Vita di Socrate
Un giorno scoppia la bomba: Socrate ha aperto una scuola per conto proprio.
Lo scandalo fu grande: “Quale impudenza!” dicevano alcuni.
E altri: “All’anima dello sfacciato. Dichiara egli stesso di non sapere niente e pretende persino di tener cattedra”.
Qualcuno scoteva il capo.
“Dove siamo arrivati. Oggigiorno montano in cattedra persino quelli che confessano di nulla sapere”.
“Ma io vorrei sapere che cosa insegna, se non sa niente” osserva qualche altro.
Più d’uno cercò d’informarsi e tornò strabiliato.
“Pare” disse “che insegni l’unica cosa che sa: di nulla sapere.”
“Ma questo lo so insegnare anch’io” dicevano gli altri. “E non c’è bisogno di andare a scuola per impararlo.”
“Anzi, è una cosa che si impara meglio non andando a scuola, che andandoci.”
“E poi cosa interessa agli altri questa nozione? Sono affari suoi. Quando uno ha imparato che Socrate non sa nulla, s’è fatta una bella cultura. Alla larga. Io, i miei ragazzi non li manderei mai a studiare da Socrate.”
Non vi dico poi quel che avvenne quando si seppe che Socrate era stato incluso in una terna per le nuove nomine all’Accademia di Atene e che aveva buone probabilità di esser eletto.
“Be’, sentite, dicevano tutti “finora accoglievano delle nullità, ma adesso addirittura gli ignoranti. Addirittura quelli che confessano d’essere ignoranti, che, anzi, lo proclamano e se ne fanno un vanto”.
Incoraggiati, i genitori, cominciarono a dire:
“È inutile mandare i ragazzi a scuola. Guarda Socrate che carriera ha fatto, senza sapere niente. Che restino somari. Così un giorno li nomineremo professori. E accademici.”
Si dettero perfino casi strani. Un ragazzo disse in famiglia: “Io ho studiato, so molte cose”.
E i genitori: “Non ti far sentire. Vuoi essere bocciato?”.
E a un ospite che si trovava presente alla scena e che, non avendo capito, domandava: “Che cosa ha detto?” risposero per minimizzare: “Niente, niente, ha scherzato”.
Perché ormai Socrate s’era fatta una posizione. Era diventato un’autorità in materia d’insegnamento. Tutti andavano alla sua scuola. E non i primi venuti.
Nomi grossi come case: Platone, uno dei più grandi pensatori dell’antichità, Senofonte. Persino il nobile Alcibiade.
“È una scuola comoda,” dicevano tutti “si ha un titolo di studio con poca fatica. Bisogna sapere che non si sa niente.”
Questo, tutti lo imparavano presto. E poi c’era quella storia che Socrate faceva lezione passeggiando. Il che allettava molti.
“Non c’è nemmeno la noia di stare in classe,” dicevano “si va a spasso e si deve imparare che non sappiamo niente.”
Era la scuola ideale.
Achille Campanile, da “Vita di Socrate”, in “Vite degli uomini illustri”, 1979
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L’immagine in evidenza è tratta dalla locandina del Teatro Vascello di Roma per la lettura “Socrate quell’adorabile rompiscatole”, nel quadro de “La filosofia spiegata ai bambini”, letture del sabato




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