“Io non ho mai avuto aspirazioni alla felicità. Ho avuto aspirazioni alla marmellata. Cioè, volevo la marmellata e me la prendevo, e me la godevo, ma non ho mai considerato le varie marmellate della vita come felicità.
Io penso che la felicità sia una folgorazione. Ti arriva mentre meno te l’aspetti e forse mentre meno te la meriti. Ed è fatta di un nulla. È come quelle farfalle che voi prendete per le ali, poi le lasciate andare e volano, e sulle dita vi è rimasta un po’ di polvere color d’oro.
Fate così e la polvere va via. Era la felicità e non ce ne siamo accorti.
La felicità è questa.
Io sono stato felice, ma per pochi attimi e per cose inspiegabili.
Un giorno, in campagna, un odore improvviso di un’erba, la citronella, mi entrò attraverso le narici, mi entrò nei polmoni, nel sangue, nel cervello. Mi venne voglia di cantare ad alta voce e in quel momento, veramente, credetemi, sentii il mio Essere in armonia con l’Universo. Non col mondo, con l’Universo, con le grandi costellazioni, con il grandissimo Nulla dentro il quale fui, per un attimo, felice di perdermi. Ecco, questa è stata per me la felicità: un momento”.
Andrea Camilleri, da un intervento al festival letterario “Libri Come”, svoltosi all’Auditorium Parco della Musica di Roma nel marzo del 2018
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In evidenza: Foto tratta da “Il Fatto Quotidiano”




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