Musichiamo

Vecchio frac

14.01.2023
“È giunta mezzanotte
Si spengono i rumori
Si spegne anche l’insegna
Di quell’ultimo caffè
Le strade son deserte
Deserte e silenziose
Un’ultima carrozza
Cigolando se ne va
Il fiume scorre lento
Frusciando sotto i ponti
La luna splende in cielo
Dorme tutta la città
Solo va un uomo in frac
Ha il cilindro per cappello
Due diamanti per gemelli
Un bastone di cristallo
La gardenia nell’occhiello
E sul candido gilet
Un papillon
Un papillon di seta blu
S’avvicina lentamente
Con incedere elegante
Ha l’aspetto trasognato
Malinconico ed assente
Non si sa da dove viene
Né dove va
Chi mai sarà
Quell’uomo in frac
Bonne nuite bonne nuite
Bonne nuite bonne nuite
Buona notte
Va dicendo ad ogni cosa
Ai fanali illuminati
Ad un gatto innamorato
Che randagio se ne va
È giunta ormai l’aurora
Si spengono i fanali
Si sveglia a poco a poco
Tutta quanta la città
La luna s’è incantata
Sorpresa ed impallidita
Pian piano
Scolorandosi nel cielo sparirà
Sbadiglia una finestra
Sul fiume silenzioso
E nella luce bianca
Galleggiando se ne van
Un cilindro
Un fiore e un frac
Galleggiando dolcemente
E lasciandosi cullare
Se ne scende lentamente
Sotto i ponti verso il mare
Verso il mare se ne va
Chi mai sarà, chi mai sarà
Quell’uomo in frac
Adieu adieu adieu adieu
Addio al mondo
Ai ricordi del passato
Ad un sogno mai sognato
Ad un’attimo d’amore
Che mai più ritornerà”
Domenico Modugno, “Vecchio frac”, 1955
Modugno raccontò di aver scritto la canzone “Vecchio Frac” ispirandosi alla storia del principe Lanza di Trabia, che dopo una vita avventurosa durante la quale aveva amato ed era stato amato da donne bellissime, si era ucciso, all’età di 39 anni, gettandosi dalla finestra della sua suite in un hotel di Roma.
Era uomo di fascino assoluto che nella vita aveva avuto tutto, anche l’amore di una delle donne più belle dell’epoca, Olga Villi. Non riuscivo a capire perché quel nobile avesse scelto di uccidersi così, senza una spiegazione. Lo interpretai come il segno struggente della fine di un’epoca”.
Anni dopo, il poeta Giovanni Bruno, amico di Modugno, raccontò che il cantante aveva trovato un’ulteriore fonte di ispirazione in una leggenda che la madre gli raccontava quando era bambino: era la leggenda di un fantasma che di notte usciva dal Castello di Conversano e vagava per la città.

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