Nera schiera del tempo

“Tutto è più misterioso, è piuttosto un prolungamento artificiale, attenuante e inerte di ciò che ormai è cessato e un rifiuto protocollare a cedere il passo o a indicare l’inizio di ciò che arriva, come quei lampioni che rimangono accesi ancora per un po’ quando ormai ha fatto giorno nelle grandi città e nei paesi e nelle stazioni ferroviarie e nelle fermate vuote, e rimangono ancora occhieggianti e diritti di fronte alla luce naturale che avanza e li fa diventare superflui. […] Quelle luci elettriche fingono che sia ancora notte e che la loro partecipazione sia ancora necessaria, si comportano come se non si rendessero conto della fine del loro regno, e a sua volta la luce del giorno finge di non vederle e le tollera, ben sapendo che quelle luminosità dilavate non sono più una minaccia, e sembra perfino arrestarsi un po’ nel suo dispiegarsi come se concedesse loro il tempo per abituarsi all’inutilità ormai giunta e all’idea della fine”.
Javier Marías, da “Nera schiena del tempo”, 2004 – Traduzione di Glauco Felici
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Nell’immagine: René Magritte, “L’impero delle luci”, 1953-54

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