Affabulazioni

Arcipelago Gulag

14.02.2023
Si sta svolgendo (nella regione di Mosca) una conferenza regionale di partito.
La dirige il nuovo segretario del comitato rionale, nominato al posto dell’altro, recentemente arrestato.
Alla fine della conferenza viene approvato un messaggio di fedeltà a Stalin.
Naturalmente tutti si alzano in piedi (come nel corso della conferenza tutti balzavano su a ogni menzione del suo nome).
Nella piccola sala è una burrasca di applausi che diventa ovazione.
Tre minuti, quattro minuti, cinque minuti: sono sempre burrascosi e si tramutano sempre in ovazione.
Ma già le palme sono indolenzite.
Già le braccia alzate sono informicolite.
Già gli anziani hanno l’affanno.
Sta diventando insopportabilmente ridicolo anche per chi adora sinceramente Stalin.
Ma chi oserà smettere “per primo”? Lo potrebbe fare il segretario del comitato rionale, in piedi sul podio, il quale ha appena letto il messaggio. Ma è nominato da poco, al posto d’un arrestato, ha paura! Infatti vi sono in sala quelli dell’N.K.V.D., in piedi ad applaudire, osservano chi smetterà per primo! E gli applausi, in una piccola sala sperduta, all’insaputa del grande capo, continuano 6 minuti! 7 minuti! 8 minuti! Sono perduti! Rovinati! Non possono più fermarsi fino a quando non saranno caduti colti da infarto! In fondo alla sala, nella calca, si può ancora fingere, battere le mani meno frequentemente, con minore forza e furore, ma al tavolo della presidenza, in piena vista di tutti? Il direttore della cartiera locale, uomo forte e indipendente, rendendosi pienamente conto della falsità della situazione senza scampo, è tra la presidenza e applaude. 9 minuti! 10 minuti! Egli guarda angosciato il segretario del comitato rionale ma quello non sa fermarsi.
Follia! Follia collettiva! I dirigenti del rione, gettando occhiate l’uno all’altro con un filo di speranza ma con la sola esultanza dipinta sulla faccia, applaudiranno fino a cadere, fino a quando li porteranno fuori in barella.
E anche allora i rimanenti non batteranno ciglio! All’undicesimo minuto il direttore della cartiera assume un’aria indaffarata e si siede al suo posto al tavolo della presidenza.
Oh miracolo! dov’è andato a finire il generale indescrivibile irrefrenabile entusiasmo? Tutti in una volta, con l’ultimo battito di mani, cessano e si mettono a sedere.
Sono salvi! Lo scoiattolo ha saputo schizzare fuori dalla gabbia con la ruota che gira! Tuttavia proprio così si riconoscono gli uomini indipendenti.
Proprio così si tolgono di mezzo.
La stessa notte il direttore della cartiera è arrestato.
Gli appioppano senza difficoltà, per tutt’altro motivo, dieci anni.
Ma dopo la firma dell’articolo 206 (del protocollo conclusivo dell’istruttoria) il giudice gli rammenta:
– E non smetta mai per primo di applaudire!
(E come fare altrimenti? Quando fermarsi?…)
E’ questa la selezione secondo Darwin.
E’ questo il logorio ottenuto a forza di stupidità.
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Foto di Raúl Cantú (Visual Artist)
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“Se fosse così semplice! Se da una parte ci fossero uomini neri che tramano malignamente opere nere e bastasse distinguerli dagli altri e distruggerli! Ma la linea che separa il bene dal male attraversa il cuore di ognuno. Chi distruggerebbe un pezzo del proprio cuore? Nel corso della vita di un cuore quella linea si sposta, ora sospinta dal gioioso male, ora liberando il posto per il bene che fiorisce. Il medesimo uomo diventa, in età differenti, in differenti situazioni, completamente un’altra persona. Ora è vicino al diavolo, ora al santo. Ma il suo nome non cambia e noi gli ascriviamo tutto (…).
Ci fermiamo stupefatti davanti alla fossa nella quale eravamo lì lì per spingere i nostri avversari: è puro caso se il boia non siamo noi ma loro (…).
Dal bene al male è un passo solo, dice un proverbio russo. Dunque anche dal male al bene.”
Aleksandr Solzenicyn, da “Arcipelago Gulag”, 1973

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