«A questa irrequietezza devo le più grandi allegrie della mia vita ma anche alcuni grandi dolori, i lutti di cui ho sofferto avendo perduto, negli anni del “movimento”, persone sempre o quasi più giovani di me, “fratelli minori” bensì più coraggiosi e “più esposti” di me.
Con il solo fine di rendere giustizia a chi, troppo presto, gli dèi hanno voluto strapparci, anche se ripercorrere e ripensare a certi volti e a certe esperienze mi ha dato e mi dà molta angoscia».
Goffredo Fofi, da «Senza amici, la vita non è vita», di di Enzo Manes, “Centro Culturale di Milano”, 3 giugno 2022
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“Per uno come me, e magari più intelligente e meno sconcertato di me, la cultura appare oggi come un campo di battaglia ancora possibile, ma fuori da ogni illusione di vittoria e partendo dalla constatazione, per cominciare, di quanto sia stato e sia facile per il potere di servirsi della cultura – che non è mai univoca anche se oggi si è riusciti a farla sembrare tale – cambiando di segno alla sua storia e illudendo milioni di persone che di cultura vivono di una sua forza ancora liberatoria, non evasiva e perfino necessaria. Facendone facilmente dei complici nella manipolazione, nel dominio. È un lavoro, ancora una volta, di cui devono farsi carico minoranze salde nelle loro persuasioni, convinte della necessità e dell’urgenza dell’azione, nauseate dalle compromissioni universitarie e affini, dalla lotofaga insipienza dei predicanti e idealizzanti, degli accettanti.
Da dove partire, da dove ricominciare? Il discorso è aperto, una volta che ci si sia liberati dalle menzogne e illusioni dell’epoca, e riguarda, a mio parere, anzitutto il terreno della scuola, dell’educazione. Di lì si può partire, anche in pochi, convinti che tra maestri e professori (perfino, forse, in qualche angolo appartato dell’università) ci sia ancora qualcuna o qualcuno che crede nelle possibilità liberatorie della conoscenza, della cultura, di una trasmissione, e soprattutto di un metodo di lavoro che dia all’educazione, in senso socratico, la necessità e la dignità che le si è data in passato, da parte anche allora di minoranze non-accettanti.”
Goffredo Fofi, da “Fallimenti”, introduzione a “L’oppio del popolo”, 2019
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