Linguaggi

Ecco, viene l’alba…

18.08.2022
“A mano a mano che si allontana dall’alba e avanza nella giornata,
la luce si prostituisce, e si riscatta
− etica del crepuscolo −
solo al momento di scomparire.”
Emil Cioran, da “L’inconveniente di essere nati”, 1973
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Quando la notte

“Quando la notte è quasi terminata
e l’alba è tanto vicina
che possiamo toccare gli spazi-
è ora di lisciarsi i capelli

e preparare le fossette nelle guance-
e stupirsi di esser stati in pena
per quella vecchia, svanita mezzanotte-
che ci atterrì soltanto per un’ora.”

Emily Dickinson

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      John Miller, “Levar del sole sulla baia”

 

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Non sapendo quando l’alba verrà

 

“Non sapendo quando l’alba verrà,
Lascio aperta ogni porta,
Che abbia ali come un uccello,
Oppure onde, come una riva.”

Emily Dickinson

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Rose in fiamme

Vallone il 17 agosto 1917

“Su un oceano
di scampanellii
repentina
galleggia un’altra mattina

 

Giuseppe Ungaretti, “Rose in fiamme”, da “L’allegria”, 1931

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Fyodor Bronnikov, “Pitagorici celebrano l’alba”, 1869

 

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Il sorgere del sole

“Vecchio stolto faccendiere, sole dissennato,
perché così,
attraverso vetri e tende vieni a visitarci?
Le stagioni degli amanti devono volgere
ai tuoi movimenti?
Sfacciato dannatissimo pedante, va a strapazzare
gli scolari in ritardo, i garzoni inveleniti,
va a dire ai cacciatori: il Re vuole cavalcare,
chiama le formiche dei campi alle fatiche del raccolto,
immutabile l’amore non conosce climi e stagioni,
non giorni, mesi, e ore, del tempo solo i brandelli.
Perché pensi che i tuoi raggi
siano tanto potenti e venerandi?
Con un battito di ciglia potrei eclissarli,
obnubilarli, se non che non vorrei
non vedere lei tanto a lungo.
Se i suoi occhi non hanno accecato i tuoi,
guarda, e domani quando è tardi dimmi
se le Indie delle spezie e delle miniere
sono dove le lasciasti, o sono qui da me.
Chiedi dei Re che hai visto ieri,
ti sarà detto, che giacciono tutti qui in un letto.
Lei è tutti gli stati, io sono tutti i principi,
nient’altro esiste.
A paragone i principi non recitano che la nostra parte,
ogni onore è mimica, ogni ricchezza è alchimia.
Tu sei felice, oh sole, molto meno di noi,
in cui il mondo si è così contratto;
la tua età richiede agi, il tuo compito
è di scaldare il mondo – scaldaci, ed è fatto.
Splendi su noi e sarai dovunque,
questo letto è il tuo centro, queste pareti la tua sfera.”

John Donne, “Il sorgere del sole”

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Camille Pissarro, “Levar del sole sul mare”, 1883

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Il gelsomino notturno

“E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento…
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.”

Giovanni Pascoli, “Il gelsomino notturno” (dedicata alle nozze dell’amico Gabriele Briganti), da “Canti di Castelvecchio”, 1903

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Ho pensato stamattina
“Ho pensato stamattina:
non ritorna più la magia della vita
non ritorna.
Ma ecco, il sole improvviso in casa mia
essenza viva per me
e il tavolo con il pane
è oro
e il fiore sul tavolo e le tazze
oro
e cosa ne è stato della tristezza?
C’è splendore anche nella tristezza.”
Zelda Mishkovsky Schneurson (poetessa ebrea nata in Ucraina)

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Albore
“Amo quell’ora in cui il brillio delle stelle è fioco
e respiro infantile a spegnerle è adatto
e il mondo si fa chiaro, a poco a poco
pur se con ciò, non insavisca affatto.
Io più del mattino amo l’albore, quando,
moscerino d’oro confondendo
gli alberi, dai raggi trapassati,
si alzano sulla punta dei piedi.
Amo quell’ora in cui, durante la sgambata,
al vociare di uccelli semidesti, tra i pini,
sul cappello di funghi gridellini
tremola lungo il bordo la rugiada.
Essere un po’ a disagio felice senza gente.
Scaltra usanza il celare la propria felicità, ma
fate che si soffermino i felici nell’albore, pure se
dal mattino avrà inizio ogni calamità.
Sono felice che la vita mia come irreale sia
pur tuttavia allegra, coraggiosa realtà,
che invidia non mi diede Dio, né animosità,
che di fango coperto non sono, né di biasimo.
Sono felice che un giorno sarò antenato
di nipoti non più in gabbia. D’essere stato
tradito e calunniato sono felice,
meglio non è quando di te si tace.
Sono felice dell’amore di donne e di compagni,
le loro immagini sono le mie icone.
Che sia ragazza russa la mia sposa sono felice,
di chiudere i miei occhi è degna, ne avrò pace.
Amare la Russia è felicità plurinfelice.
Cucito a lei sono con le mie proprie fibre.
Amo la Russia e il suo potere tutto vorrei amare,
ma ne ho la nausea, vogliatemi scusare.
Amo questo mio mondo verde-azzurro
con le guance imbrattate di sangue.
Irrequieto io stesso.
Morirò non per odio,
ma per amore insostenibile dal cuore.
Non ho saputo vivere in modo irreprensibile, da saggio,
ma voi con debito di colpa rammentatevi
il ragazzino con albore di libertà negli occhi,
luminosa più che vivido raggio.
Essere imperfettissimo io sono,
ma, scelta la mia ora preferita – il primo albore,
Dio creerà di nuovo innanzi giorno
gli alberi dai raggi trapassati,
me stesso trapassato dall’amore.”
Evgenij Aleksandrovic Evtusenko, “Albore”, da “Arrivederci, bandiera rossa”
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Nell’immagine in evidenza: Salvador Dalì, “L’aurora”, 1948

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