Affabulazioni

Indisciplinata

11.07.2022

“Ho un cuore disobbediente. Non mi ascolta. Fa come gli pare. 

Ho un cuore insubordinato, ribelle, contestatore. 

Un cuore indocile, restio, recalcitrante.

Un cuore riottoso, disordinato, caotico.

Un cuore sregolato, sfrenato, scomposto.

Un cuore a raggi fotonici, un cuore che lancia componenti 

quando gli pare, come gli pare, per fatti suoi.

Ho un cuore proiettile, un cuore treno, un cuore oltre.

Ho un cuore buffo, sgangherato, un cuore che inciampa.  

Un cuore che salta, capitombola, sgambetta.

Un cuore che danza, che vola, che pensa di farcela sempre.

Un cuore che osa, che prova, che cade.

Un cuore acciaccato, sformato, malconcio.

Un cuore che va avanti e mi lascia indietro.

Un cuore che piange, che diluvia, che cerca rifugio.

Un cuore che vuole imparare, un cuore intelligente ma non si applica.

Un cuore che studia, che si prepara, un cuore che poi fa sega.

Un cuore a linguaccia, un cuore a sberleffo, un cuore a rotta di collo.

Un cuore che ride, che sente, che pulsa di contentezza,

Un cuore che si dispiace, che si commuove, pronto a consolare il mondo.

Un cuore nervoso, spaventato, ferito.

Un cuore affamato, goloso, un cuore zuccherato.

Un cuore diretto, in prima linea, senza armatura.

Un cuore crudo, nudo, senza pelle.

Un cuore che non te la manda a dire.

Un cuore Chisciotte, errante, nobile, dalla triste figura.

Un cuore Sancho spartano, fedele, solare

Un cuore principe e contadino. 

Un cuore creativo, fantasioso, festaiolo.

Un cuore permaloso, un cuore che finge di non essere timido. 

Un cuore in iperventilazione.  

Un cuore delicato, premuroso, tenero.

Un cuore che scodinzola, che scava, che ringhia.

Un cuore che scalcia, che galoppa, che salta gli ostacoli.

Un cuore migrante, che vola, vola, vola ma torna sempre dove ha fatto il nido.

Un cuore leone, un cuore spaventapasseri, un cuore di latta. 

Un cuore scarpette rosse. 

Un cuore pulito, onesto, leale.

Un cuore sincero, che non si tiene un cecio in bocca

Un cuore valanga, un cuore loquace, un cuore in ansia

Un cuore allegro, entusiasta, incosciente

Un cuore in quel gesto, un cuore in quegli occhi

in quel odore, in quel sapore, in quella pelle.

Un cuore in quella voce, un cuore in quel respiro

Un cuore in quel sorriso, in quella pancia, in quella barba.

Un cuore in quella testa, un cuore in quelle mani, 

Un cuore in quella croce, un cuore in quei piedi,

Un cuore in quel broncio, un cuore in quel silenzio. 

Un cuore in quel rifiuto, un cuore in quel no. 

Un cuore fuori, un cuore lontano, un cuore al di là.”

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“MARZIA: Hai finito?

CUORE: No. Ora apro il vocabolario dei sinonimi e trovo altri 200 aggettivi da appiopparmi.

M: Hai finito?

C: No. Ho da dire tutta questa musica che ho dentro, ho da…

M: FINITO?

C: …nft…

M: Vieni qui

C: No

M: Vieni qui

C: No, devo andare

M: Ancora?

C: Non ci voglio stare con te

M: Ma che ti ho fatto scusa?

C: Mi fai la predica, mi giudichi, mi annoi

M: Vabbè un po’ di predica la meriti dai.

C: Ufffaaaaa. Vado. 

M: Non mi lasciare sola. 

C: Mmmm, ora giochi sul senso di colpa.

M: Vieni qui

C: …

M: Non possiamo fare le cose assieme?

C: Sei lenta

M: Sei tu che sei un treno

C: Ancora con questo treno! Io corro, sono velocista,

faccio agonismo io! Ventricoli al vento, ventricoli al

ventooooo!

M: Tu non corri. Tu hai fretta. E nella fretta ti schianti. 

C: Io sto benissimo, guarda, hop hop hop ( seguono dimostrazioni acrobatiche a rischio infarto)

M: Là c’è un livido.

C: Un piccolo disappunto

M: Lì un taglio

C: Solo un contrattempo

M: Lassù una cicatrice

C: Una svista

M: Laggiù sgoccioli

C: Il sudore dell’atleta!

M: E qui c’è un buco.

C: Ho perso un pezzo tempo fa, ma vedrai che lo ritrovo. 

M: Te lo sei fatto rubare? Lo hai dato via? 

C: Nella potenza della corsa mi sarà caduto. 

M: Fatto sta che hai un buco.

C: Sento un certo freschetto devo ammettere. Saranno gli

spifferi…

M: Guarda che puoi piangere eh.

C: È solo che ora arriva l’inverno e mi preoccupo per la mia

bronchite cronica.

M: Vieni qui. Ti scaldo io. L’estate torna sempre.

C: No. Devo andare. 

M: No. Stai qui. Fermo. A riprendere fiato. A vedere la

bellezza, il calore della tua casa. Mi sono rotta di essere

snobbata da te.

C: Ma io non ti snobbo. 

M: Invece sì. Se non resti con me, potrai correre ovunque

tutta la vita ma non arriverai da nessuna parte.

C: …

M: Chi ti vede arrivare si scansa? 

C: Sì…

M: o viene travolto e fugge spaventato? 

C: Sì…

M: o ti tiene tutto per sé succhiando ogni anfratto del tuo

pulsare? 

C: Eh…

M: Avanti così e sarai un colabrodo.

C: Eccallà. Momento predica on.

M: Ti perdi la meraviglia del mistero. La potenza

dell’incertezza. La calma del silenzio. 

C: Il silenzio mette ansia. I miei battiti assordano.

M: Ti perdi il tempo del chissà. Il tempo del non lo so. Il

tempo dell’assenza. Il tempo del sì e il tempo del no. 

C: Non so…è che…

M: il tempo dell’accoglienza e quello del vaffanculo.

C: Io…

M: Ti perdi chi è di fronte. 

C: Ma…

M: Ma soprattutto ti perdi me. 

C: … Sono troppo. Sempre troppo.

M: Mai troppo. Solo veloce. 

C: …(sospiro)

M: Resta. Non fare. Stai zitto. Arrenditi all’insaputa. Qui.

Ora. Ascolta. Osserva.

C: Sono un disastro.

M: A me fai ridere. Sei vivo, ti metti in gioco, ti butti. Sei un

cascatore professionista. Un po’ Stanlio, un po’ Ollio. 

C: Un giullare insomma. 

M: Un giullare, randagio e un po’ cretino. Ma con tanta

poesia nelle tasche.

C: Ah, già, la poesia…

M: La vogliamo fare assieme la poesia?

C: Non dovevo assaggiare la mela, lo sapevo.

M: Certo che dovevi. Un morso non è mai un peccato. 

C: Dici?

M: Dico. Semplicemente mangia piano, assapora. E lasciamene un pezzo.”

 

Marzia Ercolano,  in “Cronache marziane”- Fonte: Indisciplinata.it

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Foto di Sonia Simbolo – Modella: Rossana Perri

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