“Chi sono?
– Il misterioso intervallo
tra la rosa luminosa che ti ho regalato
e la rosa spenta che la mia mano ti porge.”
Miguel D’Ors (Spagna), “Mistero”, da “Corso Superiore di Ignoranza”, 1987 –
Traduzione di Gloria Bazzocchi
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Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; il suo azzurro, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori di se stesso, fuori di qualsiasi idea
di sé descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto entro un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che affoga
in sé, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo vuoto tenero, piccolo che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perché, e solo perché, essendo stato, era…
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lasciò sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo ore, giorni. Era quello. Solo quello.
Mark Strand, da “Blizzard of One”, 1998 – Traduzione di Damiano Abeni, ora in “West of your cities”, a cura di M. Strand e D. Abeni 2003
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Edouard Boubat, “Autoritratto col gatto”, New York, 1989

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“Io sono Amin,
colui che restò nel noncanto.
La pietraluna che stringe
intime alleanze con il temporale.
Sono la vita sognata,
la spada rivolta alle piogge.
Baratri e gemme,
rovesci, sterpi,
acqua di sperma creatore.
Io sono Amin
e non ho mai conosciuto l’amore.
Rivelo la sintassi del crollo:
un urlo angelicato, non si muore.
Vita sempre sognata, mai vita.”
Giovanni Ibello, da “Dialoghi con Amin”, 2022
“Dialoghi con Amin è un piccolo poema sul martirio, un poemetto che prova a cantare l’estasi nella rovina, il disfacimento, il culto della frammentazione. A voler essere spietatamente onesti non saprei cos’altro aggiungere su questo lavoro poiché quello che sentivo di dire l’ho scritto in versi. E lo dico con la massima umiltà, non credo al poeta chiamato a spiegare una poesia.”
Giovanni Ibello, da “Dialoghi con Amin”, 2022
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Misteri
“Tutti abbiamo un mistero
e come è logico ignoriamo
quale sia la chiave il segreto
ne sfioriamo i confini
ne collezioniamo le spoglie
ci smarriamo negli echi
e lo perdiamo nel sonno
proprio quando stava per svelarsi
e anche tu hai il tuo
misteriuccio così semplice
che le imposte non lo nascondono
né lo eliminano i presagi
è nei tuoi occhi e li chiudi
è nelle tue mani e le sposti
è nei tuoi seni e li copri
è nel mio mistero e lo abbandoni”
Mario Benedetti (Uruguay) , da “L’amore, le donne e la vita, 2019
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Mistero per la strada
“Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
Ma non si svegliò.
Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
Tra la gente nei raggi di sole
Forti e impazienti.
D’un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti –
Un museo di farfalle.
Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.”
Tomas Tranströmer, “Mistero per la strada”, da “17 poemi”, 1954, oggi in F. Buffoni, “Songs of Spring. Quaderno di traduzioni”, 1999 – Traduzione di Franco Buffoni
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Foto di Noell Oszvald, 1991

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Sola non posso essere
“Sola non posso essere
poiché schiere mi visitano
compagnia senza traccia
che elude chiavi
Non hanno vesti, né nomi
non almanacchi, né armi
ma case diffuse come gnomi
Il loro venire è annunciato
da messaggeri interiori
Il loro andare non lo è
poiché non vanno mai.”
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Ci sono panchine
“Ci sono panchine
tavolini
punti precisi di strade
che collegati in un reticolo
formano il disegno di
un’ altra vita
In cui potremmo amarci
Fu il primo gioco della Settimana Enigmistica
cui sono stato ammesso da bambino
e non sapevo
che era il più importante.”
Michele Mari, da “Cento poesie d’amore a Ladyhawke”, 2007
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David Durall (artista digitale americano)
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“Mescola le carte
del gioco mondiale
È la notte dei cambiamenti
È la notte dei malintesi
La notte del sangue bianco
È la notte delle sorprese
La notte della finzione
la notte degli inespugnati
È la notte dei sogni di risate
La notte delle scimmie sacre
I santi sono quelli che ridono
Come bambini ubriachi
Stai attento
Tua moglie, la tua proprietà
Tutto si muove, tutto perde,
Tutto passa, amico.
Il Maestro dei Misteri
Mescola le carte del gioco mondiale
Ed è la notte delle maschere
E spiriti dispettosi
La notte dei fantastici dodicesimi re
E maghi giocosi
La luna sta stuzzicando tua sorella
E il saggio sorrise
con i suoi denti di coccodrillo
(Oh, come osa?)
Avanti, abbi paura
Tutto trema, tutto gode
La tua mente cerca invano
E il significato e la causa
La tua mente è piccola
Tutto passa e scompare
Amico, tutto perde
Il Maestro dei Misteri
Mescola le carte
Dal gioco del mondo
Tutto è in vendita
E il re dei mendicanti
Sul suo trono di sporcizia
Organizza l’asta
E pronuncia giustizia
Tutto è in saldo
Tutto è in vendita:
La modestia ipocrita delle adolescenti
Il tetano mistico delle donne insoddisfatte
La bottiglia tozza di noia verderame
Il dolce languore dei pomeriggi caldi
Un mantello da vescovo nel guardaroba del bordello
Amazzonia in fiamme nell’occhio del satellite
Il medico della Regina Madre che cambia sesso
Il sangue bollente degli assassini
L’istinto di morte che cerca il proprio bene
Drammaturghi ansimanti nelle sale della gloria
La prostituta letteraria nel rack d’onore
Il Maestro dei Misteri
Mescola le carte
Dal gioco del mondo
Ed è la notte che si ripete
Chi si risveglia nel suo doppio
La Notte Recitata
Chi dubita nei suoi guai
La storia del sogno notturno
Chi cade nel lavandino
Cala la notte
Tutto passa
Tutto buio
Ed è la notte che si allontana
Ballando tra le macerie
Cosa è nato adesso?
Sulla morte del vecchio mondo?
Cosa è nato adesso?
Sulla morte del vecchio mondo?
Qualcosa che passa, intravisto, niente, lì, fumo tra gli alberi
E che sfuma nell’alba fresca, leggera, liberata.”
Frédéric Pagès (Brasile), “Il Maestro dei Misteri”, pubblicato su “Sagarana”
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D’Lavigne Art, Paris
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Visibile, invisibile
“Visibile, invisibile
il carrettiere all’orizzonte
nelle braccia della strada chiama
risponde alla voce delle isole.
Anch’io non vado alla deriva,
intorno rulla il mondo, leggo
la mia storia come guardia di notte
le ore delle piogge.
Il segreto ha margini
felici, stratagemmi, attrazioni difficili.
La mia vita, abitanti crudeli e sorridenti
delle mie vie, dei miei paesaggi,
è senza maniglie alle porte.
Non mi preparo alla morte,
so il principio delle cose,
la fine è una superficie dove viaggia
l’invasore della mia ombra.
Io non conosco le ombre.”
Salvatore Quasimodo, “Visibile invisibile”, da “La terra impareggiabile”, 1958
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In evidenza: Dipinto di Valentin Rekunenko (Ucraina), 1955