da questa parte
La mia terra dall’altra.”
Yu Guangzhong (poeta, scrittore e saggista cinese)
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René Magritte, “Nostalgia”, 1940
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Cari ricordi
“Una mattina di primavera, in una stazioncina di Seoul
aspetto il treno come fossi in attesa di speranza e amore,
Sulla banchina lascio cadere l’ombra stanca
e accendo una sigaretta.
La mia ombra evapora l’ombra del fumo,
uno stormo di colombe senza incertezze
volano, una dopo l’altra, illuminate dal sole.
Il treno giunto senza notizie
mi porta lontano.
Finita la primavera – in una silenziosa stanza nella periferia di Tokyo
– provo nostalgia per me stesso rimasto a vagare nelle vecchie strade,
come ne provo per speranza e amore.
Anche oggi il treno è passato senza motivo più volte,
anche oggi ho aspettato qualcuno
vagando sulle colline accanto alla stazione.
Ah, mia giovinezza, resta lì a lungo.”
Yun Dong Ju (poeta coreano morto nel 1945 in un carcere di Fukuoka, in Giappone, per motivi oscuri, forse a causa di esperimenti fatti sui detenuti), “Cari ricordi”, da “Vento blu”
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Esilio

“La mia vita
È un esilio senza ritorno.
Non ebbe casa
la mia errante infanzia perduta,
non ha terra
il mio esilio.
La mia vita navigò
su vascelli di nostalgia.
Vissi sulle rive del mare
guardando l’orizzonte
verso la mia casa sconosciuta
pensavo di salpare un giorno
e il presente viaggio
mi lasciò ad altro porto di speranza.
È l’amore, forse,
la mia ultima baia?
Oh braccia che mi fecero prigioniera,
senza darmi riparo…
Anche dal crudele abbraccio
volli sfuggire.
Oh braccia fuggitive
che invano cercarono le mie mani…
Incessante fuga
e desiderio incessante
l’amore non è porto sicuro.
E non c’è terra promessa
per la mia speranza.”

 

Alaìde Foppa (poetessa, traduttrice, femminista spagnola), da “Poetica”, anno 1, n° 1

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Foto di Fabio Moscatelli

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Nostalgia del grembo
“E se fossimo solo un’ipotesi di volo,
un’istruzione leggera all’apertura
delle ali, se fossimo solo
il capovolgimento, la conversione
di un altrove in cui vive
la nostra parte divisa,
e se un giorno ci ricongiungeremo
con la coincidenza esatta
della felicità, e se allora forse
sogno e realtà
arrivassero finalmente
a coincidere, e se questa fosse solo
una possibilità da spartire
con l’altro, da scambiare
come in un patto?
E se riuscissimo a non rifletterci
più, se riuscissimo a valicare
il limite dello specchio,
del cielo, della porta, riusciremmo
a ritrovarci ancora interi,
veri come una volta?”
Lorenzo Pataro, “Nostalgia del grembo”, Sezione II, in Amuleti”, 2022
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Il pane di mia madre
“Mi manca il pane di mia madre
Il suo caffè
La sua carezza
Che cresce con la mia infanzia
Giorno dopo giorno
Amo la vita
Perché se morissi
Non sopporterei il pianto di mia madre!
Accoglimi se un giorno diventerò
Mascara per le tue ciglia
E coprimi le ossa di erbe
Portate dal tuo candido seno¨
E stringimi forte
Con una ciocca dei tuoi capelli
Sperando di diventare un dio
Diventerò un dio …
Quando toccherò’ il fondo del tuo cuore
E quando tornerò’, usami come combustibile
Per rinvigorire il fuoco
Come filo da bucato sul terrazzo di casa
Perché non posso resistere senza le tue preghiere
Sono invecchiato
Ridammi le stelle dell’infanzia
Perché possa condividere coi giovani uccelli
La strada del ritorno
Verso il nido della tua attesa!”

Mahmud Darwish (Palestina), “Il pane di mia madre”, Traduzione di Saleh Zaghloul

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Nostalgia
“La luna è sopra il villaggio,
nel villaggio la gente dorme.
Qui, su questa terrazza, annuso il mattone crudo della nostalgia.
Nel giardino del vicino il lume è acceso, nel mio è spento.
La luna si riflette sul piatto del cetriolo, sull’orlo della brocca.
Cantano le rane,
ogni tanto pure il barbagianni.
Ho vicino il monte: dietro gli aceri, i frassini.
Da qui intravedo il deserto
senza pietre e boccioli.
Da lontano scorgo soltanto ombre,
come la solitudine dell’acqua o il canto di Dio.
Forse è mezzanotte.
Quella è l’Orsa Maggiore: due palmi più in alto del tetto.
Il cielo non è più azzurro, di giorno era azzurro.
Domani devo ricordarmi di andare al giardino di Hasana a comprare pomodori e albicocche secche.
Domani, sul bordo dello stagno, devo ricordarmi
di disegnare le capre e le ombre delle scope nell’acqua.
Devo ricordarmi di salvare
tutte le farfalle che ci cadono dentro.
Devo ricordarmi di non offendere le leggi della terra.
Domani, sul bordo del ruscello, devo ricordarmi di lavare
il mio asciugamano con la radice saponaria.
Devo ricordarmi che sono solo.
La luna è sopra la solitudine.”
Sohrab Sepehri, “Nostalgia”, da “Un’oasi nell’attimo”, 2022 – Traduzione di Faezeh Mardani e Francesco Occhetto
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Nell’immagine: Johnny Pixel, “Nostalgia”

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