“Non è più magico il mondo. Ti hanno lasciato.
Non condividerai più la chiara luna
né i lenti giardini. Ormai non c’è una
luna che non sia specchio del passato,
cristallo di solitudini, sole di agonie.
Addio alle reciproche mani e alle tempie
che accostava l’amore. Ti resta soltanto
la fedele memoria e i deserti giorni.
Nessuno perde (ripeti vanamente)
se non ciò che non ha, che non ha mai
avuto, ma non basta il coraggio
per imparare l’arte dell’oblio.
Un simbolo, una rosa ti frantuma
e potrebbe ucciderti una chitarra.
Non sarò ormai felice. Forse non importa.
Ci sono tante altre cose in questo mondo;
un istante qualsiasi è più profondo
e diverso dal mare. La vita è corta
e anche se le ore sono lunghe, una
oscura meraviglia è in agguato,
la morte, quell’altro mare, quell’altra freccia
che ci salva dal sole e dalla luna
e dall’amore. L’allegria che mi hai dato
e che mi hai tolto dev’essere cancellata.
Mi resta soltanto la gioia di essere triste,
quella vana abitudine che mi conduce
al Sud, a una certa porta, a un preciso canto.”
Jorge Luis Borges, da “L’altro, lo stesso” (“El otro, el mismo”), 1964 – Traduzione di Milton Fernàndez
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Vorrei credere qualcosa oltre
“Vorrei credere qualcosa oltre,
Oltre che morte ti ha disfatta.
Vorrei poter dire la forza
Con cui desiderammo allora,
Noi già sommersi,
Di potere ancora una volta insieme
Camminare liberi sotto il sole.”
Primo Levi, da “Ad ora incerta”, 1946
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Blues in memoria
“Fermate gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Fate fare cerchi lamentosi agli aereoplani lassù
scrivendo in cielo il messaggio “Lui È Morto”.
Allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzogiorno, la mia mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.
Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotate l’oceano e sradicate il bosco;
perché niente adesso può più servire a qualcosa.”
Wystan Hugh Auden, “Blues in memoria”, da “La verità, vi prego, sull’amore”, 1994 – Traduzione di Gilberto Forti
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In evidenza: Letizia Battaglia, Ritratto di Rosaria Costa, vedova di Vito Schifani, agente di scorta del giudice Giovanni Falcone, 1993
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