Affabulazioni

Knulp. Storia di un vagabondo

29.07.2022

«Proprio così, Knulp. Tutto è bello se lo si guarda al momento giusto.»

«Sì. Ma io sono convinto anche di un’altra cosa. Nelle cose più belle, oltre al piacere, c’è sempre anche un pizzico di tristezza o di angoscia.»
«E come mai?»

«Io la penso così: una fanciulla davvero bella non ci piacerebbe tanto se non sapessimo che ha il suo tempo, che poi deve invecchiare e morire. Se tutte le cose belle dovessero perdurare uguali a sé stesse per l’eternità, certo, mi farebbe piacere, ma le guarderei con più freddezza, pensando: tanto non cambi, non occorre che sia oggi. Invece tutto ciò che è caduco e non può rimanere uguale a se stesso, lo guardo con gioia mista a compassione.»
«È vero.»
«A questo proposito non conosco niente di più bello dei fuochi d’artificio, nella notte. Ci sono sfere di luce, azzurre e verdi; salgono nell’oscurità e proprio quando sono al culmine della loro bellezza compiono un piccolo arco e si spengono. E chi le osserva prova un senso di gioia e di angoscia allo stesso tempo: ora si spegne; fa parte del gioco ed è molto più bello così che se durassero molto più a lungo. Non credi? »
«Certo. Ma non vale per tutto.»

«Perché no? »

«Per esempio, quando due persone si vogliono bene e si sposano, oppure quando due sono amici, è proprio perché è per durare, perché non deve finire subito.»

Knulp mi osservò con attenzione, poi mi fece l’occhiolino e mi disse, con fare pensoso: «Sono d’accordo. Ma anche le cose di questo genere finiscono, come tutto. Sono molti i problemi che possono porre fine a un’amicizia, e anche a un amore.»

«Molto giusto, ma non ci si pensa mai anzitempo.»

«Non lo so… Vedi, nella mia vita io ho avuto due storie d’amore, di quelle vere, intendo, e tutte e due le volte ero sicuro che fosse per sempre e potesse finire solo con la morte; e tutte e due le volte c’è stata una fine e io non sono morto. Avevo anche un amico, a casa, nella mia città natale, e non avevo mai pensato che in vita nostra avremmo potuto separarci. Eppure ci siamo separati, da un pezzo.»

Tacque, e io non seppi che cosa dire. Non avevo ancora fatto esperienza del dolore connaturato a ogni rapporto tra persone, non avevo ancora toccato con mano che tra due persone, per quanto vicine possano essere, rimane sempre un abisso, che può essere colmato soltanto dall’amore, di volta in volta, e solo con una passerella di fortuna.”

Hermann Hesse, da “Knulp. Storia di un vagabondo”, 1915

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