Linguaggi

Mendicanti…

21.07.2022
“Che Dio, se esiste, abbia pietà di noi. È a questo che si riduce tutto.”
Roberto Bolaño
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Io sono quel bambino
“Io sono quel bambino con la faccia rotonda e sporca,
che in ogni angolo ti infastidisce con il suo “mi dai una monetina?”
Io sono quel bambino con la faccia rotonda e sporca, certamente non voluto,
che da lontano contempla gli autobus, in cui gli altri bambini ridono forte
e fanno salti molto grandi.
Io sono quel bambino antipatico con la faccia sporca che ti guarda sotto gli enormi lampioni illuminati,o sotto le puttane anch’esse illuminate.
O davanti alle fanciulle che sembrano lievitare.
Io sono quel bambino antipatico con la faccia sporca che proietta l’insulto della sua faccia sporca.
Io sono quell’antipatico bambino di sempre arrabbiato e solo,
e ti lascia l’insulto di quell’arrabbiato bambino di sempre e ti avverte:
se ipocritamente mi accarezzi sulla testa io colgo l’occasione di rubarti il portafoglio.
Io sono il bambino con la faccia sporca davanti al panorama di terrore imminente,
lebbra imminente, pulci imminenti, di offese e crimini imminenti.
Io sono quel bambino dispettoso che improvvisa un letto con un vecchio scatolone
e che aspetta, certo che verrai con me”.
Reinaldo Arenas, “Io sono quel bambino”
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 Ad una mendicante dai capelli rossi

 

“Fanciulla esangue dal crine rosso,
di sotto i cenci che porti addosso
come trapela, misero e bello,
il corpo snello!

Nelle tue giovini membra malate,
tutte d’efelidi disseminate,
il derelitto poeta apprezza
qualche dolcezza.

Sui grossi zoccoli tu sopravanzi
ogni regina che nei romanzi
con vellutate scarpe di gala
varchi la sala.

Oh, fa che al posto di queste corte
frappe un magnifico manto di corte
lungo e frusciante ti s’accompagni
fino ai calcagni;

che dei viziosi all’occhio audace
sulla tua gamba non questa lacera
calza riluca, ma d’oro schietto
un pugnaletto;

che fra i malfermi nastri, per farci
dannare l’anima, s’aprano squarci
e il seno, bello come due occhi,
fuor ne trabocchi;

che le tue braccia non così leste
per noi si lascino cader la veste,
bensì discaccino con muta lite
le dita ardite…

Oh, gli smaniosi tuoi spasimanti
di quali fulgide perle e diamanti
ti coprirebbero! Quanti rondò
di ser Belleau!

Mille poeti al tuo servizio
ti porterebbero fior di primizie,
la tua caviglia spiando sotto
il pianerottolo!

Per sollazzarsene, matricolati
paggi, Ronsardi e titolati
occhieggerebbero gli eremi ombrosi
dove riposi!

Allora in fondo ai tuoi giacigli
più conteresti baci che gigli;
s’arrenderebbero a tua mercé
delfini e re!

A malapena frattanto vivi
di ciò che qualche Vèfour da trivio
ti butta in grembo, sparuto avanzo
per il tuo pranzo;

o di soppiatto, come un tesoro,
adocchi un ciondolo di similoro,
che regalarti, te lo confesso,
non m’è concesso.

Vattene dunque, e non portare
altro, né essenze né pietre rare,
se non la gracile tua nudità,
o mia beltà!”

Charles Baudelaire, “Ad una mendicante coi capelli rossi”, da “Fleurs du mal”

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Nell’immagine: Bartolomé Esteban Murillo, “Il giovane mendicante”, 1645-1650

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