Considerare l’Amore come il frutto dell’unione della povertà con l’arte di arrangiarsi è un’intuizione eccezionale. Basta darsi una guardatina intorno per rendersi conto: il dialogo, la solidarietà umana, il bisogno di agorà, il dividersi ogni giorno le gioie e i dolori, sono tutte prerogative dei popoli poveri, così come la privacy è figlia naturale della ricchezza.
Non appena una comunità raggiunge un alto reddito pro capite, ecco far capolino la difesa strenua del benessere già raggiunto: ognuno si chiude nel suo bunker, comincia a diffidare del vicino di casa e prova persino un senso di fastidio ogni volta che lo incontra in ascensore. Visto da questa angolazione, il “Simposio” anticipa di quattrocento anni il Vangelo e, in particolare, il paradosso del cammello e della cruna dell’ago.
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L’animo dell’uomo ha bisogno di nutrirsi di speranza, così come lo stomaco ha bisogno di cibo. La vita invece spesso è amara e non concede scappatoie ai desideri dei mortali. Alcune verità sono senza alternativa: tutti dobbiamo morire, chi è brutto non potrà mai diventerà bello, chi è vecchio non potrà mai ritornare giovane e chi vive una vita opaca e senza entusiasmi sa che molto difficilmente riuscirà a cambiarla. E allora che fare? Non resta che rifugiarsi nel mistero, evadere nel trascendente. Ed ecco fiorire da ogni parte le favole, i miti, gli extraterrestri, gli oroscopi, le droghe e gli estremismi politici. Appena nasce la domanda sul mercato, subito appare l’offerta: spuntano come funghi gli sfruttatori delle angosce altrui, gli indovini, i capipopolo, gli spacciatori di droga e i venditori dei biglietti della lotteria.
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Mai vista una famiglia ateniese spegnere il televisore per dare inizio a un dibattito. No, mio buon amico, temo proprio che il nostro secolo sia condannato alla passività! Donne che trascorrono la vita in silenzio a guardare la televisione, uomini che vanno a vedere la partita di calcio senza praticare uno sport, ragazzi e ragazze che ballano da soli senza mai sussurrarsi poetiche frasi all’orecchio! Dammi ascolto, o Critone, è la parola il vero dono di Dio, e il dialogo l’unica alternativa che hanno i nemici per evitare la contesa. Beati coloro che parlano, anche quando parlano troppo.
Luciano De Crescenzo, da “Socrate”, 1993
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Nell’immagine in evidenza: Jacques-Louis David, “La morte di Socrate”, 1787 (dettaglio)




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