“Halloween, quel meraviglioso apostrofo color zucca tra l’autunno e il Natale.”
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“Halloween non va considerata come una manifestazione pagana isolata, bensì l’indispensabile complemento popolare della celebrazione di Ognissanti e della commemorazione dei defunti. Ma tutte queste festività scaturiscono dalla stessa fonte, la celtica Samain, il cui senso e profondità superano di gran lunga ogni differenza etnica, culturale o religiosa.”
Jean Markale, da “Halloween”, 2005
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“Certamente si stupirebbero molto i bambini che, travestiti da fantasmi, si aggirano in bande gioiose per le strade, la sera del 31 ottobre, andando di casa in casa a chiedere leccornie, un frutto o una moneta, se si dicesse loro che agendo così contribuiscono a salvare le anime in perdizione. Tuttavia è questo il senso simbolico di quei cortei carnascialeschi, dove la gioia ha la meglio sulla tristezza e sull’aspetto sinistro del destino.”
Jean Markale, da “Halloween”, 2005
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“I grotteschi, rumorosi e gioiosi cortei dei bambini durante la sera di Halloween, l’evocazione dei mostri sorti dall’Inferno, delle streghe e dei maghi orribilmente decorati con le loro turpitudini, tutto ciò non è altro che una materializzazione – conscia o inconscia – di ciò che avviene in fondo all’anima di ogni essere umano. È un modo come un altro per esorcizzare, talvolta con il riso e la beffa, sempre con la derisione, il lato tragico del destino umano.”
Jean Markale, da “Halloween”, 2005
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“I bambini interpretano i fantasmi, certo, ma nessun gioco è innocente. Ricevendo qualcosa, su un piano simbolico che li supera, stabiliscono uno scambio fraterno fra il mondo visibile e quello invisibile. Ecco perché le mascherate di Halloween, lungi dall’essere manifestazioni sacrileghe, sono di fatto cerimonie sacre le cui radici affondano nella notte dei tempi.”
Jean Markale, da “Halloween”, 2005
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“Caro grande cocomero, attendo con ansia il tuo arrivo la notte di Halloween. Spero che mi porterai un sacco di regali. Tutti mi dicono che sei un imbroglio, ma io credo in te.
Sinceramente, Linus Van Pelt.”
Charles M. Schulz, “Peanuts”
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Charles M. Schulz
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“[Halloween] è il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell’oscurità.”
Stephen King, in Tim Underwood e Chuck Miller, “L’orrore secondo Stephen King”, 1999
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“Trentun ottobre. Halloween. Giorno di malvagità e tormento, se mai ce n’è stato uno.”
William Bankier, da “L’empio ibrido”, 1963
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“Tutti abbiamo diritto a un bello spavento.”
Leigh Brackett (Vittorio Di Prima), in John Carpenter, Halloween, la notte delle streghe, 1978
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“Abbiamo perso il vero significato di Halloween: la paura. Halloween è quel magico giorno dell’anno in cui si dice ai bimbi che la nonna è un demone che gli prepara uno stufato di ratto con un croccante contorno di crosticine di piaghe. Ai bambini la paura serve. Senza la paura non sapranno vivere. Proverebbero a baciare i grizzly o a trasferirsi a vivere in Florida. Perciò, mamme, niente dolcetto o scherzetto quest’anno. Raccontate questo ai vostri cuccioli: il vostro papà è uno zombie affamato. E poco prima di affilare il suo forcone ha sussurrato a mammina che gli fate venire l’acquolina.”
Sue Sylvester (Jane Lynch), in “Glee”, 2009/15
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Wolfe von Lenkiewicz
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“Malocchio e gatti neri, malefici misteri / il grido di un bambino bruciato nel camino / nell’occhio di una strega, il diavolo s’annega / e spunta fuori l’ombra: l’ombra della strega! / La vigilia d’Ognissanti han paura tutti quanti: / è la notte delle streghe! / (Chi non paga presto piange!)”
Anonimo, filastrocca in John Carpenter, Halloween, la notte delle streghe, 1978
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In evidenza: Foto di Marco Bertorello