Morte di un apicultore

C’era una quantità di cose che andavano fatte l’autunno scorso agli alveari, nuove rivestiture in legno, nuovi fori di volata in alcuni, riparazioni di arnie, installazioni di materiale isolante, che per qualche incomprensibile ragione non mi sono mai risolto a fare. Non riesco a capire esattamente perché. Per qualche oscuro motivo, dovevo essere molto inerte e passivo l’autunno scorso. Grazie al cielo ora che siamo alla fine di gennaio pare che sarà un inverno mite, quasi da record. Piove giorno dopo giorno e io me ne sto immobile a letto un po’ più a lungo del consueto nell’oscurità invernale, solo per il gusto di ascoltare il rumore della pioggia sul tetto. Ma supponiamo che in febbraio venga di colpo a far freddo? Come diavolo faccio allora? Gli alveari sono zuppi d’acqua nelle strutture di legno, la carta catramata sui tetti è rotta in diversi punti. Le api finiranno sicuramente per morire assiderate. Come punizione per la mia pigrizia dell’autunno scorso mi ritroverò privato di tre o quattro sciami. Da un punto di vista economico non avrà grande rilievo, dal momento che finalmente ho ottenuto un aumento della sovvenzione comunale per l’alloggio, ma sono esseri viventi che muoiono e questo in qualche modo mi fa male.
[…]
Quando muore uno sciame si prova più o meno la stessa sensazione di quando muore un animale domestico. E’ una personalità di cui si avverte la mancanza, quasi come un cane o per lo meno come un gatto. Di fronte a una singola ape morta si è del tutto indifferenti; la si scopa via, semplicemente.
Il fatto curioso è che le api hanno esattamente lo stesso atteggiamento. Una così totale mancanza d’interesse per la morte altrui non si trova in molte altre specie animali. Se io schiaccio un paio di api nell’inserire un po’ troppo distrattamente un’arnia, le altre le trascinano via quasi come se si trattasse di pezzi meccanici rotti. Ma anzitutto si occupano sempre del miele, se ce n’è.
Pensate se anche le api stesse la vedono così? Che è nello sciame che esiste l’individualità, l’intelligenza.
Ci sono sciami dalla personalità molto marcata. Ci sono sciami pigri e zelanti, aggressivi e miti. Ne esistono persino di frivoli e bohémien, il cielo sa se non esistono sciami dotati di senso dell’umorismo e sciami che ne sono privi.
Guardateli quando sono presi dalla febbre di sciamare! Esattamente come un essere umano nervoso, insofferente, capriccioso. Un pessimo amante, senza alcuna pazienza. E la singola ape è altrettanto impersonale di un bullone o di una vite nel meccanismo d’un orologio.
Lars Gustafsson, da “Morte di un apicultore”, 1989 – Traduzione di Carmen Giorgietti Cima
*
In evidenza: Tacuinum Sanitatis (XIV secolo), particolare del codice conservato presso la Biblioteca Casanatense di Roma

Dalla stessa sezione

Lascia un commento