“Nessuna vacanza è così stranamente gremita di questa che spopola le città, più chiassosa di questa che rende silenzioso il Tritone a mezzogiorno. Non è una festa, è un incantesimo, una malia, una fattura. Irretisce le folle, ispira programmi insensati, o immerge in una torva e diffidente sonnolenza.”
Giorgio Manganelli, da “Improvvisi per macchina da scrivere”, 1989
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“Settimane prima di quel giorno inevitabile, io mi faccio prudente; quando si entra nel rettifilo ferragostano, mi faccio via via cauto, diffidente, mi defilo, mi appiattisco, lavoro di freni e zavorra, inghiotto i documenti personali, comincio a parlare con accento irriconoscibile, sottopongo la mia minuscola anima ad una rapida plastica estetica, e infine mi precipito nel taciturno e pigro vortice del ferragosto: ma in quel momento io sono irriconoscibile, ed ho ogni motivo per dubitare della mia esistenza. La mia sensazione più profonda è che il ferragosto sia la festa del Nulla: e a questa convinzione io mi adeguo.”
Giorgio Manganelli, da “Improvvisi per macchina da scrivere”, 1989
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“Fra tutte le epidemie, i sismi, i tifoni, gli sbarchi di cavallette, le iracondie delle acque, le scarmigliate incursioni delle comete, ciabattanti comari dei cieli; fra tutti i deliqui del pianeta, le epilessie della clorofilla, le depressioni delle catene montane, solo certo e prevedibile resta il ferragosto: tanto prevedibile, che il profeta dell’Apocalisse, intento a cogliere i ritmati zoccoli dei cavalli finali, nemmeno ne parlò, se non forse con i suoi amici osti, bancari e professori.”
Giorgio Manganelli, da “Improvvisi per macchina da scrivere”, 1989
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“Vestito con una camicia bianca mi aggiro leggero e incerto,
mentre sui tavoli si celebra l’aperitivo di ferragosto,
tra sorrisi e parole che volano via.
Nel brindisi finale si scioglie a poco a poco l’estate.”
Fabrizio Caramagna
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“Una cosa bella però la ricordo, una percezione fugace e incantevole, il mondo intorno che pulsa e che luccica, una dilatata e magica brillantezza, come l’immensa luminaria di un esagerato Natale. Niente male, carino, probabile effetto allucinogeno di chissà quale combinazione chimica, ma troppo poco per scambiarlo per una visione mistica, troppo poco per me che sono un laico e mi trovo già spiritualmente demotivato in partenza. Preferisco starmene sdraiato in spiaggia con un bicchiere di sambuca e fissare con gli stessi occhi sgranati di quando ero bambino i fuochi d’artificio che fanno la notte di Ferragosto.”
Gioele Dix, da “Si vede che era destino”, 2010
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Vivian Maier

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“Bene, anche Ferragosto è passato, momento liminale, un valico, il vero capodanno laico: Natale ha i regali, i buoni propositi, le riunioni di famiglia, è tutto organizzato; qui siamo in balia di noi stessi, dispersi in località montane marine o lacustri in attesa di tornare al lavoro. Osserviamo la nostra ombra, il nostro lato oscuro, sentiamo che qualcosa è finito e che un’altra stagione ricomincia.”
Carlo Grande, su “La Stampa”, 2015
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“L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti.”
Pier Paolo Pasolini, da “Lettere luterane”, 1976
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