Mai visti in vita mia così tanti maestrini e maestrine col dito puntato come una pistola. Sui social, alla tele, in parlamento, sugli autobus, persino in famiglia. Tutti convinti di aver capito tutto, ciascuno con la ricetta in tasca, la soluzione facile, la risposta pronta. Nessuno disposto a svolgere il duro mestiere della conoscenza, a nuotare nel Mare della Perplessità, a masticare l’amaro di un dubbio o a sforzarsi di approfondire l’argomento. Nessuna esitazione, meditazione, rispetto dell’opinione di chi è più competente. L’ha detto Einstein? La scienza? Dio? Stronzate, la verità te la dico io. Tutti mettono la lingua su tutto, nessuno capisce più niente.
È la democrazia, bellezza! No, è deprimente. Una follia. È una dittatura così carogna che le purghe di Stalin in confronto erano carezze. Tra algoritmi e pubblicità martellanti, chatbot che fingono di essere la tua ragazza o il tuo ragazzo, immagini generate dall’IA che trasformano l’inferno di Gaza in Miami Beach (e se t’indigni fai solo il loro gioco potenziandone la diffusione virale) mi sembra che il mondo dispotico immaginato da George Orwell in confronto a questo era il paese dei campanelli, una dittatura da operetta, o quello di Biancaneve e i sette nani con la strega cattiva che, paragonata agli stregoni alla Elon Musk che ci governano e sottomettono, fa tenerezza. Perché il capitalismo non ha più bisogno di metterci la mano nel portafogli e indurci a comprare. Come una piovra occulta ha immerso i tentacoli direttamente nel nostro cervello, generando immagini proprie, impiantandoci colonie di opinioni che si autoriproducono, manipolando la tua e la mia fantasia a un livello così subdolo, malefico, ingannevole da trasformare la nostra vita in una sopravvivenza posticcia e “soprannaturale”. Altro che robot dai quali stare in guardia perché ci stanno rubando i posti di lavoro! Ormai i robot siamo noi e neppure ce ne siamo accorti. Pure io, in questo istante, sono indirettamente schiavo del “padrone”. Se mi leggi, se interagisci, condividi o polemizzi con la mia libera opinione, è “lui” l’unico che ci guadagna, lasciando a noi le briciole di un’illusione: quella di poter leggere o scrivere ciò che ci pare. Che bisogno c’è di fare un colpo di Stato, quando è bastato avvelenare i pozzi della democrazia? Perché dovrebbero mandarci al confino, come il fascismo faceva con i dissidenti? O nei gulag in Siberia? E su quali montagne riparare per fare Resistenza, se hai il cellulare in tasca che ti pedina come un cane poliziotto?
Forse il film di fantascienza che ci aveva visto più a lungo di tutti era l’assurdo “L’invasione degli ultracorpi” di Don Siegel, del 1956, in cui i cittadini venivano rimpiazzati da copie identiche all’originale, ma senz’anima, senza più umanità. C’è una sola possibilità di sopravvivere a questo massacro della civiltà, dove il nemico è invisibile: restare visibili a noi stessi, illuminati nella mente e nel cuore, perché sottrarsi a questo immondo gioco del Domino è ormai praticamente impossibile.
Diego Cugia di Sant’Orsola, dalla pagina Fb “Diego Cugia – Jack Folla”



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