Linguaggi

Su un giornale…

02.07.2022

Su un giornale….

“Su un giornale
Ho visto la foto di un manganello,
Coperto di borchie di ferro
E con un chiodo d’acciaio sulla punta.
Ho pensato:
Dio, farlo dondolare sarebbe proprio bello;
E avevo una gran voglia d’impugnarlo
E sentirlo scricchiolare sulla testa di qualche unno-
Preferibilmente disarmato –
E un altro
E un altro, e un altro.
Dio, non sarebbe bello?
– Sfondare il cranio,
– E vederne sprizzare il sangue come quando accoppano i manzi
al mattatoio?
Se gridasse “Kamerad”,
Dài !
Lo stesso pomeriggio ho visto uno svedese,
Alto e biondo, la faccia di bambino,
Ubriaco, resisteva a tre poliziotti
Che cercavano di estrarlo dall’auto.
Il più grosso ha calato lo sfollagente sulla testa del ragazzo,
Con un colpo che si è sentito fino a qui;
Non il lugubre “bonf” di un manganello
Ma uno sparo
Poi tutti l’han percosso e lui è caduto,
L’ hanno tirato su per una scala,
Col viso insanguinato che sbatteva, sbatteva, sbatteva,
Sui gradini.
Gesù! Sono io quello
Che voleva adoprare
Il manganello?”

Ernest Hemingway, “Su un giornale”

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Un uomo muore a Parigi
“Un uomo muore a Parigi
con un colpo di pistola,
una bambina Siriana
muore in un’esplosione notturna,
un bambino Afghano
perde una gamba su una mina antiuomo
e una donna Araba cade col cuore aperto
fissando il cielo grigio di Yemen.
Il colore del loro sangue è uguale
e nessuno di loro sa il motivo della propria morte.
La morte dell’uomo viene urlata da tutti i media per mesi,
la bambina viene fotografata e pubblicata su qualche sito arabo,
il bambino scompare tra le notizie della crisi e le borse Europee,
e della morte della donna
avranno notizie solo i suoi figli e vicini.
Sono secoli che il Medio Oriente
è sparito dalla mappa nelle vostre case.”

Alba Persiana

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Ottominutiequarantaseisecondi
“Mi sento acqua profonda
Che accoglie e cura vita
Pronta a far passare luce
Là dove a fatica si vede
Mi sento vento, vento
Gravido Che porta vita
Che semina speranza
E fa nascere legami di fratellanza
Come seme che genera piante
Mi sento aria, aria trasparente
In cui nuotare, portata
Da correnti ascensionali
In compagnia di viaggiatori
Infaticabile che non conoscono
Frontiere. Che non conoscono
Colore della pelle
Mi sento speranza che
Guarda ai fratelli che
Camminano sulla sacra terra
Con rispetto, attratti da gesti
Comuni a tutti –spezzare le catene–
Per diventare uomini liberi
Per continuare il cammino
In ogni elemento che ci avvolge
Senza interrompere il viaggio Col tuo ginocchio
Sulla mia gola
Ottominutiequarantaseisecondi
Prova a contarli
E ti ho implorato, fratello
Fratello non respiro
Fratello, aiutami
Non ce la faccio più
Ottominutiequarantaseisecondi
Il soffio tra la vita e la morte
Ottominutiequarantaseisecondi
Sono acqua profonda e cielo sconfinato
Sono speranza per ogni uomo
Bistrattato, sfruttato, ammazzato.”
In memoria di George Floyd ucciso il 25 Maggio 2020 – 09 – 06-2020
Maria Piluso, “Ottominutiequarantaseisecondi”, da “Jumare”, 2022

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