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Non chiamateci befane ma streghe!

11.01.2023
“In ogni casa elegante c’è la porta principale per i signori, e c’è la porticina di servizio per i fornitori; ma non deve mancare la porta celeste per gli dei. Si potrebbe dire che la cappa del camino è il tunnel che congiunge la terra al cielo. […] Per colpa di certe convenzioni, e d’una diffusissima mancanza di coraggio ascensionale, forse questa porta è poco adoperata. Ciò non toglie che la porta della Befana sia la vera porta principale: la porta che si apre sull’universo.”
Gilbert Keith Chesterton
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Mi hanno detto
“Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato,
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.”
Gianni Rodari, “Mi hanno detto”
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La Befana

“Vien da lontano, per le vie nevose,
lascia giù, al cancello del giardino,
il somarello, e tra le sue calzette
una ne sceglie per ciascun bambino
e gliela porta: e sal dritta e sicura
per ogni stanza, sia pur chiusa e scura.
In ogni stanza di bambini buoni
entra pian piano, e il loro sonno spia:
e ai piedi del lettino lascia i suoi doni.”

 

Piero Calamandrei

 

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Jakub Rozalski (pittore ed illustratore polacco)

 

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La Befana

 

“Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed è il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?

Guarda e guarda… tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini…

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolano le scale:
il lumino brilla e sale,
e ne palpitano le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?

Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampana di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra le ceneri e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange, c’è chi ride:
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.”

 

Giovanni Pascoli

 

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Pasqua bbefania
“Mamma! mamma! – Donnite. – lo nun ho ssonno.
Fate dormì cchi Il’ha, ssor demonietto.
Mamma, me vojj’ arzà. -Ggiù, stamo alletto.
Nun ce posso stà ppiù; cqui mme sprofonno.
lo nun ve vesto. – E io mo cchiamo Nonno.
Ma nun è ggiomo, – E cche mm’avevio detto
che cciamancava poco? Ebbè? vv’aspetto?
Auffa li meloni e nnu li vonno!
Mamma, guardat’ un po’ ssi cce se vede?
Ma tte dico cch’è nnotte. -Ajo! – Ch’è stato?
Oh ddio mio!,
m’happijjato un granchio a un piede.
Via, -‘Statte zitto, ma attizzo er lumino.
Sì, eppoi vedete un po’ cche mm’ha pportato
la bbefana a la cappa der cammino.”
6 gennaio 1845
Giuseppe Gioachino Belli, “Pasqua bbefania”, da “Sonetti romaneschi”, a cura di Luigi Morandi, 1887
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Fotografo non identificato
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In evidenza: Iban barrenetxea Illustration

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