– Nonno, nonno, mi racconti di quella volta che nel 2026 avete sconfitto il fascismo?
– Ma la sai a memoria.
– Ancora!
– Però poi dormi, birbante.
– Giuro.
– E va bene. Era il 2026 e c’era questa sensazione di fascismo di ritorno: culto della nazione, nostalgia per un ordine gerarchico, individuazione di nemici interni ed esterni, rifiuto del pluralismo. Le solite cose.
– E poi?
– Ecco, di fronte alla gravità della situazione tuo nonno e i suoi amici sai che hanno fatto?
– Cosa?
– Hanno minimizzato.
– Davvero?
– Per prima cosa non lo abbiamo chiamato fascismo perché è una parola sciocca e anacronistica! Il fascismo è ben altro!
– Infatti!
– Siamo andati lì a muso duro, di fronte a questi figuri, e abbiamo urlato: fascismo! Che paroloni! Non esageriamo! Così gli abbiamo detto!
– Bravo nonno!
– E quando la polizia s’è messa ad ammazzare la gente sai che abbiamo fatto?
– Cosa?
– Ci siamo sentiti superiori alla faccenda.
– Che tempra!
– E poi, pensa, c’era questo generale che voleva prendere il potere con una propaganda fascista.
– Tipo Pinochet?
– Eh no! No, cazzo! Pinochet era un generale che voleva prendere il potere con una propaganda fascista, questo invece era un generale che voleva prendere il potere con una propaganda fascista! Abbiamo capito la differenza.
– Eh, che occhio.
– Però a un certo punto se n’è uscito con esternazioni assolutamente improbabili che esaltavano la violenza, lo squadrismo e il vigilantismo.
– E allora voi?
– Noi ci abbiamo riso su! Eddai, mica puoi pigliare sempre tutto sul serio! E fattela una risata ogni tanto! Pensa che c’era un video in cui letteralmente riceveva un fascio dalla Meloni, però noi abbiamo capito che…
– Il fascismo è un’altra cosa!
– Bravissimo, amore di nonno. Che poi sarebbe tutta pubblicità parlarne, meglio ignorarlo. Perché queste cose storicamente, se le ignori, scompaiono da sole.
– Astuti.
– Ma quando la faccenda è diventata veramente insostenibile, quando sono diventati inquietanti oltre che grotteschi, una frase ci è scaturita naturalmente dal cuore. La frase che è diventata il simbolo della nostra lotta senza quartiere contro questo cancro.
– Che frase?
– Ma zi’, ma te pare?
– Uau.
– Ogni volta che ci veniva il dubbio: ma non è che si sta sviluppando una pericolosa deriva reazionaria guidata dall’America trumpiana dove in politica è diventato possibile dire e fare qualsiasi cosa? Tutti in coro, nelle piazze e nelle strade: ma zi’, ma te pare?
– Bellissimo.
– Eh, sono stati anni gloriosi. Anni in cui avevamo capito cosa c’era in gioco: la possibilità che il fascismo si infiltrasse nel tessuto sociale, mescolandosi ad atteggiamenti, modi di fare e di pensare, senza che neppure ce ne accorgessimo fino a renderlo quotidiano e quindi tollerabile.
– Però lo avete sconfitto.
– Certo.
– Che bella storia, nonno.
– Adesso dormi.
– Buonanotte nonno.
– Buonanotte.
– Ah, nonno.
– Cosa?
– A noi!
– A noi, tesoro!
Nicolò Targhetta, da “Non è successo niente”
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