Tempo di vacanze

“Se la vacanza fosse un libro non sarebbe rilegato, non avrebbe pagine numerate…
poggiato sul davanzale di una finestra aperta,
racconterebbe le storie del vento e del mare.”

Fabrizio Caramagna
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La corriera si fermò in mezzo ai campi
“La corriera si fermò in mezzo ai campi
di Maccarese; l’autista smarrito
chiedeva indicazioni ai passeggeri
sul tragitto rimasto. Era perduto,
il pomeriggio; perso che scendemmo
dalla corriera e facendoci largo
tra il grano arrivammo alla spiaggia
libera. Sparsi e rari gli ombrelloni;
nascondemmo i vestiti in una buca.
In acqua realizzammo con il sale
una per una tutte le ferite.
Alcune piccole, molte invisibili
ma dolorose al tocco e all’unghia; come
ogni verginità di questo mondo.
Sparì l’amica in un tuffo e riemerse
distante. Mi chiamò per poi sparire
ancora e prendermi le gambe e farmi
scivolare sul fondo. La inseguii
fino a una secca, dove centinaia
di pesci agonizzavano spiaggiati;
diversi già in putrefazione, tanto
che al piede si attaccavano gli umori
argentei e i luccichii madreperlacei
delle squame distrutte.
Quanto cielo
da perdere non visto, il nostro; e quanti
giorni da quell’estate? Li hai contati?
La secca è ancora lì che la ritrovi
per quanto i sogni possano saperne.”
Gabriele Galloni, da “L’estate del mondo”, 2019

 

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Meriggio d’estate

 

“Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono, vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio… Quand’ecco da tutti
gli alberi un suono s’accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.”

 

 

Umberto Saba, “Meriggio d’estate”, da “Canzoniere”, 1921

 

 

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Vacanze

“Amo il momento prima del decollo,
senza tempo, senza casa
con soltanto i grigi sedili in vinile
messi in fila come una sequela di
bambole di carta. Presto saremo
chiamati all’imbarco, molto presto
ci sarà la goffa procedura della fila
e dei biglietti perforati—ma per ora
posso osservare queste trasandate famiglie
col loro tubare e litigare
o la ragazza in tacchi alti
che tenta di ignorare il pianto del bambino
e la sua esausta madre in attesa di chiamata
mentre l’atleta, l’enorme mano
addormentata sulla sua sacca, ascolta,
appollaiato come una foca ammaestrata
in attesa di tuffarsi.
Persino il manager solitario
che ha vagato fin qui quest’estate
col suo frenetico itinerario, la ventiquattrore
sulle ginocchia—persino lui
ha lavorato per il piacere di trasportare
non più di un frammento di se stesso
in questa sala d’attesa.
Lui cenerà fuori, lei dormirà fino a tardi,
entrambi lasceranno che il sole li bruci
tutto il giorno felici
—una piccola speranza, un piccolo capriccio
prima che l’altoparlante blateri
e che noi ci alziamo per diventare
il volo 828, che ora s’imbarca all’uscita 17.”

 

1952

 

Rita Dove, “Vacation”; originariamente apparsa su “The New Yorker”, nel 1994, è stata successivamente inclusa nella raccolta “Playlist for the Apocalypse”, pubblicata nel 2021

 

 

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In evidenza: Foto di Ralph Crane


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