Linguaggi

Dil gomma zadan (“un cuore che batte precipitosamente”)

25.07.2022

“Qualunque siano il segreto e le bugie che hai nel tuo cuore,

Con i nostri occhi li vediamo tutti come fosse giorno”

Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī 

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“Il tuo amore ha preso pazienza e cuore da me,

Il tuo bel viso ha tenuto la mia mente e il mio cuore nel turbamento.

La tristezza che ho nel cuore è come una montagna,

Il cuore che hai nel petto è come una pietra.

 

Rudaki di Panjikent (858-941 d.C.)

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Il bacio

 

“Lei è venuta da me questa notte
e l’alba non era chiara…
Lei è venuta ed aveva paura
che qualcuno potesse vedere.
Di suo padre aveva paura,
di nascosto era venuta…
Nella notte era fuggita
per venire a dormire con te.
È venuta con la paura
che suo padre avesse saputo…
La sua casa aveva lasciato
per venire a dormire con te.
Lei è venuta, io l’ho baciata
ed era dolce il suo bacio.
L’alba era chiara ed ho baciato
quella sua morbida bocca.”

 

Rudaki di Panjikent

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Khosrow e Shirin

“Domanda: Ti sei innamorato dal cuore?

Risposta: Tu parli del cuore, io parlo dell’anima.

Domanda: Quando ripulirai il tuo cuore dal suo amore?

Risposta: Quando sarò sottoterra.

Detto: Caccia l’amore per Shirin dal tuo cuore!

Domanda: Ma come potrei vivere senza la mia cara anima?”

Nizami Ganjavi (1141–1209 circa), da Khosrow e Shirin

 

(Nel poema epico Khosrow e Shirin, il sovrano sasanide Khosrow si cimenta in un duello poetico con Farhad, il suo rivale in amore al quale contende il cuore della principessa armena Shirin)

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La primavera 

 

“E’ fiorita la primavera,
il cipresso ha teso alta la sua snella figura,
e la rosa ha aperto ridente la scatola di canditi,
l’usignolo è venuto,
s’è posato sul ramo,
e ampio s’è fatto il mercato del piacere,
il giardiniere ha profumato le chiome del giardino,
ed un re v’è entrato a rimirarlo,
e visto un calice di vino,
lo ha preso in mano,
ma è caduta una pietra e ha infranto il calice.
O tu che hai saccheggiato tutto quanto possedevo,
solo se avrò te sarò felice;
se anche quando sto con te
mi vergogno di quel che faccio,
l’idea d’esser senza di te
non m’entra nel cuore.”

Nizami Ganjavi, “La primavera”

 

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La tua bellezza il mondo intero ha catturato in lungo e in largo

 

“La tua bellezza il mondo intero ha catturato in lungo e in largo
il sole dei cieli è confuso pel volto leggiadro della luna terrena.

Mirar codesta Leggiadria e venustà è precetto a tutte le creature
contemplare il volto tuo bello è dovere per le schiere degli angeli.

Dal tuo volto luce ebbe in prestito il sole del quarto cielo
come settima terra schiacciato è dal peso di debito sì grande!

Quell’anima che a lui non si dona, cadavere sarà in eterno
quel corpo che mai gli è soggetto, ben merita sì squartamento!

Baciare la polvere dei piedi di lui: quando mai a te sarà dato?
La storia del tuo amore, o Hafez, sarà il vento un dì a recargliela.

 

Hafez (Khāje Shams o-Dīn Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī; 1315 –  1390), da “Il libro del coppiere”

 

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Un giorno mi perderò tra i ricordi

 

“Un giorno mi perderò tra i ricordi,
Cerca il cuore nei ricordi, cara.

Ho tagliato il mio cuore dalla primavera contro la mia volontà,
Perché (loro) mi hanno incollato ad un freddo autunno.”

 

Firdaws Azam, poeta tagico contemporaneo

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        Leila Rahimian, fotografa iraniana

 

Dal cuore ferito di Ābāii [1]
“Ragazze delle pianure!
Ragazze delle attese!
Ragazze delle piccole speranze
nelle sconfinate pianure,
dei sogni infiniti nelle tetre angosce!
Ragazze degli orizzonti nuovi
nelle logore baracche! –
Quando sboccerete dalla corazza dei vostri abiti
il folle vento
scompiglierà la lunga criniera
del cavallo del desiderio…
*
Ragazze del fiume infangato!
Ragazze delle mille colonne di fiamma
oltre l’arcata del fumo!
Ragazze degli amori lontani
tutte silenzio e lavoro di giorno tutte stanchezza di notte
il giorno
infaticabili
la notte
sconfitte! –
In quale amore, intimo e misterioso giardino –
in quale mistica danza, così da placare il desiderio –
innalzerete le braccia come zampilli?
*
Ahimè!
I vostri capelli, i vostri sguardi invano
rabbuiano l’essenza dei versi del poeta.
Ragazze che andate e venite
nelle pianure di nebbia!
Ragazze timide,
docili
rugiade
in branco! –
In quale dei vostri petti
penetrò il sangue
del cuore ferito di Ābāii?
Su quale dei vostri seni
fiorì la primavera della sua adolescenza?
Su quale delle vostre labbra
– ditemi! –
si posò il profumo del suo bacio?
Nelle uggiose notti di pioggia
– quando non c’è da lavorare –
chi di voi
resterà sveglia
nel letto violento della disperazione
nel letto angusto della nostalgia
nel letto dolente dei pensieri segreti
affinché in ricordo di lui
– pieno di furore e coraggio –
fino all’alba
continui a luccicare
il lampo dei vostri occhi desti?
Tra di voi
– ditemi! –
tra di voi
chi luciderà
il pugnale di Ābāii
fino
al giorno
della riscossa?
[1]Eroe e martire per la libertà, le cui gesta sono narrate dalle leggende turkmene.
Ahmad Shāmlu (poeta persiano), da “L’aria fresca”, 1957

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Nell’immagine: Abdul-Rahman Jami, “Majnun si avvicina al campo di Layli”, miniatura dal Haft Awrang 1556-1565 (particolare)

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