Non poteva riconciliarsi.
Ovunque c’erano cose con cui non poteva riconciliarsi.
Nel corpo di un senzatetto ritrovato su una panchina del parco, sotto vari strati di giornali, in una chiara mattina di primavera. Negli sguardi spenti delle persone in metropolitana a tarda sera, che guardano ognuno in una direzione diversa, in piedi spalla sudata contro spalla sudata. Nella coda interminabile di auto con le luci posteriori accese, su una grossa arteria sotto la pioggia battente. Nel susseguirsi dei giorni, lacerati da innumerevoli lame di pattini. Nei corpi umani che si riducono così facilmente in polvere. Nelle battutine sciocche scambiate per dimenticare tutto questo. Nelle parole che si imprimono sulla carta per non dimenticare nulla. E nella schiuma maleodorante che già risale dalle parole.
A volte all’alba, o in piena notte, dopo un lungo periodo di solitudine o convalescenza, in modo del tutto inaspettato, parole incredibilmente limpide e serene le uscivano di bocca come in una sorta di glossolalia, ma era difficile credere che fosse una prova di riconciliazione.
Han Kang, da “L’ora di greco”, 2023 – Traduzione di Lia Iovenitti
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In evidenza: Foto di Fan Ho




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