Pensieri

Il popolo è un bambino

26.10.2022
“Il popolo, che è un bambino, si arrabbia per le ingiustizie, si commuove davanti al dolore, si illude e si innamora. Poi spenge la televisione e va a dormire sereno.
Il popolo lavora, guadagna e spende. L’hanno convinto che l’economia funziona così. Bisogna far girare la ruota. Ma poi tra i neon del centro commerciale e i telefoni del call center qualcuno smette di girare.
Forse è solo il bruco che esce dal buco, il cadavere che prova a resuscitarsi da solo. Forse è il ladro e si rende conto che non basta rubare ai ladri per pareggiare i conti.
E infatti è un collettivo di lavoratori, ma è anche un pezzo di popolo. Christian dice: “Abbiamo incominciato perché non avevamo niente da perdere”. Maurizio dice: “Quel posto è come il Titanic. Il transatlantico affonda e i passeggeri fanno finta di niente. Ma noi non affonderemo cantando”.
Il popolo è un bambino, non ci capisce niente di politica. Se tu gli parli di rivoluzione e lo fai seriamente, finisce che il popolo la fa per davvero, la rivoluzione. Allora bisogna fare come ha fatto il partito comunista: la rivoluzione gliel’ha fatta vedere da lontano, al popolo. Come una ballerina della televisione.
Il popolo è un bambino, gli piace guardare le ballerine. I maschietti si guardano la televisione perché gli piace il culo delle ballerine. E le femminucce si guardano la televisione perché vorrebbero averci il culo come quello delle ballerine che piacciono tanto ai maschietti.
Tutti guardano il culo in TV, ma sia le femminucce che i maschietti sanno che la televisione è un elettrodomestico, che quel culo esiste solo là dentro. Si guardano intorno e la realtà è che si ritrovano sul divanetto del loro appartamento senza culi e senza balletti, ma sono contenti lo stesso. Sono contenti perché tutte le volte che accenderanno la televisione c’avranno un culo in diretta pronto per essere guardato, e non importa che sia finto come la favola di cenerentola, importa solo che dopo il culo in diretta si vada a letto sereni.
Al popolo gli piace la rivoluzione, ma gliela devi mostrare come il culo delle ballerine, come una cosa bella e impossibile… Gliela devi raccontare come una favola.
Il popolo è un bambino, vuole sempre avere ragione. Allora chi governa il popolo gli deve dire che gli altri c’hanno sempre torto. Gli altri sono atei miscredenti, pervertiti omosessuali, zozzi meridionali, negri puzzolenti, eccetera… Insomma, relativisti. Allora il popolo è contento.
E’ contento perché il popolo è un bambino, e come tutti i bambini gli piace giocare. Nei giochi dei bambini c’è sempre uno che vince e un altro che perde, per questo che al popolo gli piace tanto il calcio.
Il popolo lo sa che il calcio vero non è quello dei campetti, delle partitelle… Il popolo lo sa che al calcio vero non si può giocare, che il vero calcio se lo può soltanto guardare in televisione. Allora il popolo si mette seduto e guarda. Il popolo strilla, si agita, si stanca come un bambino, e quando arriva la sera si addormenta subito.
E’ buono buono, il popolo, è una pecorella. Il popolo lo sa che la vita è come una partita di calcio in televisione, come la finale dei mondiali: tutto il mondo la guarda, ma poi la palla se la giocano solamente due squadre.
Bello il calcio, bella la vita. Solo pochi ne godono, ma tutti gli altri possono fare il tifo.
Il popolo è un bambino. Se gli rubi le caramelle si arrabbia, ma se gliele metti in vetrina, quello se le compra subito. Allora tu, che sei più furbo del popolo, gliele fai pagare il doppio di quelle che valgono, così per ogni caramella che si compra, una gliela vendi e un’altra gliela rubi.
Se metti le mani in tasca al popolo sei un ladro, ma se è il popolo che si viene a svuotare le tasche da te è solo una legge di mercato.
Il popolo è un bambino, gli piace comprare le caramelle. Poi magari se le porta a casa e manco se le mangia, magari le butta al secchio, magari… Perché al popolo gli piace comprare, comprare, comprare, allora tu che sei più adulto del popolo gli vendi tutto. Il popolo vuole mangiare? E tu gli vendi le porcherie fino a farlo scoppiare. Il popolo vuole le canzonette? E tu gli vendi qualche chilo di ritornelli da canticchiare sotto la doccia. Il popolo vuole gli ideali? E tu gli vendi anche quelli. Poi magari se li porta a casa e non ci crede più, magari li butta al secchio… Meglio. Meglio, così torna subito al supermercato a comprarsi le caramelle.
Il popolo è un bambino. Fa tante domande, il popolo, e tu non gli puoi dire la verità, sennò quello ti mette in difficoltà.
Per esempio, io c’ho un figlio, si chiama Robertino Casoria ed è il peggiore della classe. M’ha detto: papà cosa sono i terroristi? Io gli ho voluto dire la verità. Gli ho detto, ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale. Tu eri un bambino intelligente e non ci hai creduto. Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l’albero e la mattina appresso, quando li hai visti, hai cominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c’è il regalo significa che ci sta anche il barbone che li porta co’ le slitte, co’ le renne, e invece ero sempre io. E i terroristi sono la stessa cosa, qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi. Poi scoppia una bomba, crollano un paio di grattacieli e tutti pensano che se c’è l’attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l’hanno fatto. Ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto, di notte, fa scoppiare le bombe e poi dà la colpa ai terroristi. E mio figlio mi fa, l’amico mio Pancotti Maurizio – chè Robertino frequenta un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me pure un po’ deficiente – mi ha detto: Pancotti Maurizio mi ha detto che questa cosa si chiama strategia della tensione. Allora io gli ho risposto, l’amico tuo Pancotti Maurizio è comunista. E lo sai perché è così ciccione? Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui, perché ti si mangia!
E mio figlio Robertino ha incominciato a tremare. Per una settimana non è più uscito di casa. Gli ho fatto fare tutto quello che volevo. Gli dicevo: lava la macchina, metti a posto la stanzetta, portami le ciabatte… Lui mi ubbidiva come un cagnolino.
Perché si governa con la paura. E il popolo è uguale, il popolo è un bambino se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c’è il lupo cattivo, l’uomo nero, i terroristi, gli arabi coi barboni, i pirati della Malesia… Ogni tanto, insomma, bisogna pure cambiare, fare la rotazione… Il diavolo, gli zombi, il mostro di Lochness, il bocio, i marziani, i fantasmi…
Perché il popolo è un bambino, se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina…
Perché il popolo è un bambino, se gli metti paura ti ubbidisce subito.”
Ascanio Celestini, “Il popolo è un bambino”
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Nell’immagine: Vignetta di Chavez

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