Magazzino Memoria

Dal diario di Carla Simmons

28.01.2023
Aprile 1942
«La vecchia e il bambino camminavano lungo l’Apolloterras. Splendeva il primo sole, gli ombrelloni colorati erano stati sistemati accanto ai tavolini invitanti. Il bambino chiese: “Nonna, è vietato agli ebrei?”. La nonna rispose: “Sì”. Il bambino disse con tono sommesso: “Che peccato”, poi continuò a camminare e si mise a correre dietro a un pallone».
«Ora davanti a tutti i negozi è appeso il cartello: vietato agli ebrei […]. La gente sta in piedi davanti alla vetrina, con i soldi in tasca, senza poter comprare nulla. All’inizio è stato come uno schiaffo in faccia. Ma i poveri non stanno sempre in piedi con lo stesso aspetto? Non c’è sempre e ovunque per loro un cartello “vietato” sulla carne, sulla frutta, sui fiori? […] Non è forse questa una buona lezione per non dare per scontato che sia così e non altrimenti, per non considerare ovvio l’essere persone materialmente privilegiate? »
Maggio 1942
«Davanti a me sfila la truppa dei soldati. Pronti, scattanti, nelle loro grigie uniformi […]. Un grigio ammasso di robot […] Penso: io sono mille volte più libera. Nonostante la mia stella gialla, nonostante le restrizioni e i divieti […]. Come sono mille volte più libera dentro in confronto a questo materiale umano meccanizzato […]. Come utilizzare questa libertà? Ognuno per sé, a modo suo. Come è meglio per noi e per gli altri. Rendendo conto solo a sé stessi e a Dio»
Ottobre 1942
«Hedda mi ha detto: “Mai dimenticare quello che ci hanno fatto, mai perdonare”.
Ma io non voglio. Come potrei continuare a vivere con un costante senso di vendetta e collera? È per questo che ho letto Dostoevskij?».(…)
«Perché a tavola Hedda dice ai bambini: Mai dimenticare né perdonare il male che ci viene fatto“, e tutto in me dice: no! Non è giusto, così non arriveremo da nessuna parte!»
Marzo 1943
«Da settimane non scrivo più su questo diario. No, non è solo la “monotona storia degli ebrei di Amsterdam” […]. È la storia delle cose scandalose che vivo per davvero, giorno dopo giorno […]. Gli ebrei vengono ormai portati via con un ritmo talmente rapido che a una scena orribile ne segue subito un’altra».
«In questa mattina di inizio maggio sono in piedi davanti alla finestra aperta. […]. Non so quali amarezze ci aspettano, quale dolce gioia dovrà ancora venire. Ma la pace e la fiducia entrano nel mio cuore, e penso a queste parole: “Ed Egli si separò da loro a circa un tiro di sasso, si inginocchiò e pregò, dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice, tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”».
Carla Simons (uccisa ad Auschwitz il 19 novembre 1943), da “La luce danza irrequieta, il Diario 1942-1943”
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Nell’immagine in evidenza: Andrew Wyeth, “Vento dal mare”, 1947

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