Affabulazioni

Dalla Russia con orrore…

16.09.2022
“Col senno di poi avrei fatto meglio a fare il bancario, oppure l’insegnante, addirittura il postino.
Ero giovane, e l’idea di difendere la mia patria mi sembrava un atto dovuto.
Da bambino odiavo giocare “ai cowboy contro gli indiani” perché sparare mi faceva paura.
Ero piccolo, ma avevo già capito che le pallottole non avrebbero accettato compromessi.
Sarebbero uscite dalla canna del fucile con un unico scopo: uccidere.
Crescendo, avevo assistito alla guerra in tv.
Prima in Iraq, poi in Jugoslavia, e infine in Afghanistan.
Senza contare tutte le altre, ovviamente, quelle che si consumavano a fuoco lento lontano dalle notizie roboanti dei media.
Ero entrato nell’esercito convinto di poter salvare vite umane, soprattutto quelle di migliaia di bambini costretti a morire senza un motivo.
E c’ero riuscito, almeno in parte.
Per ogni vita salvata, infatti, ne avevo annientate molte altre, un bilancio negativo che ancora oggi, di ritorno dall’ennesimo fronte di guerra, non riesco a farmi piacere.
Ho ucciso per salvare delle vite.
Sembra un paradosso.
Forse lo è.
Sposarsi e mettere al mondo una figlia sono state le esperienze più appaganti della mia vita.
Credetemi: tornare a vestire i panni del soldato con una piccoletta a casa non è affatto facile.
Anzi, suona come una condanna.
Doveva essere una guerra lampo, una virgola tra due frasi fatte, invece è ancora in atto dopo mesi di conflitto.
Lunga, anzi lunghissima, questa guerra lampo, una trilogia spessa quanto “Il Signore degli Anelli”.
Ho ucciso ancora, questa volta nelle vesti di padre e marito, e devo dire che è stato anche peggio del solito.
E’ colpa dello Zar, mi dicevo mentre prendevo la mira e premevo il grilletto.
Tu non sei altro che una pedina di cui non si ricorderà nessuno, a parte chi ti vuole bene.
Tu, per la storia, sarai solo l’ennesima manciata di polvere pronta a perdersi nel vento.
Tornare a casa, anche se “a metà”, è stato un sollievo.
Quando mia figlia si è presentata sulla porta con l’abito giallo, il mio preferito, sono scoppiato il lacrime.
Tenevo ciò che rimaneva del mio braccio dietro la schiena, e dai suoi occhi ho capito che lei si aspettava un regalo, “una sorpresa dal fronte”.
Sono ancora qua impalato, in realtà.
Non ho il coraggio di abbracciarla anche se lo vorrei più di ogni altra cosa al mondo.
Sono un mezzo soldato, ormai.
Inutile come un aspirapolvere nel deserto del Sahara.
Quando lei mi salta al collo, io la stringo forte e ripenso alla guerra, alle missioni di pace, e a tutto ciò che non avrei voluto fare ma che ho fatto.
Col senno di poi avrei fatto meglio a fare il bancario, oppure l’insegnante, addirittura il postino.
Ero giovane, e l’idea di difendere la mia patria mi sembrava un atto dovuto.
Già, mi sembrava.”
Alessandro Casalini, da “Istantanee a occhi aperti: Cento racconti brevi a caccia di uno sguardo”

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