L’eredità emotiva

L’idea che le persone siano legate l’una all’altra oltre la consapevolezza e comunichino in modalità non verbale è sempre stata oggetto di ricerca psicologica. Diversamente dalla cultura popolare, gli psicologi non riconducono questi aspetti della nostra mente al pensiero magico o a fenomeni soprannaturali, bensì a un concetto di base: l’inconscio.
“Comunicazione inconscia” significa che una persona può comunicare con un’altra senza passare attraverso la consapevolezza e senza intenzione, persino senza che le persone se ne accorgano. Tutto questo ha implicazioni profonde: siamo interconnessi secondo modalità che non riconosciamo appieno né possiamo controllare, e sappiamo, l’uno dell’altro, più di quanto ci rendiamo consapevolmente conto.
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Siamo tutti custodi dell’indicibile
Davanti al dolore, è difficile non sentirsi soli. In un certo qual modo, tutti i sentimenti sono isolati, enigmatici, e noi li trasformiamo, attraverso le parole, in una forma che possiamo condividere con gli altri. Ma le parole non catturano sempre l’essenza dei nostri sentimenti e, in questo senso, siamo sempre soli. Questo è vero soprattutto per quel che concerne il trauma e la perdita. Per sopravvivere, ci distanziamo emotivamente non solo dagli altri ma anche da noi stessi. E piangiamo per la perdita delle persone che amiamo, della vita che avevamo un tempo, del nostro vecchio Sé.
Il lutto è un’esperienza solitaria e privata. Non necessariamente unisce le persone; spesso invece le divide, così da farle ritrovare isolate nel proprio dolore, non riconosciute, incomprese, invisibili. Abbiamo bisogno di un’altra mente che ci aiuti a conoscere la nostra mente, per sentire e digerire la nostra perdita e tutto quello che ci provoca troppa ansia perché si possa avvertirlo: la nostra vergogna, la nostra rabbia, l’identificazione con i morti, la colpa, perfino l’invidia.
Atlas Galit, da “L’ eredità emotiva. Una terapeuta, i suoi pazienti e il retaggio del trauma”, 2022 – Traduzione di Paola Merlin Baretter
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In evidenza: Foto di Gianni Berengo Gardin

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