Epistolario

Epilogo

07.12.2023
Gorizia, 18 gennaio 57
Caro Bollea, rispondo con qualche resistenza alla sua lettera. Perché – santo cielo – come si fa a dire ad un uomo della mia età e nelle mie condizioni, che ho
«la grande fortuna di non essere mai solo; perché ho sempre la compagnia del mio pensiero». Come, amico mio, non ha capito che questa è la tortura della segregazione cellulare? E cosa vuole che mi presenti il mio pensiero?
Passata – oh, da molti anni! – la giovinezza e gli amori, si era formata tra la grande Lina e me una specie di simbiosi: eravamo cioè come una persona in due. Quello che ho sofferto per la sua malattia prima (tre e più anni) e, infine, per la sua morte,
non è cosa facile a dirsi; le dirò solo, caro Bollea, che la sola persona che invidio al mondo è un vecchio della mia età qui ricoverato.
E’ incretinito (ma cretino era sempre).
Umberto Saba
(Umberto Saba muore per infarto la mattina del 25 agosto 1957 nella clinica Villa San Giusto a Gorizia, dove si era ritirato pochi giorni prima che morisse la moglie.
In mano ha ancora la sua pipa.)
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Nella foto in evidenza: Federico Patellani, “Il poeta Umberto Saba. Ritratto del poeta mentre fuma la pipa alla finestra”

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