Linguaggi

Una stanza tutta per noi…

19.01.2026
“È quando oziamo, quando sogniamo, che la verità sommersa, a volte, viene a galla.”
Virginia Woolfe, da “Una stanza tutta per sé”, 1929
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Max Liebermann
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Riavvolgere le stanze
“Lei in un’altra stanza
cuce e scuce maglioni
poi li ricuce, compone forme e colori
sempre diversi, un lavoro senza fine.
La cerco al di là della porta
ma la stanza è vuota
un’altra soglia, ma non c’è.
Forse è in una stanza di un’altra casa
in un’altra città, provo a raggiungerla
per tenerle la matassa o aggomitolarla.
Prendere il treno e andare da lei
ma col tempo, col tempo come faccio
ad attraversarlo, a riavvolgerlo.”
Anna Toscano, “Riavvolgere le stanze”, da “Cartografie”, 2024
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La stanza vuota

 

“A Carlos Edmundo de Ory in memoriam”

 

“Era uno dei tuoi giochi preferiti.
Cosa c’è in una stanza vuota?
domandavi. Noi restavamo in silenzio.

Cosa c’è in una stanza vuota?

Quelli che non conoscevano il gioco
dicevano magari: Niente, e tu dicevi: No.
Niente è niente, ho chiesto cosa.

Finché qualcuno diceva, ad esempio: Silenzio.
E tu dicevi: Sì.
E un altro diceva: Polvere.
E il gioco cominciava a decollare.

Orme di passi sopra il pavimento.
Un fantasma. Una presa. Il foro
d’un chiodo. La penombra.
Il quadrato che lascia sul muro
l’assenza di un quadro. Un filo.
Una lettera per terra.
L’impronta di una mano sulla parete.
Un raggio di sole che entra dalla finestra.
Una ragnatela. Un pezzetto
di carta. Un’unghia. Una formica smarrita.
La musica che arriva dalla strada
(c’è musica senza nessuno che la ascolti?).
Una macchia d’umidità o di fumo.
Scarabocchi o uccelli o nomi
o un disegno di Laura sulla parete.
E tu dicevi sì o no.
Tu lo sapevi. Eri l’inventore del gioco.
Tu già sapevi, Carlos, cosa c’è
nella stanza vuota dove sei appena entrato.

Era uno dei tuoi giochi preferiti.
– Cosa c’è in una stanza vuota?
– Un fantasma.
– L’hanno già detto.
– Sì, ma quello che dico io è un altro.”

 

Juan Vicente Piqueras, “La stanza vuota”, da “Vigilia di restare”, 2017 – Traduzione di Raffaella Marzano

 

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 Ernst Kreidolf, “Morgenidyll”, 1893

 

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Una stanza
“Semiminime
volano per la stanza
come fate.
La musica
non rivela mai
i suoi segreti.
Le parole
la corteggiano
invano.
Oggi
muore
tra i silenzi.”
Shuntarō Tanikawa, “Una stanza”, da “E poi…” (“Soshite) Traduzione di Diego Martina
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In evidenza: Vilhelm Hammershøi, “Interno con donna al pianoforte”,  1901 

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