“Fragile come un aquilone
Per le strade di Barrancas
Giocava il piccolo Luchin
Con le manine livide,
con il pallone di stracci,
con il gatto e con il cane,
il cavallo li guardava…”
Victor Jara, da “Luchin”
*****
“Se anche una foglia
seguirà la brezza, –
è già l’autunno…
No, non sono esaltato
da questa frase, vorrei solo dire
che pur una goccia caduta
su questa arida terra,
farà vincere la vita!
… Nella mia infanzia
mi hanno regalato l’arco e la freccia,
e davanti al branco dei vicini
mi sono presentato in veste
di Robin Hood, il cavaliere
che esigeva dagli amici un rispetto.
Ho tirato con l’arco e…
da allora inseguo la freccia.
Nell’inseguirla mi sono imbattuto in voi,
pareva vi avessi già visto da qualche parte…
e ora incrociandomi, mi invitate
a rimanere. Vi ringrazio,
ma come faccio, se perseguo
per tutta la vita la freccia
tirata nell’infanzia?!
È questo il mio dramma,
che mi tocca cercare la freccia
lanciata nello spazio dal piccolo cavaliere.
Ora sono un semplice mortale
e commediante da cortile
con la camicia bianca strappata sul petto.
Dalla casa del padre alla casa del padre –
è questa la traiettoria della mia freccia.
E’ questa la freccia che mi farà
ritornare in Patria.
La inseguo per valli e foreste,
sul marciapiede e sulla pista di decollo,
mi crollano addosso calunnie e pettegolezzi,
ma li ignoro e avanzo tenacemente
finché non comparirà il cartello
con la scritta – ITACA. Welcome!
… Due anni fa mi è successo
in questo percorso che
sono inciampato sulla lastra di marmo e…
frantumato, mi ha sollevato il Cristo.
Guardando la lastra ho visto il nome,
la data della nascita e della morte,- era il tumulo di mia sorella…
Seguivo di nuovo la mia freccia
come un mago seguiva la stella
e non aveva fine la sua gioia
mentre vide con un bambino in mano la Vergine –
la Madre di Dio e la Figlia del proprio figlio.
Rincorrendo la freccia, all’improvviso
mi sono imbattuto in Lei -aveva il corpo di Eva
e la spalla di un vero amico.
A volte mi lanciavano il coltello alla schiena,
a volte i trolls del Sovrano,
talvolta le indecenze di facebook,
talvolta l’ignoranza totale e anche
la letteratura-spazzatura priva del redattore.
Con gli editori locali o esteri
mi chiedevate di rimanere da voi,
ma come faccio a tradire la freccia
scoccata dalla mano di un ragazzino.
Vi racconto la vicenda del nostro cortile:
Nella sede di scolari insufficienti
si è deciso di mettere in scena Amleto,
e quando hanno assegnato le parti,
ognuno nelle proprie scelte,
ho voluto entrare nello spettacolo
in veste di Robin Hood dall’altra pièce.
Questa scelta di vita
da sempre mi accompagna,
è il mio destino ormai
e così sono entrato nel fiume della vita
come allora dall’altra pièce
nello spettacolo del cortile.
P.S.
Secondo la Costituzione
dei cortili della vecchia Tbilisi,
Articolo tredici, comma primo:
il nostro cortile aveva la sua lingua,
la lingua universale,
più universale della lingua inglese,
quella che si capisce
e si palesa senza parole.
In questa lingua respiro e amo…
in questa lingua leggo i libri,
in questa lingua inizio
il poemetto che stamani
ho intitolato:
La terra fertile.”
Dato Magradze (Georgia), “L’arco giocattolo” – Traduzione di Nunu Geladze
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Avrete visto dei Palloni andare – No?
Avrete visto dei Palloni andare – No?
Così solenni ascendono –
Sono come Cigni – che Vi snobbano,
Per Compiti di Diamante –
I loro Fluidi Piedi se ne vanno morbidamente
Su un Mare di Biondo –
Disprezzano l’Aria, come fosse troppo mediocre
Per Creature così rinomate –
I loro Nastri appena fuori vista –
Essi lottano – un po’ – per Respirare –
Eppure la Folla applaude, di sotto –
Non chiederebbero bis – alla Morte –
La Dorata Creatura si tende – e ruota –
Inciampa affannata in un Albero –
Che squarcia le sue vene imperiali –
E precipita in Mare –
La Folla – si ritira con un’Imprecazione –
La Polvere nelle Strade – vien giù –
E i Contabili negli Uffici
Osservano – “Era solo un Pallone”
Emily Dickinson
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Sergei Grigoriev, “Il portiere”, 1949

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Ritratto della mia bambina
“La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo
e dell’estiva vesticciola: “Babbo
– mi disse – voglio uscire oggi con te”.
Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.”
Umberto Saba, “Ritratto della mia bambina”, da “Cose leggere e vaganti“, 1920
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“Nel vecchio stanzino dei giochi,
resto in piedi circondato da cose polverose:
pezzi di scacchi – carte da gioco – cerchi e palloni –
fucili giocattolo, elmetti, spade,
nell’angolo lontano
il servizio da tè per le bambole.
Dove sei, bimba dorata,
che davi il tè alle tue bambole e a me?
La bimba dorata sta invecchiando,
lontana più di Roma o Babilonia
da quando hai passato quegli anni folli.
Lei vive – soffre – scorda.
Nel vecchio stanzino dei giochi,
inutilmente resto in piedi e goffamente
palpo il lucchetto della scatola del tè.
Qual è il problema – potrei guardare dentro,
forse è piena dopo tutto!
Lascia le vecchie cose ai fantasmi del passato;
il mio sciocco cervello rifiuta pensieri,
sperando di piangere sono impazzito.”
John Gould Fletcher, “Lo stanzino dei giochi”, da “Goblins and Pagodas”, 1916 – Traduzione di Stefano Serri
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Nikolay Bogdanov-Belsky, “Le nuove favole”, 1891
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Immagine in evidenza: Pieter Bruegel il Vecchio, “Giochi di bambini”, 1560
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